Liechtenstein: un’interessante giornata nel Principato

di admin
Castello di Vaduz - Fronte

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Il primo fine settimana di maggio è il momento buono per un’avventura abbastanza pazza dall’inizio alla fine: tre notti fuori casa delle quali…zero da passare in una stanza a riposare. Lo so da solo senza che qualcun’altro me lo dica che è un’esperienza più unica che rara e da non ripetere, ma è da tempo che volevo realizzare la visita del Principato del Liechtenstein e non riuscivo mai a trovare soluzioni a buon mercato come piacciono a me. Alla fine mi sono stufato e, come sempre accade in casi simili, l’ho fatta drastica e non se ne parla più. Sono abituato a dire sempre le cose esattamente come le penso, per cui non interromperò questo trend proprio stavolta; per questo pongo una domanda a me stesso: “Ma se il Liechtenstein non fosse una nazione a sè stante, ci sarei mai andato?” La risposta è no. Per chi ama il mondo e la geografia, sappiate che questo è ciò che definisco “il male dei confini” e non c’è proprio niente che ci si possa fare. E’ così e basta. L’ultima stranezza di questa partenza (come se ne avesse già poche) me la regala il meteo: ho ancora addosso pezzi di pelle scottata in via di ricambio provenienti dall’insolazione presa al mare lo scorso 25 aprile quando mi ritrovo a passare due giorni pieni di freddo, vento e pioggia (quest’ultima fortunatamente solo domenica) come se fosse febbraio. Avevo visto le previsioni e mi ero attrezzato per l’occasione, ma non per temperature tanto rigide. Concludo dicendo che in questo week-end ho visitato, oltre al Liechtenstein, anche la cittadina svizzera di Coira e la bella Ravenna, ma ho decido di dedicare un post diverso ad ognuna delle tre località. Quindi chi volesse avere una visione di insieme del sabato-domenica in questione troverà tutto in tre racconti distinti. Adesso andiamo…

