Cardiff: la capitale del Galles mi dà luci ed ombre

di admin
Castello di Cardiff

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Stavolta tocca al Galles sopportare la mia presenza, cosa che prima non era mai successa. Avendo come sempre poco tempo a disposizione decido di dedicarmi alla sua capitale, per poi spingermi oltre in futuro. Il volo diretto da Roma esiste, ma non costa pochissimo e soprattutto ha orari impensabili: arrivare in aeroporto alle 13:15 significa perdere oltre mezza giornata calcolando il tempo che occorre per raggiungere il centro. E’ così che studio una delle mie ormai note “triangolazioni” che con 25 euro scarsi mi porta a destinazione. Dalla mappa che ho realizzato non sembra ci siano troppe cose da vedere, per cui stimo per questa località circa nove ore tonde tonde che ritengo sufficienti. Il meteo ha previsto una giornata uggiosa, ma senza pioggia: trattandosi della Gran Bretagna…se fosse vero mi riterrei più che fortunato. Adesso è ora di andare.

Venerdi Sera: esco dall’ufficio alle 18:30 con tutta calma per andare a Roma Termini con la metropolitana; lì alle 19:20 ho il Terravision per Fiumicino. Con me ho il mio solito zainetto delle dimensioni perfette per imbarcarlo gratis sulla Ryanair ed una bustina tipo profugo con dentro la cena (acquistata al supermercato durante la pausa pranzo) che consumerò su una sedia del principale scalo romano. A conti fatti, con 4,15 euro mi sazierò come voglio (compresa una stecca di cioccolato ripiena di caramello), mentre se avessi comprato le stesse cose in aeroporto non mi sarebbero bastati 10 euro ed avrei mangiato sicuramente di meno. Purtroppo è il “sistema” che costringe certe scelte, non certamente io. Il controllo del bagaglio scorre via in meno di un minuto: stranamente non c’è molta gente in partenza pur essendo metà maggio. Vado alla porta “D7” ed attendo l’imbarco del volo per Barcellona El Prat; la partenza è prevista alle 22:05 (ritarderà poi una ventina di minuti) e l’arrivo a mezzanotte. Una volta a destinazione devo capire come passare la nottata e scopro un mondo che non immaginavo; dal punto di vista della comodità per un eventuale dormita, anche questo posto lascia a desiderare: ci sono solo sedie con braccioli e nessuna sulla quale ci si possa sdraiare. In compenso ci sono una Wifi illimitata gratuita fantastica e, udite udite, tante postazioni composte da tavolo e due prese di corrente ciascuna. Ovviamente non perdo tempo e ne prendo una tutta per me: in questo modo posso sia ricaricare il cellulare che accendere il mini computer che mi sarà utile per portare avanti qualche dovere (prima) e per passare un po’ di tempo giocando al mio fedele calcio manageriale (dopo). Alla fine, accroccando lo zaino a mo’ di cuscino, riesco pure a coricarmi un paio d’ore, ma non di più.

Sabato mattina: Alle 7:15 ho l’imbarco per il nuovo volo, stavolta diretto a Cardiff. Ovviamente sto vagando nel settore dedicato dell’aeroporto con un po’ di anticipo dopo aver superato senza problemi il controllo passaporti. Vorrei fare colazione, ma i prezzi sono esosi anche qui e non dò ai baristi la soddisfazione di derubarmi; decido di mangiare qualcosa in terra gallese dove sicuramente avrei trovato più scelta a buon mercato. Con me ho poco più di cinque sterline che mi sono rimaste dall’ultimo viaggio in UK e mi saranno utili per pagare il bus di trasferimento dall’aeroporto di Cardiff al centro città che costa esattamente quella cifra. Anche stavolta l’aeromobile ha quindici-venti minuti di ritardo; ho giusto il tempo di sparare qualche Madonna qua e là, scattare una foto bellissima poco dopo il decollo e cadere in un sonno profondo per la stanchezza.

