Livorno: chi dice che un c’è nulla un capisce ‘na sega

di admin
I fossi visti da Piazza della Repubblica

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Il titolo del post è ovviamente goliardico e non vuole offendere nessuno. Ho scelto di proposito di scriverlo in dialetto perchè Livorno è la mia città; a settembre saranno vent’anni esatti da quando mi sono trasferito a Roma, ma questo non cancella la realtà delle cose e non farò mai nulla che possa cambiarla. La mia è una provocazione bella e buona perchè Livorno è continuamente messa in un angolino da tutti: troppo bello è il resto della Toscana per poter dedicare anche solo una giornata (o anche mezza) a quella strana città portuale che si dice non abbia nulla da offrire; troppo bella è quella piazzetta con una torre strampalata (perchè frutto di un madornale errore di costruzione su di un terreno non adatto che da possibile tragedia annunciata si è trasformato in miracolo ed in possibilità turistico-economiche infinite) di quella località distante una quindicina di kilometri per dover vedere dell’altro in zona. I numeri dicono che su un totale di 7.914 comuni in Italia, Livorno sia il venticinquesimo per numero di abitanti e già questo non mi sembra poi un dato insignificante. Nel corso del post spero di far ricredere gli scettici illustrando con parole ed immagini tutto ciò che la gente probabilmente non conosce. Ma l’oggettività deve sempre prevalere sul campanilismo e tutto non può essere solo rose e fiori, perciò mi pare giusto rimarcare anche due punti che reputo negativi: il primo è che la presenza dell’Accademia Navale della Marina Militare sia considerata un vanto; per quanto mi riguarda è risaputo che sono contro l’uso delle armi in ogni circostanza possibile, sono un obiettore di coscienza convinto della scelta fatta che, se potessi tornare indietro a quel preciso momento, ripeterei altre mille volte. Credo che tutto quello spazio occupato dalla suddetta struttura sia sprecato, così come le risorse spese per mantenerlo in piedi. Il secondo è che la crisi industriale degli ultimi anni ha generato enormi difficoltà ad una popolazione che, di fatto, viveva per l’attività del fiorente cantiere navale e del porto in generale. Con pazienza si sta cercando di convertire tutto aumentando l’impatto dei settori commerciale e turistico, ma non è un processo facile e soprattutto serve tempo. Questo però spiega la presenza di lavori edili importanti che per fortuna avvengono in un’area molto circoscritta che non disturba affatto i visitatori. Alla fine dei giochi mi sono messo a pensare che in questo blog ho già scritto racconti di viaggio su centinaia di località nel mondo, ma non ho mai dedicato niente alla mia città; colgo quindi l’opportunità per tornare a fare un giro come si deve dalle mie parti e per dare una mano, nel mio piccolo, a far conoscere una zona d’Italia dall’animo sì dannatamente popolare (anche questo ha il suo fascino se lo si sa cogliere). che è si patria prediletta di coloro che usano la bestemmia come intercalare, ma che allo stesso tempo ha dignità da vendere e che merita di avere il giusto spazio nel panorama sia regionale che nazionale.