Venerdi pomeriggio: alle 14:30 usufruisco di tre ore e mezzo di permesso dal lavoro e, con la spesa già fatta per la cena che consumerò in serata, mi dirigo verso la stazione Termini dove acquisto le ultime fondamentali risorse per la mia sopravvivenza: due lattine iper-gelate di Coca Cola Zero dai miei fornitori pakistani di fiducia; non so perchè, ma i loro frigoriferi funzionano meglio di quelli degli italiani. Ora che ho tutto vado al binario numero 2, dal quale sta per avere inizio la mia avventura folle. Devo raggiungere Sargans, località svizzera alle porte del Principato del Liechtenstein; ci sarebbe un Flixbus notturno per arrivare a circa venti kilometri di distanza (punto più vicino direttamente raggiungibile da Roma) ma costa un’esagerazione e, per ragioni di budget, riesco a costruire una combinazione che mi fa risparmiare un bel po’. Alle 14:40 parte l’Intercity con destinazione Firenze Rifredi, al quale segue un altro treno che mi porta a Firenze Santa Maria Novella. Qui ci tengo a fare un plauso al capoluogo di regione toscano (per me che sono di Livorno è difficile…però stavolta lo merita davvero): l’aver spostato il terminal dei bus dal centro città al parcheggio scambiatore di Villa Costanza è una salvezza per tutti i viaggiatori. Prima per raggiungere l’autostazione e poi tornare sull’autostrada serviva un sacco di tempo, mentre adesso la fermata è direttamente lungo la “A1”. Sicuramente tale decisione avrà comunque messo in difficoltà la gente che deve raggiungere la periferia anzichè prendere comodamente un pullman dal centro…dicevo io…e invece no: la linea tramviaria “T1” è un vero gioiello che per 1,50 euro porta chi ne ha bisogno da Santa Maria Novella a Villa Costanza in 22 minuti netti. Finalmente posso dare la mia stima sincera a qualcuno che se l’è meritata! Con un’ora di anticipo appoggio le chiappe su una delle panchine del parcheggio scambiatore e ne approfitto, dato che sono praticamente le 20:00, per cenare in santa pace. Poi il torpedone arriva ed alle 20:40 parto col Flixbus alla volta di Coira. Il viaggio scorre abbastanza tranquillo: accanto ho un energumeno che dorme e che, ad intervalli regolari, si sbilancia verso di me come se volesse usarmi come cuscino…quindi mi tocca fargli capire che avrebbe anche rotto le scatole fino a quando scende a Milano e mi lascia due posti comodi comodi per l’ultimo tratto rimasto. Alle 5:10 del mattino successivo esco dal pullman e mi trovo all’autostazione di Coira: la temperatura è abbastanza fresca, ma non ancora impossibile da gestire. Il meteo aveva previsto pioggia dopo le 13:00 e la cosa mi dispiacerebbe se dovesse succedere, però adesso c’è un po’ di sole misto a nuvole e mi godo comunque l’alba circondato da altissime montagne innevate. Il programma sarebbe stato quello di riposarmi un paio d’ore in stazione e poi, con calma, esplorare il Principato…ma il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: proprio oggi pomeriggio è prevista nella capitale del Liechtenstein una stupida gara podistica che bloccherà il centro, così non mi resta altro da fare che sbrigarmi ad andare lì ed a cambiare il mio programma mettendo la città principale come prima località del mattino. Vado a comprare i biglietti del treno che mi porterà a Sargans e qui dò una dritta a chi legge: non fidatevi del sito delle ferrovie svizzere perchè sono degli str…i!!! Spiego: in fase di preparazione del viaggio avevo ovviamente fatto la simulazione di tutti i costi, compresa questa tratta locale. Bene, volete sapere che cosa fanno gli elvetici? Ultimata la ricerca, clicco sul treno di mio interesse e leggo sotto che il prezzo parte da 5,60 franchi, quindi una cavolata. Alla macchinetta automatica però me ne chiedono 11,20 di franchi…cioè esattamente il doppio. Il motivo è semplice: invece di scrivere il prezzo base per tutti e poi eventualmente applicare riduzioni a coloro che ne hanno diritto, il prezzo che esce in prima pagina è quello scontato del 50% e destinato a coloro che hanno acquistato in precedenza una specie di costosissimo abbonamento annuale. Per il mio modo di vedere le cose, questa è una truffa bella e buona perchè alla fine le tratte mi costeranno in totale 22,40 franchi anzichè i preventivati 11,20 franchi. Quindi fate attenzione e procedete oltre senza fermarvi alla prima schermata se vorrete sapere esattamente quanto costa il vostro ipotetico viaggio. Presa questa bella botta vado al binario numero 4 ed aspetto il treno delle 5:51 che in venti minuti mi fa arrivare a destinazione. Lì, per prima cosa, vado a prelevare un po’ di valuta locale da un bancomat; prendo 40 franchi che dovranno bastarmi per l’intera giornata. Alle 6:44 è prevista la partenza del bus numero 11 della Liemobil, compagnia nazionale che attraversa in maniera capillare l’intero Principato e che sarà la mia inseparabile compagna di viaggio per quasi tutta la giornata. Salgo sul mezzo ed acquisto dall’autista la “Tages Karte”, ovvero un biglietto valido per tutta la giornata e per tutte le tratte all’interno del piccolo paese situato tra Svizzera ed Austria pagandolo 15 franchi. Adesso ho davvero tutto e non mi resta altro che raggiungere il primo obiettivo. Circa una trentina di minuti (forse qualcosa di meno) mi portano a Vaduz, la capitale del Liechtenstein. Scritto così può sembrare chissà quale popo’ di città, ma la realtà è ben diversa: si tratta di un paesello di circa 5.400 abitanti e, calcolando che io sono scappato dal luogo dove sono cresciuto (32.000 abitanti) per andare a Roma perchè mi sentivo soffocare in un posto tanto piccolo, penso subito che se avessi passato l’infanzia lì mi sarei potuto anche auto-flagellare per la noia. Ma c’è sempre il rovescio della medaglia: gente ce ne vive poca, ma ci sono migliaia di sedi di società che usufruiscono di un regime di tassazione molto agevolato. Non sono neanche le 7:30 di sabato mattina ed ovviamente in giro ci sono solo io, ma per me è molto meglio così. Già vedo file di transenne pronte per essere installate per strada in previsione della corsa podistica ed io devo fare in modo di finire tutto entro una certa ora per evitare problemi di affollamento. Mappa alla mano mi ritrovo a due passi dalla piazza del Rathaus (Municipio) e decido di iniziare da lì. Scopro con mio dispiacere che, oltre alle transenne che non danno grande fastidio, c’è anche un terribile gazebo di colore bianco ed arancione installato proprio di fronte all’edificio di mio interesse e non posso fare altro che “digerirlo” poichè l’unica alternativa sarebbe quella di demolirlo a calci (sinceramente ci ho pure pensato…). Davanti al palazzo del Comune trovo le sculture de “I Tre Cavalli” di Nag Arnoldi e del “Trono” (Hochsitz in lingua locale) di Robert Indermaur.