In decollo da Barcellona

In decollo da Barcellona

La tratta dura circa due ore, ma grazie al fuso orario che va indietro ne recupero una. Quando superiamo la coltre di nuvole che vive stabilmente sopra il Regno Unito ho modo di restare a bocca aperta per il primo impatto col Galles: il mare è cupo e lo sapevo, ma i villaggi composti da casette meravigliose e rigorosamente tutte uguali sembrano quelli delle favole, senza contare gli animali che pascolano con erba verdissima all’interno di recinti incredibili che sembrano costruiti dalla natura e non dall’uomo per quanto sono poco invasivi. Uscendo dal velivolo trovo una sterlina per terra sotto al mio sedile: nessuno la reclama e decido di tenerla come portafortuna. L’aeroporto di Cardiff sembra piccolo, ma per andare dalla porta di ingresso fino all’area arrivi c’è da fare una camminata abbastanza lunga piena di stranissimi sali-scendi; la cosa bella è che si passa attraverso postazioni che riproducono fedelmente (non solo con le classiche foto) gli ambienti più tipici del Galles. La prima cosa che colpisce il visitatore è il bilinguismo totale: qui tutto è scritto sia in inglese che in gallese, lingua complicatissima che con quella di Sua Maestà la Regina non c’entra assolutamente nulla; un esempio: “Welcome to Wales” diventa “Croeso i Gymru”. Alla postazione passaporti vengo estratto a sorte dalla macchinetta automatica e vinco un controllo più accurato davanti al poliziotto di frontiera di turno che fortunatamente è cordiale e mi liquida in pochi secondi. Trovare la fermata del bus “T9” è un gioco da ragazzi: basta uscire su strada e camminare cinquanta metri sulla sinistra; ce n’è uno appena arrivato, per cui mi metto in fila per il biglietto che però non pago perchè il sabato e la domenica la corsa è gratis (questa è musica per le mie orecchie). Felicissimo, resto quindi con le mie sei sterline e spicci in tasca (quelle che avevo da casa più la moneta trovata in aereo) e mi metto seduto cercando di guardarmi intorno il più possibile durante il percorso che dura qualcosa di più di trenta minuti. Per me che adoro le case a schiera in stile british è un sogno soltanto poter vedere quelle. Finalmente ci sono: il bus si ferma dove convenuto e scendiamo tutti. Decido di non buttarmi a capofitto sul centro, ma di vedere prima qualcosa che sta nei dintorni; è così che, su Bute Terrace, vedo il monumento in onore di Jim Driscoll, pugile gallese riconosciuto come uno dei migliori di sempre. Dato che la scultura è posizionata proprio accanto all’ingresso di un hotel, è usata comunemente come “luogo di ritrovo per fumare” dagli ospiti di tale struttura; trovare un momento in cui non c’è nessuno per poter scattare una foto è un’impresa. Vado avanti e giungo su Callahan Square: una fontana e la statua di John Crichton-Stuart, secondo Marchese di Bute, caratterizzano questo spazio. Una rotonda stradale qui vicino ospita le “Water Towers”: si tratta di fontane realizzate da Amber Hiscott e David Pearl che rappresentano abbastanza fedelmente due torri d’acqua. La St. Mary’s Church (anglicana) chiude la zona: a prima vista sembra abbandonata, ma fuori leggo un cartello con indicati gli orari delle messe…

In onore di Jim Driscoll

In onore di Jim Driscoll

John Crichton-Stuart - secondo Marchese di Bute

John Crichton-Stuart – secondo Marchese di Bute

Water Towers

Water Towers

St. Mary's Church

St. Mary’s Church

Faccio marcia indietro e, sempre su Bute Terrace, devio verso un’insegna che ho visto poco fa: c”è un Tesco e mantengo così la mia promessa di fare colazione qui. Non ci metto molto a decidere cosa prendere: basta entrare e mi trovo davanti i waffles impacchettati in confezioni singole a 0,95 sterline l’uno; ne prendo due (maledetta la mia ingordigia…), ci unisco una Coca Cola Zero ghiacciata ed il gioco è fatto. A pancia piena si viaggia meglio, così arrivo all’inizio della zona pedonale e posso osservare subito la Biblioteca Centrale. In pochi passi ho modo di vedere l’edificio che ospita la “Tabernacle Welsh Baptist Church”, una bella serie di bandiere del Galles appese ai lampioni (qui ci tengono tantissimo alle loro origini) ed il monumento in onore di John Batchelor, ex politico locale famoso con il soprannome di “amico della libertà”.