Sabato mattina: Per arrivare a Livorno da Roma in un orario decente ci sarebbe un Frecciabianca alle 6:57, ma tale soluzione difficilmente si trova sotto ai trenta euro e non ho intenzione di spendere così tanto per la sola andata. Il treno successivo partirebbe alle 10:12 con arrivo intorno alle 14:00 e ciò farebbe buttare via l’intera mattinata. Aguzzando l’ingegno (e grazie ad un pizzico di fortuna) riesco ad intercettare un passaggio con Blablacar alla modica cifra di quattordici euro e non me lo lascio sfuggire. Il punto di incontro più vicino a casa mia dove il conducente mi può venire a prendere è la fermata di Cornelia alle 6:00 in punto…e per questo motivo la sveglia mi fa alzare dal letto alle 4:10. Ma per fortuna in questo periodo di estate piena il clima notturno è gradevolissimo; sarebbe stato molto peggio fare la stessa cosa in inverno, così vedo il bicchiere mezzo pieno e vado. Parcheggio la macchina alla stazione Anagnina come sempre e da lì prendo il bus N1 delle 4:45; un’oretta scarsa più tardi giungo nel luogo dell’appuntamento col mio solito congruo anticipo. Il destino, si sa, è il mio burlone preferito e mi dimostra anche stavolta quanto adora divertirsi: il driver arriva e mi si presenta…ed è così che scopro che è un prete. Attenzione, non c’è niente di male; è solo che io (ateo convinto) sto al prete come il cavolo sta alla merenda. Parliamo qualche minuto di viaggi ed i suoi sono pure interessanti perchè realizzati in parti di mondo che col turismo hanno ben poco a che vedere, ma dopo questo non saprei più come proseguire il discorso perchè i miei punti di vista cozzerebbero totalmente con i suoi…per cui ringrazio la stanchezza che mi fa chiudere prima un occhio e poi l’altro per poi risvegliarmi solo dopo l’uscita di San Vincenzo della variante Aurelia. Con tempi da record scendo a poche centinaia di metri dalla stazione centrale di Livorno alle 8:55. Ringrazio e saluto l’anima pia (stavolta in tutti i sensi) che mi ha dato questa salvata ed inizio la marcia perchè sono molto distante dal centro e dal mare, ma allo stesso tempo felicissimo per l’orario. Manco da diversi anni ed è quasi strano passeggiare di nuovo qui dopo tanto tempo; mi vengono in mente flashback di ogni tipo ogni volta che metto gli occhi su qualcosa. Una capatina ce la voglio fare in via del Vigna n. 55, anche solo per vedere l’insegna del Bar Civili, una vera istituzione in città perchè aperto addirittura nel 1890 ed ancora in attività; qui si gusta una bevanda tipica che prende il nome di “Ponce” (si legge esattamente come si scrive e qualsiasi tentativo di pronunciarlo in modo anglofono o similare è sbagliato); attenzione: un po’ tutti i locali della città lo servono, ma nel caso in questione ha un qualcosa in più che lo rende migliore. Ma soprattutto ha una caratteristica unica ed ineguagliabile che si vede nelle immagini qui sotto: tutti riconosceranno la foto della nazionale italiana scattata nell’immediato pre-partita della finale del mondiale vinto del 1982. Osservate cosa si legge nell’ingrandimento e capirete da soli cosa c’è di speciale.

Italia 1982 - foto intera

Italia 1982 – foto intera

Italia 1982 - Dettaglio

Italia 1982 – Dettaglio

Ebbene si: nello striscione sopra Gaetano Scirea c’è scritto “Forza Azzurri – Bar Civili Livorno”. La prima volta che ho visto questo poster ero un ragazzetto e non potevo credere ai miei occhi. Quanti possono vantare una cosa simile? Pochissimi o forse nessuno. Alla fine non entro, altrimenti avrei sicuramente ordinato quella bevanda  ed al mattino presto al posto del cappuccino non è proprio un toccasana, credetemi. Cammina cammina arrivo nel punto dove iniziano le danze: il “Cisternone” (detto anche Gran Conserva) è un serbatoio d’acqua ancora oggi in funzione utile per l’approvvigionamento idrico della città; realizzato tra il 1829 ed il 1842 è un esempio dell’ingegneria e dell’architettura neoclassica italiana. Peccato che dei lavori di riqualificazione stradale me lo facciano trovare con troppe transenne davanti; e peccato anche che una tale opera sia oggi ubicata di fronte ad un importante snodo del traffico cittadino, cosa che purtroppo non gli da il giusto valore. Alla sua sinistra c’è il Parco Pubblico Pertini (conosciuto come “Parterre”, un tempo usato anche come zoo), un’area verde che accoglie i visitatori con la “Colonna Scultorea della Dea Igea”. Tranne una fontana non c’è altro degno di nota. Dalla parte opposta della piazza dove affaccia il Cisternone trovo la “Chiesa di Sant’Andrea”.

Cisternone

Cisternone

Colonna Scultorea della Dea Igea

Colonna Scultorea della Dea Igea

Chiesa di Sant'Andrea

Chiesa di Sant’Andrea

Prendo via Galileo Galilei che poi diventa via Palestro; su piazza due giugno trovo la “Chiesa di San Giuseppe”;  proseguo ancora dritto ed incontro la bella “Porta San Marco”.

