Viterbo: un cuore medievale circondato dalle terme

di admin
Cattedrale di San Lorenzo

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76 giorni…tanto ci è voluto per poter tornare a “viaggiare” da quando sono rientrato dal mio ultimo week-end fuori; questo interminabile periodo ha visto un solo padrone incontrastato: la follia collettiva. La famosa “pandemia” ed i governi di tutto il mondo hanno rigirato il cervello di quasi tutti arrivando a provocare danni indotti che, al loro confronto, quello sanitario è da considerarsi basso. Frontiere chiuse come in guerra, obbligo quasi totale di rimanere chiusi dentro casa minacciati da multe pesantissime e denunce penali, attività commerciali e posti di lavoro generici completamente chiusi, aerei a terra e chi più ne ha più ne metta. Il tutto nel più totale menefreghismo nei confronti di milioni di persone che solo nel prossimo futuro saranno a rischio povertà. Chi sta leggendo queste righe penserà che io sia un pazzo scatenato o un insensibile (tranquilli, ci sono abituato ormai…), ma non è così: i dati del sito worldometers.info parlano chiaro: ad oggi ci sono stati 342.000 casi di morti per Covid-19. Non sono affatto pochi ed il problema esiste ed è da affrontare, ma nello stesso periodo spuntano anche 3.261.000 morti di cancro, 1.985.000 morti per cause legate al fumo, 993.000 morti per cause legate all’alchol, 389.000 vittime della malaria e ben 425.000 suicidi. Basta vedere questi numeri per capire che il coronavirus è stato ampiamente sopravvalutato e che le misure prese sono state totalmente esagerate. Da quando ho memoria sento parlare di malaria e, visitando certi paesi, ho fatto a mia volta la profilassi anti-malarica; nonostante esista un modo per difenderci si registrano ad oggi 57.000 morti in più rispetto al Covid-19 e ciò accade ogni anno da sempre, non solo nel 2020. Non mi risulta che il mondo sia mai andato in lockdown per la malaria, o sbaglio? Invece di spendere miliardi di euro per comprare gel disinfettante e mascherine inutili perchè non si è cercato di aiutare le 425.000 persone che si sono tolte la vita fino ad oggi, sicuramente per problemi ben più gravi di un coronavirus? Potrei andare avanti per ore ed ore ancora, ma tanto la risposta a tutte le domande che mi porrei è sempre una sola: non lo so. Quello che so è che il mondo è impazzito. Ad oggi la situazione è ampiamente migliorata (non certo per le misure prese, ma perchè il tempo passa e con esso tutto si normalizza) ed il confine del “lager” si è esteso alle regioni di residenza. Dopo 70 giorni in cui si poteva uscire solo possedendo un pezzo di carta con scritta una valida giustificazione da dare alla polizia disseminata ovunque ci hanno concesso la grazia e ci hanno permesso di riprendere almeno il turismo locale. Ovviamente non ho potuto resistere alla tentazione ed ho deciso di organizzare una giornata a Viterbo, città nella quale sono stato decine di volte per svariati motivi ma che non conosco affatto. Il suo handicap è sempre stato quello di essere troppo vicina a casa mia e ciò non l’ha mai resa una meta dei miei viaggi sgangherati in giro per il mondo. Questa pandemia una cosa buona l’ha fatta: mi ha dato la possibilità di setacciare come più so fare quella che per me è la località più bella del Lazio dopo Roma. Pare che Viterbo abbia il centro medievale più vasto d’Europa, oltre a una serie di fonti termali una più bella dell’altra delle quali ho usufruito spesso in passato e continuerò a farlo quando potremo tornarci. Ci tengo a precisare che nel post che seguirà non si parlerà di terme per ovvi motivi, ma “solo” della città. Dopo questa lunga ma doverosa premessa vediamo com’è andata.