Biblioteca Centrale

Biblioteca Centrale

Tabernacle Welsh Baptist Church

Tabernacle Welsh Baptist Church

Una delle bandoiere del Galles

Una delle bandoiere del Galles

Statua di John Batchelor

Statua di John Batchelor

In tutto ciò non poteva mancare il primo momento di folklore e ringrazio gli abitanti per lo show offerto: tre energumeni stanno bloccando a terra un tizio che sicuramente ne ha appena combinata una poco chiara; mentre rantola qualcosa è entusiasmante vedere una poliziotta di forma cubica (poco più di un metro di altezza per oltre 100 kg di peso) che può fare solo una cosa nelle sue condizioni: chiamare rinforzi con la radio di servizio. Dalle mie precedenti visite nel Regno Unito so che queste sono scene ordinarie in una parte di mondo in cui, su dieci mattonelle che pavimentano i marciapiedi, ce ne sono mediamente due pulite ed otto con macchie di vomito secco ormai indelebile. Il “Cardiff City Museum” è il prossimo punto di interesse: palazzo di buone dimensioni che, oltre al museo, ha al suo interno l’immancabile bar/punto ristoro. Non lontana c’è la St. John Parish Church che, a causa della sua posizione, posso immortalare solo lateralmente; farlo di fronte vorrebbe dire inquadrare il solo campanile. Alla fine della zona pedonale trovo la scultura in onore di Aneurin Bevan, ex politico.

Cardiff city Museum

Cardiff city Museum

St. John Parish Church

St. John Parish Church

In onore di Aneurin Bevan

In onore di Aneurin Bevan

Di fronte a me ci sono le imponenti e bellissime mura di recinzione dell’area che ospita il Castello di Cardiff; pochi passi e mi trovo alla porta di ingresso e, quasi certo del fatto che la cultura in Gran Bretagna si condivide a costo zero, mi accingo ad entrare. Peccato ci sia la sorpresa della cassa piazzata nel punto giusto: il costo per adulto (o per chi non abbia riduzioni) è di “sole” 11,95 sterline…mortacci loro!!! E questo è il minimo sindacale: se si sceglie uno dei tours con guida proposti, ovviamente il prezzo sale. Resta il fatto che quella costruzione così ubicata è uno spettacolo. Quando torno su strada mi colpisce anche l’Animal Wall, ovvero un muro dal quale si “affacciano” sculture di animali. Qui metto quella della lince come unico esempio.

Torre delle Mura del Parco del Castello

Torre delle Mura del Parco del Castello

Castello di Cardiff

Castello di Cardiff

Animal Wall - la lince

Animal Wall – la lince

Mi aspettano i curatissimi “Friary Gardens” che custodiscono al loro interno la statua di John Crichton-Stuart, terzo Marchese di Bute. Tale luogo è per me doppiamente importante: da un lato di questo giardino partirà il Megabus che in tarda serata mi porterà via di qua con direzione Bristol; memorizzo la posizione e proseguo. Vedo un assembramento di strane persone in lontananza e, man mano che mi avvicino, capisco che si tratta di un raduno di motociclisti. La cosa pare seria perchè c’è addirittura la polizia a cavallo a supervisionare il tutto. Mi faccio largo tra i presenti ed ho modo di vedere, nell’ordine, il Palazzo di Giustizia, il monumento per i gallesi morti in Sudafrica, il Municipio ed il Museo Nazionale dell’Università. Di fronte a quest’ultimo c’è un parco che prende il nome di “Gorsedd Gardens” e, tra le sculture presenti, ce ne sono due in particolare che cerco di proposito: si tratta di “The Girl” dell’artista Robert Thomas e del monumento a David Lloyd George, ex politico.

