Ratisbona ce la mette tutta…ma non mi impressiona

di admin
Goliathhaus - il dipinto

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La quarta uscita del 2020 ha come protagoniste due realtà molto diverse tra loro e soprattutto non ubicate nella stessa nazione; per questi motivi decido di dedicare un post a Ratisbona (questo) ed uno a Praga (il prossimo) senza mischiare inutilmente le carte. Si intuisce con facilità che, come ormai di consueto, è determinante lo zampino della mia particolare organizzazione affinchè la realizzazione di quanto studiato riesca a dovere. Mi concentro quindi sulla prima località che ho chiamato con l’appellativo che conosciamo in Italia, altrimenti sarebbe di difficile individuazione per i miei connazionali; il nome tedesco è Regensburg ed a me piacerebbe definirla proprio così. Sto parlando della quarta città della Baviera per numero di abitanti che cerco di raggiungere da un bel po’ senza essere mai riuscito ad inserirla attivamente all’interno di un itinerario. La mia curiosità dopo tanta attesa è alta e non resta molto da fare se non capire se è stata soddisfatta oppure no. Vediamo cosa è successo…

Venerdi sera: con tutta la calma del mondo stacco dal lavoro ed ho addirittura tempo e modo di cenare; per farlo anticipo un po’ l’orario consueto, ma va bene così perchè è molto meglio mangiare qualcosa di sano a casa che le solite schifezze in qualche fast food o similare. Alle 19:45 mi siedo in macchina, metto in moto e parcheggio dove mio solito; prendo poi la metro ed il bus numero 520 che mi porta davanti al terminal di Ciampino per le 20:45. Il volo che mi aspetta, previsto in partenza per le 22:00, arriverà a Norimberga. I controlli di sicurezza passano che è una bellezza e tutto ciò che deve succedere dopo è in perfetto orario. Un sonno pesante mi accompagna per l’intera tratta e, una volta sveglio, mi ritrovo nello scalo tedesco dove sono già stato un paio di volte. Oggi però è diverso dal passato perchè dovrò restare qui per le prossime otto ore circa, dato che avrò un collegamento alle 8:45 del mattino. Fortuna vuole che ci siano multi-sedie senza braccioli e poca gente presente rispetto ai posti disponibili, per cui riesco a fare mio il giusto spazio che mi permette di sdraiarmi e chiudere gli occhi.

Sabato mattina: mi sveglio alle 7:20 ed intorno a me c’è ben altro movimento rispetto a quando mi sono addormentato. Faccio ciò che devo e poi esco fuori dall’area arrivi in direzione della metropolitana; la giornata è serena come aveva previsto il meteo, ma l’aria è pungente. Acquisto il biglietto alla macchinetta automatica (durante la mia assenza il costo è passato da 2,70 euro a 3,20 euro…maledetti bastardi che non sono altro…) ed impiego i canonici dodici minuti per scendere alla fermata della stazione centrale. Ho ancora tempo prima di dovermi recare allo stallo, così ne approfitto per fare una passeggiata in centro fino al Museumbrucke, ovvero un ponte sul fiume Pegnitz che offre una bellissima vista. Torno indietro in direzione dell’autostazione ed il mio Flixbus è già lì; non me lo faccio ripetere due volte e salgo a bordo. Non essendo un capolinea trovo tutte le file già occupate da almeno una persona, così niente posto al finestrino stavolta. Poco male perchè il tragitto durerà solo un’ora e mezzo circa, tempo che passa velocemente. Alle 10:20 scendo alla fermata convenuta e, mappa alla mano, sono pronto per iniziare l’esplorazione di Ratisbona per la quale avrò a disposizione circa sette ore e mezzo. La città è ricca di storia, fatto testimoniato anche dall’iscrizione dell’intero centro antico nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, ma non è molto estesa. Se riuscirò a sfruttare al massimo il tempo avrò anche una chicca da scovare ubicata ad una decina di kilometri da dove mi trovo adesso, ma di questo parlerò più tardi. Adesso mi aspetta la piccola e semplice “Peterskirchline”: è così vicina che non posso proprio ignorarla.