Municipio di Vaduz

Municipio di Vaduz

I Tre Cavalli di Nag Arnoldi

I Tre Cavalli di Nag Arnoldi

Hochsitz di Robert Indermaur

Hochsitz di Robert Indermaur

Proseguo la passeggiata e, dopo pochi metri, eccomi di fronte alla statua chiamata “Il Grande Cavallo”, anch’essa di Nag Arnoldi che, a questo punto, temo abbia una passione smisurata per gli equini; subito dietro c’è il particolare palazzo moderno che ospita il Museo Nazionale d’arte. L’immagine che segue la trovo particolare perchè la luce del primo mattino ne fa quasi sfumare il lato destro che sembra fondersi con le candide montagne in lontananza. Conclude la zona la statua di Fernando Botero che prende il nome di “La Donna Distesa”. L’artista colombiano non si smentisce e regala anche nel piccolo Principato una “fata” dalle forme un tantino troppo rotonde.

Il Grande Cavallo di Nag Arnoldi

Il Grande Cavallo di Nag Arnoldi

Museo Nazionale d'Arte

Museo Nazionale d’Arte

La Donna Distesa di Fernando Botero

La Donna Distesa di Fernando Botero

Ancora pochi passi ed ecco una nuova sosta: stavolta i due lati della strada sono occupati dall’edificio che ospita sia il Museo della Posta che la Camera del Tesoro, mentre dalla parte opposta c’è la raffigurazione di un “Re Africano” visto da Gunther Stilling. Riguardo le esposizioni appena citate: la prima è gratuita, mentre la seconda è a pagamento e vi si accede acquistando l’ingresso proprio all’interno del Museo della Posta. Un corridoio stretto, corto e buio guida il visitatore attraverso una collezione di preziosi appartenenti ai Principi del Liechtenstein: c’è una corona, Uova di Fabergè, armi, dipinti e pietre lunari riportate sulla Terra dalle spedizioni “Apollo 11” ed “Apollo 17”. Pare che questo piccolo stato abbia partecipato con un cospicuo contributo a tali eventi nello spazio, tanto più che la bandiera nazionale è piantata addirittura sul suolo lunare, ma ovviamente questo non lo posso verificare. Purtroppo nessuna foto è permessa qui nella Camera del Tesoro, anche se sarebbe stato bello poterne scattare.

Museo della Posta e Camera del Tesoro

Museo della Posta e Camera del Tesoro

Il Re Africano di Gunther Stilling

Il Re Africano di Gunther Stilling

Proseguo il giro e raggiungo un’altra mini-area dove sono concentrati altri punti di interesse: il primo prende il nome di “Z-Cube” di Georg Malin, seguito dalla “Swiss Fountain” (una stranissima fontana coperta in cui un getto d’acqua tipo irrigatore sovrasta le persone che la attraversano) e dal Museo Nazionale del Liechtenstein.