Sabato mattina: mi alzo alle 6:50 e non ho paura di ammettere che è più di un mezzo trauma; dopo mesi di telelavoro durante i quali mi sono sempre svegliato alle 8:55 per prendere servizio alle 9:00 (per non parlare del periodo di cassa integrazione parziale…) ho perduto ufficialmente tutta la mia abitudine alle “levatacce” maturata dopo anni di piacevoli sacrifici. Vado a prendere la metro che trovo vuota come non mai e dal momento in cui salgo sul mezzo pubblico inizia l’odissea della mascherina. Raggiungo la stazione Tiburtina dove mi aspetta un treno regionale in partenza alle 8:38 che, in circa un paio d’ore, mi conduce nel capoluogo della “Tuscia”, nome della zona dell’alto Lazio della quale Viterbo è la città più importante, anche se nelle immediate vicinanze ci sono tantissime altre perle degne di essere scoperte una ad una. Esco dalla stazione “Porta Romana” e finalmente posso estirpare quella maledetta mutanda dalla mia faccia che non rimetterò più per le prossime ore, ovvero fino al tragitto di ritorno. E’ una giornata meravigliosa di fine maggio ed il sole è altissimo nel cielo, un vero piacere per gli occhi e per la pelle che può finalmente tornare a godere dei suoi raggi. Prendo la mappa studiata da casa e decido di iniziare il giro. Oggi sarò sicuramente più lento rispetto ai miei ritmi di sempre per un motivo: sabato scorso ho spinto un po’ troppo durante l’allenamento ed il mio ginocchio sinistro me l’ha fatto notare; da allora mi fa abbastanza male, ma non avrei rinunciato a partire per nulla al mondo, così stringo i denti e procedo. Il riposo va bene, ma se certe parti del corpo non si riabituano a lavorare come si deve non si guarisce più, per cui dopo quasi una settimana in cui sono stato fermo è il momento di reagire. Il primo punto di interesse è la “Chiesa di San Pietro” sulla quale è appeso il solito stupido cartello che dice che andrà tutto bene. Di fronte, l’ingresso nel centro storico circondato da imponenti e bellissime mura è assicurato da “Porta San Pietro”.

Chiesa di San Pietro

Chiesa di San Pietro

Porta San Pietro

Porta San Pietro

Da qui in poi entro in un mondo a parte che sembra tornato indietro nel tempo per secoli e secoli, caratterizzato da strade pavimentante da sampietrini; la presenza delle automobili parcheggiate rovina moltissimo questa atmosfera. Svolto a sinistra e la passeggiata mi conduce fin davanti alla “Chiesa di Sant’Andrea”. Una ulteriore deviazione mi porta fino al “Parco del Paradosso”, area verde all’interno della quale spicca una particolare fontana purtroppo non funzionante.

Chiesa di Sant'Andrea

Chiesa di Sant’Andrea

Fontana del Parco del Paradosso

Fontana del Parco del Paradosso

Ciò che viene dopo mi gratifica di più: la “Fontana del Piano” è regolarmente in servizio e non perdo occasione per fotografarla. Per arrivare alla “Chiesa di San Carlo” devo superare una fila abnorme di persone che attendono di entrare in un bugigattolo dove, probabilmente, si vendono prelibatezze tali da giustificare tanta folla. Per tornare sulla via principale uso la stradina parallela evitando così di ripassare in mezzo a quella gente che mi ha guardato malissimo perchè il mio volto era libero mentre loro sono stra-coperti di mascherine (sempre) e guanti (in alcuni casi) anche se all’aperto non ne esiste l’obbligo. Esco dal centro storico attraverso la “Porta di Pianoscarano” che è molto meno scenica rispetto alla precedente.

Fontana del Piano

Fontana del Piano

Chiesa di San Carlo

Chiesa di San Carlo

Porta di Pianoscarano

Porta di Pianoscarano

Dopo circa 850 metri ho motivi per cambiare idea: la “Porta di Valle” è tutt’altra cosa e quindi degna di nota. Un’altra passeggiata, stavolta seguendo Via Sant’Antonio, mi porta in una zona particolarmente bella della città: Piazza San Lorenzo. Qui si affacciano tre elementi importantissimi che sono (da sinistra verso destra) il “Palazzetto di Valentino della Pagnotta”, la “Cattedrale di San Lorenzo” col suo particolare campanile ed il “Palazzo dei Papi”. Quest’ultimo è visitabile e proprio da oggi riapre i battenti al costo speciale di 7 euro (in genere l’ingresso costa 9 euro). La parte più interessante è rappresentata dalla Sala del Conclave; la storia è di quelle clamorose e quindi da raccontare più brevemente possibile: nel 1268 morì papa Clemente IV° ed a Viterbo ebbe inizio il normale confronto fra i cardinali per l’elezione del nuovo pontefice. Purtroppo in quel periodo le tensioni tra i porporati erano altissime e in nessun modo riuscivano a trovare un accordo. Le cose andarono per le lunghe in maniera incredibile: passarono giorni, settimane, mesi ed addirittura anni senza che uscisse la tanto attesa fumata bianca. I cittadini viterbesi iniziarono a perdere la pazienza ed a prendere le dovute contromisure per mettere un po’ di pepe nel sedere agli alti prelati: dapprima li chiusero dentro al Palazzo dei Papi, poi ridussero di molto i loro viveri ed alla fine tolsero il tetto al palazzo stesso. Queste buone maniere servirono ad eleggere Gregorio X° dopo ben 1.006 giorni di sede vacante (record assoluto) e dopo la fine del primo vero conclave della storia delle Chiesa.