Chiesa di San Giuseppe

Chiesa di San Giuseppe

Porta San Marco

Porta San Marco

A questo punto una passeggiata mi conduce ad un’altra importante caratteristica di Livorno: i canali. Con le dovutissime proporzioni ed in misura molto ridotta, come a Venezia è possibile girare per la città a bordo di piccole imbarcazioni percorrendo quelli che in dialetto locale vengono chiamati “fossi”. Non a caso uno dei quartieri prende proprio il nome della città lagunare.  Ma ripeto fino allo spasimo che si tratta solo di una similitudine e niente di più perchè non voglio essere frainteso. E’ però molto particolare osservare questi spaccati di quotidianità perchè la popolazione labronica da sempre vive in simbiosi con il suo mare e lui, come segno di reciproco amore, arriva quasi fin dentro alle abitazioni. E non è un caso il fatto che l’intero folklore locale si basa su sentitissime sfide tra i natanti dei vari rioni. Livorno è il mare ed il mare è Livorno, non c’è altro da aggiungere. Adesso mi trovo di fronte al Fosso Reale che è il più ampio di tutti. Sfido chiunque a negare la particolarità di tale situazione. Quante sono le città italiane che possono vantare il mare che si insinua al loro interno in questo modo ed in tale misura? Sullo sfondo vedo le possenti mura della “Fortezza Nuova” costruita a scopo difensivo alla fine del cinquecento. Dopo essere stata utilizzata in vari modi nel corso della storia, oggi è adibita a parco pubblico che visiterò tra un po’. Il quadro che si presenta davanti ai miei occhi è sicuramente degno di nota ed un tocco in più lo dà proprio l’edilizia semplice e colorata che fa da perimetro.

Fosso Reale - 1

Fosso Reale – 1

Fosso Reale - 2

Fosso Reale – 2

Fosso Reale - 3

Fosso Reale – 3

Fosso Reale - 4

Fosso Reale – 4

Proseguo la marcia fino ad arrivare davanti alla “Chiesa di Santa Caterina”; subito dopo immortalo l’ennesimo scorcio che parla da solo.  Trovo tre punti di interesse in poche decine di metri nella zona di Piazza Luogo Pio: sto parlando del Museo della Città, della “Chiesa di San Ferdinando” e della ex Chiesa dell’Assunzione della Vergine e di San Giuseppe (oggi sconsacrata) e meglio conosciuta con il nome dell’area pavimentata che la ospita, ovvero “Chiesa del Luogo Pio”.

Chiesa di Santa Caterina

Chiesa di Santa Caterina

Quartiere Venezia - scorcio

Quartiere Venezia – scorcio

Chiesa di San Ferdinando

Chiesa di San Ferdinando

Chiesa del Luogo Pio

Chiesa del Luogo Pio

Vado avanti senza sosta e (sarò anche monotono…ma non importa) mi fermo su via della Cinta Esterna per scattare una foto su un nuovo punto panoramico. Sul lato opposto ho finalmente modo di ammirare l’imponente “Fortezza Vecchia”, storica costruzione difensiva come quella della quale ho parlato poco fa, ma ancora più datata: fu eretta infatti nella prima metà del XVI° secolo. Non credo esista un punto dal quale poter scattare una foto globale della sua struttura a meno che non si abbia un drone. Faccio del mio meglio, ma vederla sul posto è sempre la cosa migliore. Da qui inizia l’enorme spazio dedicato al Porto, scalo marittimo di ampia valenza nazionale sia per il trasporto dei passeggeri che per il trasporto delle merci. Il mio avvicinamento al centro prosegue con la vista di uno dei simboli della città di Livorno, ovvero il “Monumento dei Quattro Mori”. Se guardassimo quest’opera con gli occhi di oggi sarebbe sicuramente un insulto a più di una etnia perchè celebra la vittoria di Ferdinando I° de’ Medici sui corsari barbareschi (marinai musulmani che avevano il diletto di saccheggiare i possedimenti dei cristiani in Europa, e la costa toscana non era esente dalle loro incursioni); nel caso in questione i nemici vengono mostrati incatenati al cospetto del signore locale; il fatto è che la scultura risale agli inizi del 1.600, per cui sembra sia ancora lontano il giorno in cui farà la fine dei crocefissi nella scuole. Subito dietro vedo anche le copie delle due “Fontane del Tacca” (da me trovate poche settimane fa anche a Firenze) che hanno dei mostri marini come soggetto. Sulla vicina Piazza Barontini affaccia la “Parrocchia di San Sebastiano”.