Z-Cube di Georg Malin

Z-Cube di Georg Malin

Museo Nazionale del Liechtenstein

Museo Nazionale del Liechtenstein

Sarebbe potuto non succedere ciò che non mi abbandona proprio mai? No…sarebbe stato impossibile: il piccolo (ma carino) Palazzo del Parlamento non è fotografabile perchè coperto dalle impalcature dei lavori in corso. Ma porca miseria…pure qui??? Adesso ho la certezza matematica che si tratta di una maledizione. Fortunatamente almeno i vicini Archivi Nazionali non hanno di questi problemi. Il Bassorilievo dedicato al compositore Josef Rheinberger  e la statua in onore del Principe Franz Josef II e della Principessa Gina von Liechtenstein mi separano dalla bella Cattedrale di San Florin, dove andrebbe data una potatina accurata agli alberi che le si trovano praticamente appiccicati. Anzi no, direi di estirparli proprio di netto. Dalla parte opposta della strada vedo l’opera “Two Light Prisms” di Heinz Mack: originale, ma senza infamia e senza lode.

Archivi Nazionali del Lichtenstein

Archivi Nazionali del Lichtenstein

Bassorilievo per Franz Josef II

Bassorilievo per Franz Josef II

In onore di Franz Josef II e Gina von Liechtenstein

In onore di Franz Josef II e Gina von Liechtenstein

Cattedrale di San Florian - fronte

Cattedrale di San Florian – fronte

Cattedrale di San Florian - lato sinistro

Cattedrale di San Florian – lato sinistro

Two Light Prisms di Heinz Mack

Two Light Prisms di Heinz Mack

Da questa parte non c’è più niente, per cui faccio marcia indietro per vedere che cosa offre il lato opposto. Ho il tempo sia per scattare una bella istantanea al panorama offerto da Vaduz che per fermarmi alla “Coop” locale per comprare qualcosa da bere; scopro con mia estrema felicità che, in un paese in cui tutto costa un’occhio della testa, le lattine di Coca Cola Zero le vendono esattamente come in Italia, cioè intorno ai 70 centesimi di euro. Non me lo faccio dire due volte e ne prendo un paio.

Scorcio di Vaduz

Scorcio di Vaduz

Non sarà il top del top, ma è proprio dal piazzale della “Coop” che ho la miglior visione frontale possibile del Castello di Vaduz (è situato molto molto più in alto di dove mi trovo, in cima ad un cucuzzolo) : lo si può solo guardare dall’esterno e non visitare internamente perchè è l’attuale residenza ufficiale della famiglia sovrana del Liechtenstein che, giustamente, non vuole rotture di scatole dentro casa. Prendo poi un percorso in salita e riesco ad arrivare al medesimo livello del Castello ed a fotografarlo anche sul retro.

Castello di Vaduz - Fronte

Castello di Vaduz – Fronte

Castello di Vaduz - Retro

Castello di Vaduz – Retro

Da quassù ho anche una vista panoramica della piccola capitale che non è niente male. Scendo poi al piano strada e vado avanti nella mia passeggiata: il prossimo obiettivo è la “Red House”, ovvero una casa storica. Prima di raggiungerla ho modo di fare mio uno scatto raffigurante le montagne al di dietro di un arco colmo di rigogliosa vegetazione e di una delle tante fontane che si trovano sia a Vaduz che nelle altre località che visiterò in giornata. Ovviamente l’acqua che scorre da queste parti, fontane comprese, non può che essere cristallina come piace a me. Infine, un’altra particolare diapositiva del Castello (stavolta laterale) mi colpisce. Mi manca solo l’Hofkellerei, ovvero l’azienda vinicola del Principato, ma aggiungo anche lei all’album dei ricordi.