Peterskirchline

Peterskirchline

Mi trovo a camminare nello “Schloss Emmeram Park” e noto con dispiacere che una grande fetta di esso è recintata e quindi inaccessibile. Vedo un cartello che indica “Albertstrasse”, una via abbastanza lunga la cui parte iniziale è interamente dedicata alla funzione di autostazione per la sola circolazione locale, servizio del quale spero di riuscire ad usufruire nel prossimo futuro. Nelle immediate vicinanze noto una “Colonna dedicata a Carl Anselm” (quarto principe di Thurn und Taxis), il “Monumento per Giovanni Keplero” (astronomo) posto all’interno di un piccolo padiglione, ed una colonna religiosa della quale su internet non esiste alcuna traccia.

Colonna dedicata a Carl Anselm

Colonna dedicata a Carl Anselm

Monumento per Giovanni Keplero

Monumento per Giovanni Keplero

Colonna Religiosa

Colonna Religiosa

Dirigendomi verso i prossimi obiettivi costeggio una parte del “Castello Turn und Taxis” che, devo ammettere, è davvero degno di nota; è un peccato che sia talmente ampio da non poter entrare nell’obiettivo della reflex. E’ visitabile internamente solo con guida parlante in tedesco (per chi non conosce questa lingua ci sono a disposizione delle audioguide); molto bella è la sala del tesoro, mentre il lato negativo è che non si possono in alcun modo scattare foto in nessuna delle sale aperte al pubblico. L’unica maniera è cercare di “rubare” qualche scatto quando non si viene visti, ma la qualità finale rischia di essere pessima e quindi non ne vale la pena. L’adiacente “Abbazia di Sant’Emmerano” deve ringraziare il campanile perchè senza di esso non sembrerebbe neanche un edificio religioso; la musica cambia totalmente quando si varca il portone di ingresso: un vero spettacolo per gli occhi. La piazza-parcheggio antistante ospita il “Monumento a Johann Michael von Sailer”, teologo e vescovo locale.

Monumento a Johann Michael von Sailer

Monumento a Johann Michael von Sailer

Faccio un passaggio veloce accanto alla “Sankt Agidien Kirche” (non merita molto di più…) ed osservo il vicino “omaggio a Johann Eustach von Goertz”, ex diplomatico, poi cambio zona. Su Bismarckplatz ho conferma di quanto mi aspettavo: nonostante questo inverno sia decisamente mite come temperature, i tedeschi non sentono ragioni e chiudono lo stesso tutte le fontane. Qui ce ne sarebbe stata una da vedere ed invece ci trovo solo l’involucro senza nè acqua nè coreografia attiva. Col senno di poi, lo stesso varrà per il resto della giornata: vedere opere d’arte (perchè a loro modo lo sono) addirittura ricoperte con del telo protettivo non è il massimo delle aspettative per un viaggiatore. Come ogni buon sabato mattina che si rispetti, non potevano certo mancare dei banchi del mercato a rompere le scatole bloccando parzialmente la vista del “Theater Regensburg”, così cerco di fotografare il possibile; la “Haus der Musik” (ospita sia scuola che esibizioni musicali) chiude il cerchio.

Theater Regensburg

Theater Regensburg

Haus der Musik

Haus der Musik

Pochi passi mi separano da uno dei pezzi forti di Ratisbona, ovvero la “Schottenkirche” (ex Abbazia Benedettina di San Giacomo), ma anche qui la delusione prende il sopravvento per vari motivi: la posizione disgraziata non consente uno scatto decente e l’interno mi appare abbastanza scarno, ma la cosa peggiore è un’enorme copertura trasparente che copre totalmente l’area dello “Schottenportal”; questo famoso portale romanico è la punta di diamante dell’edificio, ma per esigenze di protezione è stata installata una specie di veranda che ha per l’estetica della struttura lo stesso effetto di un pugno dritto in un occhio. Suggestiva la vicina “Jakobstor” che apre la strada al successivo Stadtpark. Esso ospita la “Ostdeutsche Galerie” (con graziosa fontana non funzionante accanto all’ingresso), la “Maria-Schutz Kirche”, una scultura di Waldemar Grzimek che prende il nome di “Bedrohter II” (per me semplicemente orribile) ed un laghetto che funge da casa per tanti germani.