Panoramica da via della Cinta Esterna

Panoramica da via della Cinta Esterna

Fortezza Vecchia - 1

Fortezza Vecchia – 1

Fortezza Vecchia - 2

Fortezza Vecchia – 2

Monumento ai Quattro Mori

Monumento ai Quattro Mori

Una delle due Fontane del Tacca

Una delle due Fontane del Tacca

Parrocchia di San Sebastiano

Parrocchia di San Sebastiano

Avrò detto già mille volte che Livorno è una città portuale, ma lo devo ripetere perchè questo rende i suoi abitanti accoglienti per natura; nel corso dei secoli qui sono arrivate genti da ogni parte del mondo che si sono integrate forse meglio rispetto ad altre aree. Senza dubbio la comunità ebraica ha avuto una parte importante ed il fatto che la “Sinagoga” sia uno degli edifici più particolari ne è solo l’ultima dimostrazione. Faccio il mio ingresso in Piazza Grande, slargo dell’omonima via che è una delle arterie più importanti della città; può vantare portici famosi ed abbastanza eleganti che a loro volta ospitano tanti negozi. Sulla piazza affaccia la “Cattedrale di San Francesco” (il Duomo). Lascio questo luogo ed entro nel bel mezzo di un’altra usanza locale, ovvero il mercato. E’ risaputo che esista in tutta Italia almeno una volta alla settimana, ma qui fa parte a pieno titolo del tessuto sociale; ci si trova praticamente ogni cosa e la scelta è ampissima: dalla frutta e verdura al pesce passando per qualsiasi altro oggetto di uso comune, la concorrenza è forte. Ma si sa che io lo shopping non lo sopporto, per cui passo oltre.

Sinagoga di Livorno

Sinagoga di Livorno

Cattedrale di San Francesco - vista frontale

Cattedrale di San Francesco – vista frontale

Cattedrale di San Francesco - vista laterale

Cattedrale di San Francesco – vista laterale

Il mio prossimo obiettivo è all’altezza del civico 16 di via della Coroncina: qui c’è uno dei tanti esempi sparsi in tutta Europa della cosiddette “Pietre di Inciampo”. Sono delle mini-commemorazioni per le vittime del nazismo (ognuna è dedicata ad una persona in particolare) incastonate nella pavimentazione cittadina all’altezza dell’ultima abitazione dove hanno vissuto prima di venire deportate. Di seguito pubblico una foto che spiega inequivocabilmente il concetto. Torno poi su via Grande per vedere il “Monumento a Francesco Domenico Guerrazzi”, ex politico e scrittore.

Esempio di Pietra di Inciampo

Esempio di Pietra di Inciampo

Monumento a Francesco Domenico Guerrazzi

Monumento a Francesco Domenico Guerrazzi

Metto la X sulla mappa e proseguo il mio giro con due edifici religiosi a pochi metri di distanza l’uno dall’altro: per la precisione sono la “Chiesa della Santissima Annunziata” e la “Chiesa della Madonna”. Piazza del Municipio mi accoglie con ben tre attrazioni da vedere: lo storico “Palazzo Granducale”, il “Palazzo Civico” (sede dell’amministrazione comunale) ed il “Palazzo della Camera di Commercio” che trovo particolare. A poche decine di metri mi aspetta la “Chiesa di San Giovanni Battista”.

Chiesa della Santissima Annunziata

Chiesa della Santissima Annunziata

Chiesa della Madonna

Chiesa della Madonna

Palazzo Granducale

Palazzo Granducale

Palazzo Civico

Palazzo Civico

Palazzo della Camera di Commercio

Palazzo della Camera di Commercio

Chiesa di San Giovanni Battista

Chiesa di San Giovanni Battista

Dopo tutto questo via via rientro nel quartiere La Venezia; mi aspettano sia il sacro che il profano piazzati uno di fronte all’altro come due lottatori agli angoli opposti del ring: la “Statua di San Giovanni Nepomuceno”, ferma su di un ponticello, si contrappone alla sede del Vernacoliere; per chi non lo conoscesse, quest’ultimo è il nome di una rivista locale che ormai fa parte del folklore e della storia. Esce in edicola da cinquantanove anni e, per descrizione del suo editore, si definisce come un mensile di umorismo, satira e mancanza di rispetto. Io su questo non sono totalmente d’accordo e lo reputo un mensile di allegria feroce perchè rivisita in chiave estremamente comica e spesso cattiva avvenimenti reali ed inventati usando espressioni pesanti, sboccate ed al limite delle possibilità di pubblicazione . E’ scritto in vernacolo livornese e per coloro che non sono avvezzi a questo dialetto non è di immediata comprensione; dato che la caratteristica fondamentale per certe battute è poterle capire in meno di un’istante, un non livornese ride cento volte meno di me. Resta il fatto che per noi che ci siamo cresciuti è più importante della Bibbia. Attenzione: non è per quelli che io chiamo “boccucce fini” o che si impressionano facilmente…vi ho avvisati.