Red House

Red House

Montagne dietro l'arco di vegetazione

Montagne dietro l’arco di vegetazione

Una delle Fontane del Liechtenstein

Una delle Fontane del Liechtenstein

Castello di Vaduz - Lato

Castello di Vaduz – Lato

Hofkellerei

Hofkellerei

Segue un’altra inversione di marcia (l’ultima per Vaduz) che mi porta a prendere “Lettstrasse” in direzione del Fiume Reno, che qui fa da confine naturale con la vicina Svizzera. Prima di arrivarci ho modo di vedere la scultura “Phoenix” di Doris Buhler ed anche di vivere uno dei miei soliti siparietti che provo a spiegare meglio possibile: ha come protagonista il “Rheinpark Stadion”. Questo piccolo impianto sportivo non avrebbe tanta importanza se non fosse la casa della nazionale di calcio del Liechtenstein, squadra che partecipa alle qualificazioni dei campionati europei e mondiali; ovviamente i risultati sono pessimi e si registrano molto spesso goleade subite dai padroni di casa, però ciò significa che su questo rettangolo verde, per volere dei sorteggi, ci sono passati e ci passeranno fior di campioni degli altri stati. Basta pensare infatti che proprio l’Italia è finita nel girone col piccolo Principato e che il prossimo 15 ottobre 2019 gli azzurri giocheranno qui. Altra particolarità: lo stadio ha 6.127 posti mentre tutti gli abitanti del Liechtenstein sono circa 37.000; per riempirlo servirebbe che circa una persona su sei decidesse di andare alla partita e mi pare una media un tantino alta. Tornando al racconto degli eventi, mi avvicino e trovo le porte chiuse; non mi dò per vinto e decido di fare un giro intorno al perimetro quando trovo un unico ingresso stranamente aperto. Mi guardo un po’ intorno e poi decido di entrare quatto quatto tipo ladro. Ci trovo due soggetti con tanto di tesserino al collo che stanno facendo delle foto, così fingendomi come loro inizio beatamente a farmi i cavoli miei ed a scattare con la reflex fino a mettere i piedi in campo ed a toccare l’erba che è tanto perfetta da sembrare finta. Appena fatto l’ultimo click mi trovo vicino all’uscita e vedo arrivare una tizia proveniente da un ufficio ubicato a pochi metri. Prima in tedesco e poi in inglese mi “invita” ad uscire con lo stesso tono che usano gli addestratori di cani rivolgendosi agli animali, così le rispondo testualmente nella lingua di sua maestà la regina: “Si si, stia pure tranquilla; stavo andando via da solo perchè HO APPENA FINITO!!!”. Ovviamente accompagno le parole con un sorriso di soddisfazione di quelli che non hanno eguali. Quindi, detto ciò, ecco le immagini dello stadio di Vaduz che “ho trovato chiuso”…forse 🙂

Phoenix di Doris Buhler

Phoenix di Doris Buhler

Rheinpark Stadion - tribuna

Rheinpark Stadion – tribuna

Rheinpark Stadion - Curva

Rheinpark Stadion – Curva

Proseguo la passeggiata ed arrivo in pochi secondi sulla sponda del Reno che seguo per circa 700 metri fino al Vecchio Ponte Coperto che unisce la capitale del Liechtenstein con la località svizzera di Sevelen. Il ponte è costruito in legno, è lungo 135 metri ed è stato oggetto di recenti restauri (incredibile che io non ci abbia trovato le impalcature…). Attraversarlo è una piacevole esperienza.