Schottenportal - dettaglio

Schottenportal – dettaglio

Jakobstor

Jakobstor

Ostdeutsche Galerie

Ostdeutsche Galerie

Fontana nei pressi dell'Ostdeutsche Galerie

Fontana nei pressi dell’Ostdeutsche Galerie

Maria-Schutz Kirche

Maria-Schutz Kirche

Badrohter II di Waldemar Grzimek

Badrohter II di Waldemar Grzimek

Laghetto dello Stadtpark - panoramica

Laghetto dello Stadtpark – panoramica

Laghetto dello Stadtpark - dettaglio

Laghetto dello Stadtpark – dettaglio

Uno dei germani del laghetto

Uno dei germani del laghetto

Torno indietro per la medesima strada che mi ha portato qui e quando sono di nuovo su Bismarckplatz cambio direzione; il prossimo punto di interesse è la “Dreienigkeitskirche”: è possibile osservare a dovere solo la facciata poichè la costruzione si trova ben incassata tra altri edifici. Mi sposto su Haidplatz e qui, oltre alla “Justitiabrunnen” ubicata esattamente al centro dell’area e tutta fasciata (come detto in precedenza) noto il “Thon-Dittmer Palais” ed il “Neue Waag” che sono un lusso come perimetro. Poco più avanti vedo parecchi individui vestiti come dei damerini e capisco subito dove mi trovo: c’è “l’Altes Rathaus” (vecchio municipio con Torre dell’Orologio come caratteristica) dove sta per celebrarsi un matrimonio; non invidio per niente queste persone costrette a tale rottura di palle di sabato mattina, così resto giusto il tempo necessario per documentare la zona che si chiude con la “Statua per Don Giovanni d’Austria”, ex condottiero e diplomatico spagnolo.

Dreienigkeitskirche - facciata

Dreienigkeitskirche – facciata

Thon-Dittmer Palais

Thon-Dittmer Palais

Neue Waag

Neue Waag

Altes Rathaus

Altes Rathaus

Torre dell'Orologio

Torre dell’Orologio

Statua di Don Giovanni d'Austria

Statua di Don Giovanni d’Austria

Qui, per esigenze di giro, decido di fare una deviazione che mi vedrà poi tornare in questo medesimo punto tra un po’; sto per affacciarmi ancora una volta sul Danubio, fiume che ho visto in così tanti posti da non essere più in grado di contarli in maniera esatta. Stavolta a permettermi di attraversarlo è lo “Steinerne Brucke”, ponte di pietra risalente al XII° secolo. Ma prima non posso non vedere il “Bruckturm Museum”. Il corso d’acqua è occupato parzialmente da un paio di isolotti, ma solo il secondo ha punti di interesse, per cui mi dirigo lì. Mi riferisco alla “Spitalkirche St. Katharina” ed alla “St. Mang Kirche”. Quest’ultima ha una caratteristica particolare: la foto che pubblico di seguito sembra palesemente un mio errore di valutazione perchè manca un pezzo dell’edificio; la verità è che la costruzione è fatta proprio in questo modo e lo dimostra l’immagine successiva. Infine, con la visita alla “Dreifaltigkeitsbergkirche” saluto e faccio dietro-front.

Bruckturm Museum

Bruckturm Museum

Steinerne Brucke - panoramica

Steinerne Brucke – panoramica

Steinerne Brucke - una statua

Steinerne Brucke – una statua

Spitalkirche St. Katharina

Spitalkirche St. Katharina

St. Mang Kirche - vista da lontano

St. Mang Kirche – vista da lontano

St. Mang Kirche - vista da vicino

St. Mang Kirche – vista da vicino

Dreifaltigkeitsbergkirche

Dreifaltigkeitsbergkirche

Rieccomi dove avevo lasciato poco fa: comincio subito osservando la Goliathhaus, una costruzione risalente agli inizi del XIII° secolo che presenta sulla facciata un dipinto della lotta tra Davide e Golia; la prima versione fu del 1573 e nel corso dei secoli è stato rinnovato in varie occasioni. Nella stretta via parallela c’è una targa attaccata su un muro: la scritta in tedesco dice che in quella casa hanno vissuto dal novembre del 1945 al settembre del 1946 Oskar Schindler e la moglie; anche se si tratta solo di un passaggio di dieci mesi, il ricordo è comunque forte. Mi spingo fino a “Porta Praetoria” ma ci trovo dei lavori in corso molto invasivi che me la fanno solo immaginare; fortunatamente non mi sono perso qualcosa di tanto eclatante dopo aver visto le foto su internet.