Statua di San Giovanni Nepomuceno

Statua di San Giovanni Nepomuceno

La storica sede del Vernacoliere

La storica sede del Vernacoliere

Dopo averla descritta un bel po’ di tempo fa, arriva il momento di fare un giro all’interno della Fortezza Nuova che ricordo essere oggi un parco pubblico; ne rimango molto deluso perchè a parte una piccola “Statua di Giuseppe Mazzini”, qualche panchina e tanto verde da sistemare un po’ meglio non c’è altro. E’ però risaputo che è stata distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e quindi un alibi ce l’ha. Almeno si può godere di panorami niente male sulla città da quassù.

Fortezza Nuova - scorcio del fosso

Fortezza Nuova – scorcio del fosso

Fortezza Nuova - si entra da qui

Fortezza Nuova – si entra da qui

Fortezza Nuova - Statua di Giuseppe Mazzini

Fortezza Nuova – Statua di Giuseppe Mazzini

Fortezza Nuova - Vista sulla città

Fortezza Nuova – Vista sulla città

Torno in strada e punto verso il “Monumento a Giuseppe Garibaldi” che devo fotografare includendo parte dell’automobile che ci è stata parcheggiata davanti. Subito dopo faccio il mio ingresso in Piazza della Repubblica, un ampio spazio aperto abbastanza arido (se così posso definirlo) che può vantare la presenza della “Statua di Leopoldo II°” e del “Monumento a Ferdinando III°” alle due estremità. Appena fuori dalla piazza non mi faccio sfuggire sia il “Monumento a Giovanni Fattori” (pittore) che “l’omaggio a Guglielmo Oberdan” (patriota irredentista) per finire con l’ennesimo scorcio sul fosso qui presente al quale non riesco a resistere.

Monumento a Giuseppe Garibaldi

Monumento a Giuseppe Garibaldi

Statua di Leopoldo II°

Statua di Leopoldo II°

Monumento a Ferdinando III°

Monumento a Ferdinando III°

Monumento a Giovanni Fattori

Monumento a Giovanni Fattori

Omaggio a Guglielmo Oberdan

Omaggio a Guglielmo Oberdan

I fossi visti da Piazza della Repubblica

I fossi visti da Piazza della Repubblica

Via Gazzarrini mi conduce in Piazza Venti Settembre: la trovo libera e pulita come non l’avevo mai vista prima d’ora. Questa è stata per tantissimo tempo la sede di quello che veniva chiamato il Mercatino Americano; per tanti era un simbolo della città, per me era un mucchio di baracche fatiscenti una appiccicata all’altra nel quale si vendevano cianfrusaglie pro-U.S.A. (io odio quella nazione…quindi non ho mai legato con questo posto anche per tale motivo) in un ambientino niente male che incuteva anche la sensazione di scarsa sicurezza. Mi sbaglio? Forse, perchè io quando mi ci metto vado dritto al sodo…fatto sta che è stato spostato nella zona portuale e riqualificato. Su Tripadvisor leggo commenti di gente che dice che è stato peggiorato o anche rovinato. Accidenti!!! Peggio di com’era prima la vedo dura. Adesso è possibile ammirare liberamente e senza impedimenti sia il “Monumento a Leopoldo II°” (un altro…) sia la “Chiesa di San Benedetto”.