Vista sul Reno

Vista sul Reno

Vecchio Ponte Coperto - Panoramica

Vecchio Ponte Coperto – Panoramica

Vecchio Ponte Coperto - Interno

Vecchio Ponte Coperto – Interno

Con questo posso scrivere la parola fine alla visita della Capitale del Principato del Liechtenstein; nel frattempo, come si vede dalle ultime immagini, le nuvole iniziano ad essere più presenti sopra la mia testa e qualche misera goccetta mi colpisce di tanto in tanto. Sono fiero della mia organizzazione perchè mi trovo in perfetta linea d’aria con la fermata “Vaduz – Spital” dove aspetto l’arrivo del bus numero 21 diretto a Malbun, località vacanziera dove non c’è veramente una mazza; ma non sono così idiota da perdere tempo in un posto in cui già so che non troverò nulla; mi serve questa linea per scendere in un punto intermedio. Salgo sul mezzo e siamo in tutto cinque persone a bordo; man mano che scorre il viaggio non sale nessuno e per le ultime soste rimango da solo con l’autista che ha voglia di parlare. Quando le dico che devo scendere a “Steg – Tunnel” mi chiede almeno tre volte se sono sicuro ed io le dico di si perchè so esattamente cosa sto cercando. Alla fine giungo a destinazione e saluto. E’ il momento di un po’ di natura: infatti anche il Liechtenstein ha il suo laghetto, anche se artificiale: sto parlando del “Ganglisee”. In realtà ce ne sarebbe un altro nel comune di Bendern-Gamprin, ma per una serie di motivi opto per esplorare solo il primo. Non lasciatevi ingannare dalla parola “lago” perchè lo specchio d’acqua che ho davanti è veramente molto piccolo, roba che il giro totale lo si compie in cinque minuti o poco più con un’andatura tranquilla; però ammetto che mi regala alcune buone immagini.

Fermata Steg-Tunnel

Fermata Steg-Tunnel

Ganglisee - 1

Ganglisee – 1

Ganglisee - 2

Ganglisee – 2

Ganglisee - 3

Ganglisee – 3

Ganglisee - 4

Ganglisee – 4

Ganglisee - 5

Ganglisee – 5

Mi sposto ora verso il minuscolo gruppo di case che si trovano a breve distanza e da lì osservo sia le lontane montagne rese candide dalla neve abbondante e sia la piccola ma graziosissima Cappella di Steg, davvero un amore.

Cappella di Steg

Cappella di Steg

Mi dirigo di nuovo verso la medesima fermata del bus numero 21 (ovviamente sul lato opposto rispetto all’andata) sperando di ritrovare lo stesso autista per continuare la chiacchierata, ma non sono fortunato. Pochi minuti e scendo a Triesenberg, altro villaggio montano che ha tre (si, ho detto proprio tre…) punti di interesse in tutto. Mi riferisco alla graziosa “Pfarrkirche” che ha accanto un piccolo cimitero ordinatissimo, all’edificio che del Rathaus (Municipio) ed il “Walser Museum” ospitato da un palazzo che francamente è inutile fotografare.

Pfarrkirche Triesenberg - Fronte

Pfarrkirche Triesenberg – Fronte

Pfarrkirche Triesenberg - Lato

Pfarrkirche Triesenberg – Lato

Piccolo Cimitero

Piccolo Cimitero di Triesenberg

Rathaus Triesenberg

Rathaus Triesenberg

“Altro giro ed altra corsa”, come si suol dire. Aspetto nuovamente il bus numero 21 e stavolta arrivo al capolinea, ovvero alla fermata “Vaduz – Post”. Nel giro di pochi minuti ecco il bus numero 11 che prendo fino alla località di Schaan. Mentre Triesenberg l’ho inquadrato come un tranquillo villaggio di montagna, questo nuovo posto mi appare a prima vista ben più commerciale. Faccio una passeggiata nei dintorni e trovo il Rathaus (Municipio), la bella Chiesa Cattolica locale, la Cappella del Cimitero e la Stazione “Schaan-Vaduz” della linea ferroviaria che unisce Buchs (in Svizzera) con Feldkirch (in Austria) passando per il Liechtenstein.