Porta di Valle - panoramica

Porta di Valle – panoramica

Porta di Valle - dettaglio

Porta di Valle – dettaglio

Palazzetto di Valentino della Pagnotta

Palazzetto di Valentino della Pagnotta

Cattedrale di San Lorenzo

Cattedrale di San Lorenzo

Riprendo il cammino e, nella vicina “Piazza delle Morte” trovo l’omonima fontana (il suo primo nome, poi cambiato, fu Fontana di San Tommaso); a pochi passi di distanza è la volta della “Chiesa di Santa Giacinta Marescotti”. Vengo abbordato da un venditore di escursioni che mi indica la visita alla “Viterbo Sotterranea”, ma declino educatamente l’invito. Seguo Via dei Pellegrini e raggiungo Piazza del Gesù: qui trovo la piccola “Chiesa di San Silvestro” (peccato per il sole contrario che mi impedisce una foto di qualità), la “Torre del Borgognone” e l’immancabile fontana, un vero e proprio “must” per Viterbo.

Fontana della Morte

Fontana della Morte

Chiesa di Santa Giacinta Marescotti

Chiesa di Santa Giacinta Marescotti

Chiesa di San Silvestro

Chiesa di San Silvestro

Torre del Borgognone

Torre del Borgognone

Fontana di Piazza del Gesù

Fontana di Piazza del Gesù

Il giro tra le belle e storiche viuzze prosegue senza sosta: la “Chiesa di Santa Maria Nuova” mi degna in pieno della sua presenza, mentre la vicina “Chiesa di San Giovanni Battista” (o del Gonfalone) è talmente incassata tra gli edifici limitrofi da poter essere solo guardata e non immortalata causa mancanza di spazio utile. Da qui in avanti è bellissimo anche solo guardarmi intorno, tanto è particolare l’atmosfera che questo posto regala. Passo dopo passo raggiungo la “Chiesa di San Pellegrino” che ha nelle immediate vicinanze il “Museo del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa”. La mia direzione ha poi come obiettivi il “Monastero della Visitazione” e la “Chiesa di Sant’Orsola”.

Chiesa di Santa Maria Nuova

Chiesa di Santa Maria Nuova

Chiesa di San Pellegrino

Chiesa di San Pellegrino

Monastero della Visitazione

Monastero della Visitazione

Chiesa di Sant'Orsola

Chiesa di Sant’Orsola

E’ il momento di dare attenzione alla “Fontana Grande”, opera che dà il nome alla piazza nella quale è ubicata. Sulla stessa area si affaccia la “Chiesa dei Santi Giuseppe e Teresa”, caratteristica perchè tutta colorata di rosa. Su Via Aurelio Saffi, traversa di Via Camillo Benso Conte di Cavour, avrei la possibilità di ammirare “Casa Poscia”, ovvero un edificio molto antico ed ancora oggi curato in maniera perfetta; purtroppo però un bar della zona ha deciso di piazzare dei tavolini (con clienti dediti alle consumazioni) proprio nella traiettoria del palazzetto e questo non mi ha permesso di portarlo nell’album dei ricordi.

Fontana Grande

Fontana Grande

Chiesa dei Santi Giuseppe e Teresa

Chiesa dei Santi Giuseppe e Teresa

Piazza del Plebiscito si apre alla fine della strada e, tranne per una piccola parte deturpata dai lavori di ristrutturazione, è sicuramente un belvedere. Tutti e quattro i lati che ne compongono il perimetro sono occupati da edifici interessanti. Alla mia sinistra c’è il “Palazzo della Prefettura”, di fronte ed alla mia destra c’è il “Palazzo dei Priori” (detto anche Palazzo Comunale) che nelle foto che seguono appare non completo proprio a causa delle impalcature che preferisco non fotografare, mentre dietro di me c’è la “Chiesa di Sant’Angelo in Spatha”. Purtroppo causa Covid-19 non è possibile entrare nel Palazzo dei Priori per ammirare la bella fontana presente subito dopo il portone di ingresso; si consuma così l’ennesimo bel regalo di questa umana follia.