Monumento a Leopoldo II°

Monumento a Leopoldo II°

Chiesa di San Benedetto - vista frontale

Chiesa di San Benedetto – vista frontale

Chiesa di San Benedetto - vista laterale

Chiesa di San Benedetto – vista laterale

Girato l’angolo mi ritrovo a passeggiare lungo un nuovo fosso ed ovviamente la reflex scalpita, soprattutto perchè vuole sfruttare la bellissima giornata di sole che il meteo mi ha riservato. La piccola “Chiesa degli Olandesi” la ricordavo molto graziosa…mentre adesso è abbandonata a se stessa. Sul lato opposto il protagonista è lo storico edificio che oggi ospita il “Mercato Centrale”. In Piazza Cavour trovo il monumento in onore del noto personaggio storico per poi recarmi nella zona che in uno spazio abbastanza breve vede la presenza della “Chiesa Evangelica Valdese”, della “Chiesa di San Giorgio” e di un piccolo cimitero inglese che purtroppo è sempre chiuso al pubblico e non curato come dovrebbe.

Fossi - 1

Fossi – 1

Fossi - 2

Fossi – 2

Chiesa degli Olandesi

Chiesa degli Olandesi

Edificio del Mercato Centrale

Edificio del Mercato Centrale

Monumento a Cavour

Monumento a Cavour

Chiesa Evangelica Valdese

Chiesa Evangelica Valdese

Chiesa di San Giorgio

Chiesa di San Giorgio

E’ la volta di vedere la “Chiesa dei Santi Pietro e Paolo” e non me lo lascio ripetere; poi inizia una passeggiata abbastanza lunga perchè cambio completamente zona trasferendomi sul lungomare, ma prima mi fermo a fotografare un secondo e singolare “Omaggio a Giuseppe Mazzini”. Incontro poi la “Statua di Luigi Orlando” eretta proprio di fronte all’ingresso originale dello storico cantiere navale a memoria del tempo che fu. Oggi è solo un cimelio perchè, come già detto, tutto ciò che c’era in passato è stato riconvertito o è in fase di riconversione. L’attività industriale odierna ha come oggetto la costruzione di giganteschi yacht iper-lussuosi, mentre il resto dello spazio è in via di adattamento per poi essere assegnato al commercio.

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Omaggio a Giuseppe Mazzini

Omaggio a Giuseppe Mazzini

Statua di Luigi Orlando ed ingresso dello storico cantiere

Statua di Luigi Orlando ed ingresso dello storico cantiere

Sono nei pressi dello “Scoglio della Regina”, antico stabilimento balneare nato nel 1846 che oggi è  completamente riqualificato e riconvertito in polo di ricerca di tecnologie per il mare. Il tratto che mi conduce al prossimo obiettivo è tristissimo: i localini carini dove un tempo si passavano serate estive a mangiare un gelato ed a bere qualcosa sono meno della metà rispetto al passato e soprattutto le costruzioni che li accolgono sono oggi parzialmente crollate. Secondo me non ha alcun senso tenerle così: o si ristrutturano o si butano giù; l’immagine della città sicuramente non è positiva qui. Raggiungo una novità costruita recentemente che non ho mai avuto modo di vedere prima d’ora: l’Acquario. Francamente mi fa l’effetto di un pugno in un occhio. “Terrazza Mascagni” è invece un fiore all’occhiello: con la sua pavimentazione a scacchiera è una delle immagini più conosciute di Livorno in Italia e nel mondo. Qui si svolgono eventi mondani e soprattutto gratuiti per gli abitanti come la presentazione annuale della squadra di calcio, spettacoli teatrali soft, l’elezione di Miss Livorno e similari.

Scoglio della Regina

Scoglio della Regina

Acquario di Livorno

Acquario di Livorno

Terrazza Mascagni - 1

Terrazza Mascagni – 1

Terrazza Mascagni - 2

Terrazza Mascagni – 2

Terrazza Mascagni - 3

Terrazza Mascagni – 3

Terrazza Mascagni - il Gazebo

Terrazza Mascagni – il Gazebo

Prima di lasciare questo posto colgo l’occasione per fare una foto ai “Bagni Pancaldi Acquaviva”: oggi è un unico stabilimento balneare, ma in principio erano due realtà diverse; la cosa da ricordare è che l’Acquaviva nacque nel 1840 e fu il primo bagno in muratura d’Italia, un primato che non va dimenticato. La vicina piazza Modigliani ospita la “Fontana del Nettuno”; poi, proseguendo la camminata, incontro la “Chiesa di San Jacopo in Acquaviva” mentre attraversando la carreggiata osservo il bel “Monumento a Benedetto Brin” (ex ingegnere, generale e politico) ubicato in un parchetto che avrebbe urgentissimo bisogno di una drastica potatura della vegetazione presente.