Rathaus Schaan

Rathaus Schaan

Chiesa Cattolica Schaan - Fronte

Chiesa Cattolica Schaan – Fronte

Chiesa Cattolica Schaan - Lato

Chiesa Cattolica Schaan – Lato

Chiesa Cattolica Schaan - Dettaglio

Chiesa Cattolica Schaan – Dettaglio

Cappella del Cimitero di Schaan

Cappella del Cimitero di Schaan

Stazione Ferroviaria di Schaan

Stazione Ferroviaria di Schaan

E’ nuovamente la volta del bus numero 11 in direzione Feldkirch con l’obiettivo di scendere a Eschen, ovvero la località più a nord del Liechtenstein che visiterò. Dopo di questa rimarrebbe solo Mauren, ma non mi pare di aver scorto punti di interesse che valessero uno stop anche lì, per cui evito. Anche qui il giro è molto breve e comprende la Pfarrkirche, diverse mucche al pascolo in pieno paese ed una fontana all’interno di una rotonda stradale che stona totalmente con il contesto in cui si trova, decisamente troppo colorata per l’ambiente circostante che è si carino, ma monotono. Vedere per credere.

Pfarrkirche Eschen

Pfarrkirche Eschen

Mucca in centro ad Eschen

Mucca in centro ad Eschen

Fontana in una rotonda ad Eschen

Fontana in una rotonda ad Eschen

Qui però mi scappa un “bisognino”, per fortuna quello meno invasivo delle due scelte. Lo so che non è carino scrivere certe cose, ma le uso come spunto perchè, guardandomi intorno, l’unica soluzione che intravedo è quella di usare il bagno…del cimitero. Ebbene si, alla fine opto per farlo: o questo o la prosecuzione di atroci dolori fino ad una fine poco gloriosa. Prima di entrare lì dentro mi frullano due cose nella testa: la prima è che quasi sicuramente sarà a pagamento e la seconda, data la strana ubicazione in cui si trova, è che sarà poco pulito. Arrivo in loco e vengo totalmente smentito: è gratuito e dentro è talmente lindo da poterci mangiare. 2-0 per il Liechtenstein contro di me e palla al centro.  Siccome il bus passa esattamente ogni 30 minuti, guardo l’orologio e noto che manca ancora molto. Decido di raggiungere a piedi la penultima località del mio tour, e cioè Bendern. Se fino ad ora tutti gli altri posti avevano un minimo di due-tre cose da vedere, qui c’è il record negativo assoluto con una sola: la Pfarrkirche e poi più nulla.

Pfarrkirche Bendern

Pfarrkirche Bendern

Ecco il pullman numero 11 della Liemobil che raggiunge la fermata in cui mi trovo; salgo e stavolta mi aspetta un tragitto un pochino più lungo verso Balzers, ovvero la fine della mia giornata nel Principato. Nel mio programma originale questo posto sarebbe dovuto essere il primissimo da visitare (è il più vicino a Sargans), ma l’ho dovuto retrocedere così tanto a causa della famigerata gara podistica in programma a Vaduz che vedo svolgersi passando proprio dalla capitale prima di arrivare qui e scendere alla fermata “Balzers – Alter Pfarrhof”. Chi mi conosce sà già il mio giudizio: chiudere le strade e rompere lautamente i coglioni per budinate come quella è un’idiozia totale, ma così va  il mondo purtroppo e non posso farci niente. Meglio non pensarci e tornare al giro del Liechtenstein. Della Chiesa trovo solo il campanile…mentre del resto non ce n’è traccia; vedo che all’ingresso del piccolo complesso ci sono delle targhe con una foto molto vecchia in cui la chiesa è tutta intera. Le scritte sono solo in tedesco, ma credo non ci voglia molto a capire che in passato il corpo centrale è stato distrutto volutamente oppure è venuto giù da solo. Ecco in foto quanto appena scritto:

Alter Pfarrhof ieri

Alter Pfarrhof ieri

Alter Pfarrhof oggi

Alter Pfarrhof oggi

Camminando noto che questo villaggio mi piace più di tutti gli altri: è tranquillo, non del tutto spoglio di cose da vedere ed incastonato in un contesto naturale davvero particolare e degno di nota; insomma, è un vero piacere stare qui. Ho ora l’occasione per osservare una cartolina composta dalla Pfarrkirche (in piano stradale) e dal Burg Gutenberg, un fiabesco castello situato in cima ad un cucuzzolo isolato dal resto delle montagne. Uno spettacolo unico che si completa con la purezza di un mini-corso d’acqua che scorre all’inizio della salita verso il Castello.