Goliathhaus - il dipinto

Goliathhaus – il dipinto

Targa per Oskar Schindler e consorte

Targa per Oskar Schindler e consorte

La piccola “Sankt Johann Kirche” e la quasi dirimpettaia “Adlerbrunnen” (anche lei protetta da un freddo che non esiste) fanno da antipasto all’imponente “Dom Sankt Peter”; guardando bene la foto che sto per pubblicare si nota che anche il Duomo è interessato da una ristrutturazione. Fortuna vuole che l’insieme sia talmente grande da trasformare quelle brutturie in un insignificante dettaglio. Proseguo dritto fino a trovare altre maledette bancarelle che disturbano la vista della “Neupfarrkirche”, mentre la vicina “Pfarrkirche St. Kassian” mi regala l’ennesima posizione disgraziata che richiede salti mortali per poter scattare un’immagine comunque pessima. Capisco che quando furono erette certe costruzioni non si immaginava neanche dell’avvento del turismo, ma sembra come se a Ratisbona si siano messi di impegno per fare del loro peggio in tal senso.

Sankt Johann Kirche

Sankt Johann Kirche

Dom Sankt Peter

Dom Sankt Peter

Neupfarrkirche

Neupfarrkirche

Pfarrkirche St. Kassian - facciata

Pfarrkirche St. Kassian – facciata

Pfarrkirche St. Kassian - lato

Pfarrkirche St. Kassian – lato

Torno indietro fino al Duomo e li giro a destra, dove dopo poco faccio una brevissima sosta all’interno della minuscola “Maria Lang Kapelle”; da fuori sembra una civile abitazione, ma dentro è un piccolo gioiellino. Avrei voluto documentarlo come si deve per mostrarlo qui sul blog, ma la presenza di alcune donne devote in preghiera ha fatto vincere il rispetto verso di loro sulla mia voglia di fotografare. E’ ora la volta di vedere prima la “Statua Equestre per Re Ludovico I° di Baviera” e poi la “St. Ulrich Kirche”. Subito dietro di lei si erge la “Romerturm” ma…indovinate un po’ cosa ci trovo ad abbellire la situazione? Facile: impalcature…vedere per credere. Mi colpisce anche un particolare orologio posto in cima ad un palazzo, ma on-line non ci sono informazioni in merito…quindi è solo carino.

Statua Equestre per Re Ludovico I°

Statua Equestre per Re Ludovico I°

St. Ulrich Kirche

St. Ulrich Kirche

Romerturm...

Romerturm…

Orologio in Domplatz

Orologio in Domplatz

Appena volto le spalle mi aspettano la “Alte Kapelle” ed il “Karmelitenkloster” ubicati a pochi metri di distanza. Taglio per Niedermunstergasse e qui incontro la “Dompfarrkirche Niedermunster”; proseguendo rieccomi sul Danubio con due obiettivi: il primo è il “Donau-Schiffahrts-Museum” (un’imbarcazione nella quale è possibile fare un giro interno per una cifra irrisoria) mentre il secondo è la moderna “Haus der Bayerischen Geschichte” (un museo sulla storia della Baviera). Mi dirigo poi con successo verso la strana accoppiata di edifici che ospitano “l’Historisches Museum”, vale a dire l’ex Minoritenkirche e l’annesso ex monastero.

Alte Kapelle

Alte Kapelle

Karmelitenkloster

Karmelitenkloster

Dompfarrkirche Niedermunster

Dompfarrkirche Niedermunster

Donau-Schiffahrts-Museum

Donau-Schiffahrts-Museum

Haus der Bayerischen Geschichte

Haus der Bayerischen Geschichte

Historisches Museum - edificio 1

Historisches Museum – edificio 1

Historisches Museum - edificio 2

Historisches Museum – edificio 2

Una passeggiata un pochino più lunga (ma niente di eccezionale) mi conduce fino alla bella “Ostentor” che apprezzo molto, cosa che invece non succede per il vicino Villa Park che è assolutamente vuoto di punti di interesse. La mia visita del centro di Ratisbona si conclude poi con la “St. Cecilia Kirche”.