Palazzo della Prefettura

Palazzo della Prefettura

Palazzo dei Priori - vista parziale 1

Palazzo dei Priori – vista parziale 1

Palazzo dei Priori - vista parziale 2

Palazzo dei Priori – vista parziale 2

Chiesa di Sant'Angelo in Spatha

Chiesa di Sant’Angelo in Spatha

Via Roma mi conduce in Piazza delle Erbe dov’è ubicata la “Fontana di Santo Stefano”; più avanti dedico la mia attenzione alla “Chiesa di Santa Maria del Suffragio” che mi si presenta illuminata dal sole in malo modo. Fatto ciò torno indietro su Piazza del Plebiscito e cambio direzione. Scendo una scalinata per poter godere della vista della strana “Chiesa Santa Maria della Salute” e ringrazio sentitamente il vandalo di turno che, anche stavolta, ha deciso di parcheggiare la sua auto rovinando parzialmente il mio scatto; ormai in questo pianeta non esiste un singolo centimetro quadro non occupato da qualcuno o da qualcosa. Lo stesso discorso vale per la vicinissima “Statua di Maria Assunta”, la cui base è spudoratamente utilizzata da un locale di zona per pubblicizzare la sua attività. Subito dietro posso osservare la “Chiesa di San Giovanni Battista degli Almadiani” ed il “Monumento-Fontana al Paracadutista d’Italia”. L’altro lato della carreggiata è caratterizzato dalla presenza del “Monumento ai Caduti della Patria” costruito all’interno di una piazzetta.

Fontana di Santo Stefano

Fontana di Santo Stefano

Chiesa di Santa Maria del Suffragio

Chiesa di Santa Maria del Suffragio

Chiesa Santa Maria della Salute

Chiesa Santa Maria della Salute

Statua di Maria Assunta

Statua di Maria Assunta

Chiesa di San Giovanni Battista degli Almadiani - fronte

Chiesa di San Giovanni Battista degli Almadiani – fronte

Chiesa di San Giovanni Battista degli Almadiani - panoramica

Chiesa di San Giovanni Battista degli Almadiani – panoramica

Monumento-Fontana al Paracadutista d'Italia

Monumento-Fontana al Paracadutista d’Italia

Monumento ai Caduti della Patria

Monumento ai Caduti della Patria

Cammino per un centinaio di metri circa su una strada che ha un parcheggio a pagamento alla mia sinistra ed arrivo su quello che posso definire come il balcone su Valle Faul e su Colle del Duomo: la vista è sicuramente degna di nota. Scendo nel Parco di Valle Faul (si possono utilizzare sia le scale che un ascensore gratuito) appositamente per vedere la singolare opera chiamata “Risveglio” di Seward Johnson, poi torno sui miei passi per affrontare una leggera salita che mi porta di fronte alla bella “Chiesa della Trinità”.

Vista su Valle Faul e Colle del Duomo

Vista su Valle Faul e Colle del Duomo

Risveglio di Seward Johnson

Risveglio di Seward Johnson

Chiesa della Trinità

Chiesa della Trinità

Il mio giro continua e la ricerca dei prossimi punti di interesse è molto breve: si tratta della “Chiesa dei Santi Faustino e Giovita” e della “Fontana di San Faustino”. Viale Bruno Buozzi mi dà la possibilità di vedere la piccola “Chiesa del Sacro Cuore di Gesù”, la cui facciata è parzialmente coperta dalle fronde poco curate degli alberi che si trovano in loco. Pochissimi minuti ancora ed ho alla mia sinistra lo “Stadio Comunale Enrico Rocchi”, casa della Viterbese (la squadra milita dignitosamente in serie C); purtroppo l’impianto è chiuso e non posso entrare a dare un’occhiata, ma me lo aspettavo. Studio comunque la situazione guardandomi intorno e trovo una soluzione per salire qualche metro più in alto, posizione utile che mi fa fotografare almeno la tribuna centrale dell’impianto sportivo, anche se l’immagine non ha qualità eccelsa. Una volta fatto colgo l’occasione per visitare “Prato Giardino”, altro cuore verde della città della Tuscia che oggi mi sopporta. Oltre alle classiche aiuole ed ai vialetti (il tutto, devo ammetterlo, non è molto curato) noto alcune statue di personaggi storici italiani a casaccio ed un mini-laghetto le cui fontanelle sono palesemente alimentate con dei tubi da irrigazione domestica (sigh…).