John Crichton-Stuart - terzo Marchese di Bute

John Crichton-Stuart – terzo Marchese di Bute

Palazzo di Giustizia

Palazzo di Giustizia

Per i gallesi caduti in Sudafrica

Per i gallesi caduti in Sudafrica

Municipio di Cardiff

Municipio di Cardiff

Museo Nazionale dell'Università

Museo Nazionale dell’Università

The Girl di Robert Thomas

The Girl di Robert Thomas

David Lloyd George

David Lloyd George

Da qui mi aspetta un giro abbastanza strano, che però porterà i suoi frutti una volta finito. Inizio andando verso New Theater e continuo osservando il “Carosello” su Queen Street; la Chiesa “Eglwys Dewy Sant” esiste, anche se sembra ormai divorata dagli alberi e ciò che ne rimane alla vista è ben poco. La “Mansion House”, edificio storico, è oggi usata come location per matrimoni, cerimonie civili ed eventi. La vicinissima St. Peter’s Church ha una bella facciata, ma tutto il resto del corpo centrale è invaso da impalcature.

New Theater

New Theater

Carosello su Queen Street

Carosello su Queen Street

Eglwys Dewy Sant

Eglwys Dewy Sant

Mansion House

Mansion House

St. Peter's Church - facciata

St. Peter’s Church – facciata

Da qui faccio il mio ingresso nella zona della città abitata quasi esclusivamente dagli extracomunitari. Lo noto sia da coloro che incontro durante la passeggiata che dalla scarsa varietà di attività commerciali tipica di tali aree: infatti si alternano soltanto, e senza soluzione di continuità, minimarkets, fast-food con kebab e saloni di parrucchieri; per il resto c’è poco altro. Sono diretto al “The Gate”, cioè un centro artistico e di aggregazione culturale. Come spesso avviene in UK, si tratta di una ex chiesa presbiteriana oggi riadatatta; decisamente meglio questo uso rispetto a quello del pub, come ho visto nei precedenti viaggi. La vicina St. Martin’s Church non è degna di nota. Mi tocca snobbare anche lo Sherman Theater che raggiungo dopo una buona passeggiata: è infatti troppo moderno e quindi privo di interesse, dato che come questo ci sono milioni di altri edifici nel mondo.

The Gate

The Gate

Come per magia (…non proprio perchè era tutto studiato a tavolino…però ogni tanto fa scena scriverlo) mi ritrovo negli Alexandra Gardens (chiamati anche Cathays Park), ovvero esattamente dietro al Municipio ed al Museo Nazionale dell’Università; il giro di cui ho parlato poco fa si chiude e posso andare oltre. In quest’area verde ci sono il monumento a Henry Bruce (1° Barone Aberdare) ed il “Wales National War Memorial” che mi piace davvero molto.  Su “King Edward VII Avenue” vedo molti begli edifici ed in particolare mi soffermo su quello che ospita la “School of Social Sciences” e sul “Temple of Peace”.

Per Henry Bruce - 1° Barone Aberdare

Per Henry Bruce – 1° Barone Aberdare

Wales National War Memorial

Wales National War Memorial

School of Social Sciences

School of Social Sciences

Temple of Peace

Temple of Peace

Un po’ di delusione mi prende quando raggiungo la University Church: si tratta di un complesso di edifici molto curato, ma niente di particolare nè di fotografabile. E’ il punto più lontano della città in questa direzione che avevo previsto di raggiungere, per cui torno indietro e mi imbatto nell’enorme struttura che ospita il “Royal Welsh College of Music and Drama”. Appena fatto, entro nell’immenso “Bute Park”, un’area verde che però non ha punti di interesse; è soprattutto uno spazio vissuto dai locali che qui si dedicano ad attività come il Cricket (vedo dei ragazzi che stanno praticando questo strano sport proprio mentre passo) ed il pic-nic quando la stagione lo consente. Mi piace moltissimo un particolare e non manco di portarlo nel mio album dei ricordi: ciò che rimane di un tronco d’albero è stato usato per intagliare una figura che sembra un cane; guardate che bello:

Royal Welsh College of Music and Drama

Royal Welsh College of Music and Drama

Cane intagliato in un tronco d'albero

Cane intagliato in un tronco d’albero

Esco dal parco e continuo la visita della città che mi ospita; lo faccio dirigendomi verso la “St. David’s Metropolitan Cathedral” che ha davanti un altro edificio religioso che però, ancora una volta, è adibito a centro congressi e ristorazione varia (prende il nome di Cornerstone); io certe cose continuo a non capirle. Più avanti c’è la Motorpoint Arena, una grande sala per eventi e centro espositivo; è talmente grande che non ho spazio a sufficienza per far entrare la costruzione nell’obiettivo e decido quindi di immortalarne solo il logo (che altro poteva essere se non un dragone rosso?).

David's Metropolitan Cathedral

David’s Metropolitan Cathedral

Cornerstone

Cornerstone

Logo della Motorpoint Arena

Logo della Motorpoint Arena

Questo posto lo riconosco: sono a due passi dal Tesco dove poche ore fa ho comprato i waffles e la Coca Cola zero. La voglia di fare un bis ugale identico è tanta, ma mi impongo di resistere. Mi rimetto in marcia cercando di non farci caso. Raggiungo e supero la stazione dei treni, ma mi fermo solo un secondo per fotografare le due scritte (in gallese ed inglese) che indicano il “Benvenuto a Cardiff”: la differenza tra le lingue è incredibile. Eccomi nella zona del Millennium Stadium, ovvero lo stadio “nazionale”. Sento un casino bestiale di motori arrivare dal suo interno e non ci metto molto a scoprire che è in corso una manifestazione chiamata “Monster Jam” che consiste nell’esibizione di strani mezzi a motore che compiono chissà quali evoluzioni; a me queste cose non piacciono affatto, per cui passo oltre.

Benvenuti a Cardiff in gallese ed inglese

Benvenuti a Cardiff in gallese ed inglese

Millennium Stadium

Millennium Stadium

Dato che siamo in tema sportivo, una discreta camminata mi porta fino al Ninian Park, ovvero il campo di gioco della maggiore squadra cittadina, il Cardiff City; per me è un buco nell’acqua perchè i bellissimi impianti inglesi danno il meglio quando si può entrare a vederli internamente. Da fuori sembrano delle comunissime costruzioni. Vengo via un po’ deluso: anche se sapevo che poteva finire così…ci ho provato. La Chiesa Anglicana “St. John the Evangelist” non è da meno: quando ci arrivo devo constatare, come troppe volte accade, che gli alberi presenti ne coprono almeno il 60-70% della superficie; senza questo scempio, la foto che segue sarebbe potuta essere molto più suggestiva. Il prossimo punto di interesse è lo “Shree Swarminarayan Temple”, un luogo di culto Indù ubicato in un’altra area abitata soprattutto da extracomunitari; appena mi vedono fotografare il loro tempio hanno tutti un atteggiamento tra il curioso ed il sospetto, ma io me ne frego e faccio ciò che devo finchè non finisco ciò che voglio fare.