Bagni Pancaldi Acquaviva

Bagni Pancaldi Acquaviva

Fontana del Nettuno

Fontana del Nettuno

Chiesa di San Jacopo in Acquaviva

Chiesa di San Jacopo in Acquaviva

Monumento a Benedetto Brin

Monumento a Benedetto Brin

Da qui in avanti su Viale Italia (la lunghissima strada che costeggia il mare) ci sono due caratteristiche ben distinte, una per ogni lato della carreggiata: da una parte c’è la famosa Accademia Navale della quale ho già esternato il mio pensiero nell’introduzione di questo post, mentre dall’altra si possono vedere una serie di ville (o palazzine) in stile liberty che sono una più bella dell’altra; sembra quasi di stare in un’altra nazione. Un’ulteriore passeggiata mi serve per raggiungere la casa sportiva del calcio a Livorno, ovvero lo “Stadio Armando Picchi”. Questa non è proprio la stagione più gloriosa per parlare di questo argomento poichè siamo appena tornati in Serie C con un ultimo posto in cadetteria da ricordare in senso ovviamente negativo; proprio mentre sto scrivendo si sta concretizzando uno storico passaggio di proprietà che potrebbe rilanciare il tutto come anche far sprofondare la situazione nel baratro perchè, come recita il detto, si sa quel che si perde ma non si sa quel che si trova. Con un po’ di nostalgia per le tante battaglie viste e sofferte dentro al catino comunale, dò un’occhiata e mi allontano verso altri lidi.

Esempi di Ville Liberty in Viale Italia

Esempi di Ville Liberty in Viale Italia

Stadio Armando Picchi - Ingresso Centrale

Stadio Armando Picchi – Ingresso Centrale

Inizio l’ultima parte del tour, quella che coincide con il rientro verso la stazione centrale. E’ il 10 luglio e sono letteralmente cotto da ore ed ore sotto al sole. Per vedere al meglio la città ho deciso di fare tutto nella fascia più calda per evitare la folla e ci sono riuscito ampiamente, ma ho anche pagato un discreto prezzo dal punto di vista fisico. Il prossimo obiettivo è il “Museo Civico Giovanni Fattori” ospitato da Villa Mimbelli,  un edificio molto bello ed elegante. Purtroppo il successivo Museo di Storia Naturale del Mediterraneo lo trovo chiuso e non posso andare oltre al cancello che ne vieta l’accesso. Molto più avanti ecco il “Teatro Goldoni” che fa sicuramente la sua figura. Concludo poi con l’imponente “Parrocchia di Santa Maria del Soccorso” che ha davanti un toccante “Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale” composto da tre uomini protesi verso la rappresentazione alata della vittoria.

Museo Civico Giovanni Fattori

Museo Civico Giovanni Fattori

Teatro Goldoni

Teatro Goldoni

Chiesa di Santa Maria del Soccorso

Chiesa di Santa Maria del Soccorso

Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale

Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale

Termino ufficialmente qui la mia avventura tra le mura amiche. Passo dopo passo mi avvicino al treno che mi porterà a finire la serata a casa dove c’è mia madre che, causa distanza tra Roma e Livorno, causa impegni di lavoro ma soprattutto causa Covid più lockdown selvaggio…non vedo da sei mesi esatti.

La conclusione è più o meno il finale del discorso già introdotto all’inizio: Livorno è sicuramente la più moderna tra le città toscane, tutte famose nel mondo per la loro storia e per le opere d’arte che custodiscono. In tante cose non può competere con altre realtà, ma sicuramente la sua parte la fa bene e con onore. Ho dimostrato che non è affatto la città da snobbare che tanti credono e con questo “setaccio” ho smentito anche me stesso quando ero ragazzo: dovete sapere che quando domandavano ad un livornese cosa c’è di bello nella propria città, chiunque rispondeva “c’è il mare” senza aggiungere altro…ed io facevo lo stesso. Questa cosa è stata detta anche in un film di Paolo Virzì, mio concittadino nonchè regista di fama nazionale;  non è una trovata cinematografica, ma ciò che accadeva realmente. Spero che i ragazzi di oggi siano più preparati di noi e che non commettano lo stesso nostro errore; spero che siano consapevoli di ciò che hanno e che sappiano finalmente rispondere a testa alta a domande come quella.

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