Chiesa dei Santi Faustino e Giovita

Chiesa dei Santi Faustino e Giovita

Fontana di San Faustino

Fontana di San Faustino

Chiesa del Sacro Cuore di Gesù

Chiesa del Sacro Cuore di Gesù

Stadio Enrico Rocchi - Tribuna Centrale

Stadio Enrico Rocchi – Tribuna Centrale

Monumento a Cesare Dobici

Monumento a Cesare Dobici

Monumento a Giuseppe Garibaldi

Monumento a Giuseppe Garibaldi

Monumento a Camillo Benso Conte di Cavour

Monumento a Camillo Benso Conte di Cavour

Monumento a Giuseppe Mazzini

Monumento a Giuseppe Mazzini

Monumento a Vittorio Emanuele II°

Monumento a Vittorio Emanuele II°

Mini-laghetto di Prato Giardino

Mini-laghetto di Prato Giardino

Esco dal parco pubblico e non posso non vedere un nuovo accesso al centro storico cittadino che avviene stavolta da “Porta Fiorentina”. Superata questa soglia si apre uno spazio davvero elegante che ha come protagonista principale la “Fontana di Piazza della Rocca”; ciò che impressiona è il colpo d’occhio globale, cosa che una foto non può mostrare appieno. Il vicino “Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz” (oggi chiuso) ha un ingresso davvero anonimo ed insignificante. Fortunatamente non è la stessa cosa per la “Basilica di San Francesco alla Rocca”; completa l’offerta di quest’area il “Memoriale al 3° Reggimento Granatieri di Sardegna”.

Porta Fiorentina

Porta Fiorentina

Fontana di Piazza della Rocca

Fontana di Piazza della Rocca

Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz - ingresso

Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz – ingresso

Memoriale al 3° Reggimento Granatieri di Sardegna

Memoriale al 3° Reggimento Granatieri di Sardegna

Basilica di San Francesco alla Rocca

Basilica di San Francesco alla Rocca

Alla fine di Via Giacomo Matteotti svolto a sinistra per ritrovarmi faccia a faccia col candido “Teatro dell’Unione”. Nella medesima zona sosta timidamente la piccola “Chiesa di San Marco”, mentre qualcosa di molto più grande e particolare mi attende alla fine di una traversa: sto parlando del “Santuario di Santa Rosa”, patrono della città. Faccio una digressione per ricordare che la sera del 3 settembre di ogni anno si svolge la cosiddetta “Macchina di Santa Rosa”: una raffigurazione della beata alta ben trenta metri e pesante cinquantuno quintali viene trasportata da cento uomini per le vie buie del centro; non ho mai avuto il piacere di assistere a tale evento, ma già immagino che sarà affollato tanto quanto è sentito dai locali, in pratica una vera bolgia.

Teatro dell'Unione

Teatro dell’Unione

Santuario di Santa Rosa

Santuario di Santa Rosa

Attraverso “Porta San Marco” e sono nuovamente fuori dal centro storico; punto dritto verso un trittico di elementi da vedere, due religiosi ed uno storico. Mi riferisco alla “Chiesa di Santa Maria del Paradiso”, alla “Parrocchia Santa Maria dell’Edera” ed alla “Fontana del Crocefisso” (quest’ultima risalente addirittura al 1540). Faccio marcia indietro e poi cammino su Viale Raniero Capocci costeggiando le mura cittadine fino ad arrivare alla “Porta della Verità”. Immortalarla non è proprio un gioco da ragazzi perchè è ubicata in un avvallamento rispetto al piano stradale, per cui mi devo inventare una mezza magia scattando la foto stando in ginocchio addirittura all’interno di un sottopassaggio pedonale, ma alla fine riesco nel mio intento. Rientro nel dedalo delle vie cittadine ed osservo la “Fontana di Piazza Dante”. Mi va un po’ meno bene con la “Chiesa di San Giovanni in Zoccoli” che ha la facciata quasi appiccicata ad altri edifici, perciò devo desistere e la sola cosa cosa che posso fare è guardare.