Ostentor - lato interno

Ostentor – lato interno

Ostentor - lato esterno

Ostentor – lato esterno

St. Cecilia Kirche

St. Cecilia Kirche

Guardo l’orologio e noto con piacere che posso mettere in pratica quello che era l’extra studiato per questa giornata; punto così dritto verso l’autostazione di Albertstrasse (precisamente allo stallo numero quattro) dove il tabellone elettronico mi indica che devo attendere diciotto minuti per l’arrivo del bus di mio interesse. Nell’attesa gioco un po’ con la macchinetta che eroga i biglietti, anche se preferisco di gran lunga comprare i titoli di viaggio dall’autista per non rischiare di buttare soldi per qualcosa che potrebbe rivelarsi non consono; pare comunque che il ticket giornaliero per la zona di mio interesse costi sette euro, pochi centesimi di meno rispetto all’andata e ritorno semplice (questa cosa è prassi comune in Germania). Finalmente arriva l’autobus numero cinque e salgo a bordo. Ho la vaga impressione che l’autista mi stia fregando perchè mi chiede un totale di otto euro, ma non posso certo mettermi a discutere per una cosa della quale non sono certo al 100%…così pago e mi siedo in un posto libero. Servono circa trenta minuti per raggiungere la fermata di mio interesse che si chiama esattamente “Donaustauf Walhallastrasse”. Da qui inizio un percorso di circa 650 metri (di cui il 75% in salita) che si conclude con una discreta scalinata; tutto questo per vedere da vicino il “Walhalla”. Si tratta di un tempio neoclassico fatto costruire da Re Ludovico I° di Baviera e terminato tra il 1830 ed il 1842. Due cose colpiscono il visitatore: da una parte l’imponenza dell’edificio (proprio non ci si aspetta di trovare qualcosa di simile da queste parti) e dall’altra la vista magnifica del Danubio che si gode dall’alto della collina che ospita il tempio.

Walhalla - scalinata per raggiungere il tempio

Walhalla – scalinata per raggiungere il tempio

Walhalla - fronte

Walhalla – fronte

Wallhalla - vista laterale

Wallhalla – vista laterale

Walhalla - retro

Walhalla – retro

Walhalla - miniatura

Walhalla – miniatura

Il Danubio dalla collina del Walhalla

Il Danubio dalla collina del Walhalla

Quando ritengo soddisfacente il tempo trascorso qui torno alla fermata del bus e guardo sulla tabella degli orari quando passerà: scopro che dovrò attendere altri venti minuti, quindi dopo aver appurato che oggi con le coincidenze non sono poi così fortunato mi metto a passeggiare per la zona che mi sta ospitando. L’idea non è affatto male perchè trovo la “St. Salvator Kirche” che spunta magnificamente tra i tetti delle case perchè perchè ubicata su di una collinetta e la “Chinesischer Turm”.

St. Salvator Kirche

St. Salvator Kirche

Chinesischer Turm

Chinesischer Turm

Finalmente posso salire a bordo del mezzo pubblico che in un’altra mezz’ora mi riconduce a Ratisbona. Ho altri quaranta minuti prima di dovermene andare, quindi stavolta il tempismo scelto in fase di pianificazione si è rivelato pressochè perfetto. Decido di spendere il bonus rimasto passeggiando per Maximilianstrasse, ovvero la via dello struscio pedonale dove ci sono negozi a non finire su ambo i lati della strada. Fatto anche questo torno alla fermata del Flixbus perchè anche questa città è stata setacciata centimetro per centimetro; mi aspetta il trasferimento verso Praga che sarà la protagonista del prossimo post e della giornata di domani.

Come sempre, i titoli che scelgo per i miei racconti di viaggio non sono casuali: Ratisbona è una bella città, ricca di storia e di punti di interesse e ciò è ampiamente dimostrato dalle tante fotografie pubblicate. Oltretutto ho potuto godere di una giornata fantastica e piena di sole che è un vero e proprio lusso da queste parti a fine febbraio. Eppure mi è mancato qualcosa per potermi sentire in sintonia con questo luogo. Forse è stato per le fontane incappucciate, o anche per le troppe chiese costruite in maniera non immortalabile…oppure ancora il discorso che ormai in Germania ho visto così tante cose che per stupirmi ci vuole davvero qualcosa di clamoroso. La verità non la so neanche io e penso che si sia capito; ciò che è certo è che è mancata la scintilla per farmi dare a Ratisbona un voto super-positivo. Consiglio comunque a chi si trovasse in zona di fare una sosta di qualche ora da queste parti perchè è tempo ben speso. E una volta qui, una capatina al Walhalla è d’obbligo e se non fossi riuscito ad andarci me ne sarei davvero pentito.

 

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