St. John The Evangelist Church

St. John The Evangelist Church

Shree Swarminarayan Temple

Shree Swarminarayan Temple

Per concludere degnamente tutto ciò che ho segnato sulla mappa manca da raggiungere la Cardiff Bay, cioè un’area distaccata dal centro che affaccia sul mare. Ho tempo e non me lo faccio ripetere due volte, ma anche stavolta il diavolo fà le pentole e non i coperchi: dopo poche centinaia di metri incrocio un nuovo Tesco…e stavolta non resisto: preparo 2,75 sterline e compro altri due waffles con Coca Cola Zero; sapevo che sarebbe finita così fin dall’inizio. Saziata la mia gola senza fondo mi trovo quasi a destinazione, ma inizio con una pessima sorpresa: la piazza antistante il bell’edificio del “Wales Millennium Center” è occupata da delle casupole bianche che probabilmente serviranno di li a poco per qualche evento che si dovrà svolgere; la loro presenza mi impedisce di scattare la foto ricordo che volevo e devo accontentarmi di un’immagine presa da lontano e da posizione obliqua: in questo modo lo scempio si nota meno. Allontanandomi da questa parte riesco a trovare una semplice statua del Mahatma Gandhi totalmente fuori mappa. Sempre nel medesimo palazzo c’è anche la “Welsh National Opera”. Ma i problemi non finiscono qui perchè dei lavori in corso bloccano l’accesso allo spazio che prende il nome di “Roald Dahl Pass”, una porzione ovale leggermente al di sotto del livello stradale dove si tengono concerti all’aperto; è dedicata allo scrittore di Cardiff che gli ha dato il nome. Almeno la statua di Ivor Novello (attore, compositore e sceneggiatore gallese) è in piedi. E’ la volta della National Assembly of Wales, ovvero l’organo legislativo locale; segue il bellissimo palazzo storico che prende il nome di ‘”Edificio Pierhead”, il cui orologio viene chiamato “il Big Ben del Galles”.  Il colpo d’occhio che regala questa struttura è davvero notevole.

Wales Millennium Center

Wales Millennium Center

Mahatma Gandhi

Mahatma Gandhi

Dedicata a Ivor Novello

Dedicata a Ivor Novello

National Assembly of Wales

National Assembly of Wales

Edificio Pierhead - Vista Frontale

Edificio Pierhead – Vista Frontale

Edificio Pierhead - Vista Laterale

Edificio Pierhead – Vista Laterale

La strana ma affascinante opera d’arte “Merchant Seafarer’s” campeggia nel piazzale tra il lato opposto della National Assebmly of Wales ed il mare, mentre la “World Harmony Peace Statue” il mare lo guarda proprio. Il “Norwegian Church Arts Center” oggi non è concettualmente niente di speciale, ma lo è stato in passato in quanto fu una chiesa luterana poi chiusa e sconsacrata nel 1974; da allora, dopo aver superato la minaccia della demolizione, fu smontata con attenzione durante il periodo di riqualificazione della baia di Cardiff (1987) per poi essere rimontata e riaperta con l’uso attuale nel 1992. La “Captain Scott Memorial Statue” chiude l’area in questa direzione.

Merchant Seafarer's

Merchant Seafarer’s

World Harmony Peace Statue

World Harmony Peace Statue

Norwegian Church Arts Center

Norwegian Church Arts Center

Captain Scott Mermorial Statue

Captain Scott Mermorial Statue

Torno indietro e qui ho un pessimo esempio di come i locali siano un po’ tarati: in stile totalmente britannico noto una parete della baia piena di biglietti e fogli di carta. Pare sia lo “Ianto’s Shrine”, una sorta di memoriale per uno dei personaggi della serie “Torchwood” che non ho avuto ancora oggi occasione di vedere. Possibile che si possa arrivare a tanto per un personaggio di pura immaginazione? Sono al livello del mare, così salgo le scale e mi porto al piano strada dove posso osservare la statua “People Like Us” dell’artista John Clinch. Qui ho l’onore di assistere al secondo momento di folklore gentilmente offerto dagli abitanti di Cardiff: in pochi secondi vedo passare non una, ma ben due signore (in momenti diversi e che verosimilmente non si conoscono tra loro) che portano a spasso i loro cani all’interno di passeggini per bambini; spero davvero che stiano scherzando ma temo che invece sia tutto maledettamente reale. Avreste dovuto vedere le faccia di quei due cani per capire meglio la tragica situazione. L’ultimo punto di interesse rimasto è il Techniquest, ovvero il centro della scienza e della scoperta del Galles che guardo senza scattare foto.