Porta San Marco

Porta San Marco

Chiesa di Santa Maria del Paradiso

Chiesa di Santa Maria del Paradiso

Parrocchia Santa Maria dell'Edera

Parrocchia Santa Maria dell’Edera

Fontana del Crocefisso

Fontana del Crocefisso

Porta della Verità

Porta della Verità

Fontana di Piazza Dante

Fontana di Piazza Dante

Supero Porta della Verità nella direzione opposta e, dall’altro lato della carreggiata, osservo il palazzo che ospita il “Museo Civico Luigi Rossi Danielli” e la “Chiesa di Santa Maria della Verità” posti uno accanto all’altra. Proseguo su Viale Raniero Capocci e stavolta la fermata la faccio nei pressi di “Porta Romana”, altra via di accesso che ammiro per il tempo necessario. A due passi (zona interna) trovo la “Chiesa di San Sisto” che ovviamente non mi faccio sfuggire, mentre circa duecento metri all’esterno ho modo di vedere la “Chiesa di Santa Maria in Gradi” che, a mio modesto parere, ha passato momenti migliori e sembra in stato di abbandono.

Museo Civico Luigi Rossi Danielli

Museo Civico Luigi Rossi Danielli

Chiesa di Santa Maria della Verità

Chiesa di Santa Maria della Verità

Porta Romana

Porta Romana

Chiesa di San Sisto

Chiesa di San Sisto

Chiesa di Santa Maria In Gradi

Chiesa di Santa Maria In Gradi

Guardo la mappa e vedo che non  ci sono punti di interesse mancanti, così do un’occhiata all’orologio e vedo che sono le 17:30; non poteva andare meglio di così perchè alle 18:10 avrò il treno del ritorno con direzione Roma. Alla fine il dolore al ginocchio ha dettato il ritmo della giornata, ma ne ero sicuro ben prima della partenza. Una cosa però la posso dire: col senno di poi, già la mattina successiva il fastidio si è molto affievolito ed oggi (dopo ulteriori ventiquattro ore) se n’è andato del tutto. Confermo quindi ancora una volta ciò che ho scritto all’inizio del post: nella vita ho imparato che avere cura di noi stessi è importante, ma senza esagerare; se il corpo lo si abitua alle sole moine non guariremo mai dai fastidi e dagli acciacchi. Serve sempre la giusta via di mezzo tra il bastone e la carota, anche se ciò provoca dolore…perchè è ormai risaputo che senza sforzo si ottengono solo i calci nel sedere (questi ultimi sono sempre gratis ed abbondanti). Passo gli ultimi venti minuti nella zona che si trova all’interno di Porta Romana (poco prima ho scorto una botteguccia 24 ore che mi è utile per comprare qualcosa di fresco da bere), giusto per non stare fermo a far niente; poi all’orario corretto mi porto al binario numero tre della stazione, mi maschero come si fa durante il Carnevale e salgo sul convoglio. Ma questa tratta non va liscia come quella di stamattina: a Vetralla l’altoparlante ci comunica che, causa guasto alla linea ferroviaria, il treno avrà un sostanzioso ritardo ed infatti è così. Tra un problema e l’altro scendo a Valle Aurelia alle 21:20, cioè 75 minuti dopo l’orario previsto. Da lì prendo la metro A (per fortuna abbastanza vuota e con un posto a sedere tutto per me) e poi la macchina ad Anagnina dove la giornata si conclude.

Viterbo merita assolutamente di essere visitata e mi vergogno per averlo fatto come si deve quasi solo perchè costretto dalla pandemia e dai confini regionali chiusi. E’ una città molto antica che, nonostante non sia enorme, ha di tutto ed anche di più. In questa occasione non ne ho parlato, ma non sono proprio tantissime le località che possono vantare delle fonti termali di tale livello, tanto per nominare una caratteristica distintiva. Ogni passo nel centro storico porta il turista a girare la testa più che può perchè c’è sempre qualcosa da vedere, sia che si parli di ampie piazze che di strette viuzze. Per quanto mi riguarda credo proprio di aver fatto un giro completo ed esaustivo e sono soddisfatto che sia stata proprio questa città dell’alto Lazio a farmi ricominciare a vivere dopo la schiavitù imposta dallo stato. Invito chiunque sia arrivato a leggere fino a qui a visitare Viterbo, magari (se ce lo permetteranno di nuovo…) usufruendo delle sue calde e benefiche acque per un sano relax dopo una bella passeggiata nel passato.

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