Cartolina da Balzers

Cartolina da Balzers

Pfarrkirche Balzers - Fronte

Pfarrkirche Balzers – Fronte

Pfarrkirche Balzers - Lato

Pfarrkirche Balzers – Lato

Burg Gutenberg - 1

Burg Gutenberg – 1

Burg Gutenberg - 2

Burg Gutenberg – 2

Acqua limpidissima a Balzers

Acqua limpidissima a Balzers

Mi rimetto in cammino verso gli ultimi due punti di interesse e, prima di raggiungerli, mi imbatto in un piccolo gruppo di asinelli al pascolo. Sono animali tenerissimi che adoro, ma stavolta mentre scatto la foto si girano dall’altro lato: anche loro con questa cacchio di privacy…; non ci metto molto ad arrivare prima alla Kapelle St. Peter e poi alla Mariahilf-Kapelle, dove oltre all’edificio religioso mi aspetta un rimorchio carico di letame che “aggrada” i miei ultimi respiri nel Principato. Effettivamente mi mancava…

Asinello a Balzers

Asinello a Balzers

Kapelle St. Peter

Kapelle St. Peter

Mariahilf-Kapelle

Mariahilf-Kapelle

Per fortuna l’immagine finale che ho del Liechtenstein non è quella del rimorchio pieno di cacca, bensì di un giardino fioritissimo che la padrona di casa cura maniacalmente; è posto proprio davanti alla fermata dell’ultimo bus numero 11 della mia breve avventura odierna e ne pubblico volentieri un piccolo scorcio:

Giardino in fiore

Giardino in fiore

Sono circa le 17:15 quando metto di nuovo piede nel piazzale della stazione di Sargans, in Svizzera. Non mi resta altro da fare che acquistare alla macchinetta automatica il biglietto del treno che mi riporterà a Coira con partenza alle 17:36 ed arrivo alle 17:56.

Conclusioni: Il Principato del Liechtenstein è uno di quei classici luoghi che potrebbero benissimo far parte di una nazione più grande, ma politica, burocrazia e storia (sembra impossibile ma il 23 gennaio 2019 questo staterello ha festeggiato i 300 anni tonfi tondi…) lo hanno reso indipendente. Non è altro che un territorio di montagna che attrae investimenti grazie alle sue agevolazioni fiscali ed un po’ di turismo (soprattutto invernale, ma non solo grazie alla possibilità di praticare trekking e mountain bike durante la bella stagione) più qualche sporadico curioso come me. Come si è visto, a parte Vaduz e forse Balzers, tutto il resto ha punti di interesse che si contano sulle dita di una mano mozzata e, se proprio vogliamo dirla tutta, la capitale è piena di statue e sculture che servono per “riempire un po’ di spazi” e darle una certa parvenza. Con ciò non sto dicendo niente di male, ma solo che far passare qualcosa che potrebbe essere un borgo come una realtà a livello europeo la vedo una cosa un tantino esagerata. Personalmente sono contentissimo di essere stato qui e pure di aver affrontato un week-end poco convenzionale e molto faticoso per arrivarci. Era da tanto che lo volevo fare e finalmente ci sono riuscito aggiungendo un altro pezzo di mondo alla mia collezione, per quanto piccolo possa essere il Liechtenstein. A chi ha letto il racconto posso dire che bisogna venire da queste parti con lo spirito giusto, cioè senza aspettarsi grandi cose (altrimenti si va via delusi) e sapendo apprezzare soprattutto le cose semplici.

 

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