Ianto's Shrine

Ianto’s Shrine

People Like Us di John Clinch

People Like Us di John Clinch

Adesso è davvero tutto, così faccio marcia indietro in direzione del centro città. Come già detto, devo andare a Bristol (località che visiterò domani) dove mi aspetta una stanza per la notte. Chi mi ospita mi ha informato del fatto che lì i markets chiudono alle 20:00 e quindi, arrivando in zona alle 20:30, avrei dovuto attrezzarmi per la cena acquistando il dovuto qui a Cardiff. Conscio di questo decido di non brancolare nel buio e di dirigermi al primo Tesco della giornata, quello della colazione. Ma prima di arrivarci…ecco il terzo ed ultimo momento di folklore: mi trovo di passaggio alla stazione dei treni e vedo uscire da lì un gruppo di 5-6 amiche non più giovanissime: sono tutte vestite con abiti di pessimo gusto, con colori pastello che hanno come unica caratteristica quella di essere estremamente fascianti. Grazie anche ai tacchi a spillo che non sanno portare, si vede ogni singola forma del loro corpo e la cosa terribile è che certi vestiti proprio non se li possono permettere. Più mi avvicino al centro e più che incontro altri di questi soggetti. Credono di essere belle? Credono di essere eleganti? Sono in cerca di “qualcosa” in particolare per essersi conciate in quel modo? Eppure non è carnevale. Se passeggio il sabato pomeriggio a Roma o in Italia in generale, il 99,99% delle donne che incontro ha abiti gradevoli, che soprattutto danno risalto alle loro caratteristiche, qualunque esse siano. Qui a Cardiff no: ho di fronte agli occhi una marea di casi di svilimento totale dell’essere femminile e sinceramente è una cosa pietosa. Arrivo al market e prelevo 20 sterline da un bancomat lì vicino. Acquisto ciò di cui ho bisogno e mi dirigo con tranquillità verso la fermata del mio adorato Megabus trovata qualche ora fa. Ci sono con una trentina di minuti di anticipo ed aspetto che arrivi il pullman blu con il controllore giallo stampato sulla fiancata. Giro su me stesso per dare l’ultima occhiata in giro ed ho tempo di osservare una statua non vista in precedenza, cioè “Nereid” di Nathan David. E’ il momento di salutare Cardiff: se mai ci rimetterò piede sarà per usare la città come punto di passaggio per visitare il resto del Galles del sud o forse per qualche altro strano scalo di quelli che tanto mi piacciono.

Nereid di Nathan David

Nereid di Nathan David

Conclusioni: la verità è che Cardiff è una città sì interessante, ma che mi aspettavo migliore; cavolo…è pur sempre la capitale di una nazione, seppur “nascosta” perchè inserita nel contesto del Regno Unito. Il titolo del post non mente perchè trovo tante luci (e lo confermano le numerose foto che ho pubblicato) ma anche qualche ombra. Ho trovato un po’ di decadenza in troppe zone, come se mancasse la giusta cura per le cose. E poi la sporcizia un po’ ovunque non dà punti a favore. Detto da uno che abita a Roma e che di spazzatura ne vede in ogni luogo è abbastanza grave come affermazione. Dovendo dare un voto non mi spingerei oltre il 6 e mezzo con tutta l’onestà che mi contraddistingue. Con questo non intendo dire che si può depennare Cardiff dal mappamondo, ma che è un luogo da visitare senza eccessive pretese per non rimanere eccessivamente delusi. E poi…un’ultima cosa che non va proprio a favore di questa città: non me l’aspettavo, ma ovunque ci sono ristoranti con cucina italiana e mi sembrava di essere quasi a casa. Un po’ va bene, ma esagerare è male.

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