Bielorussia: Una nazione incredibilmente sottovalutata

di admin
L'Eroe - Vista laterale

Vuoi vedere i video realizzati con le foto più belle del mio tour della Bielorussia? Ne ho fatto uno per ogni città; basta cliccare sul nome della stessa per far partire il collegamento:

BREST

GRODNO

LIDA

MINSK

POLACK

VITEBSK

MOGILEV

GOMEL

BOBRUJSK

MIR

NESVIZH

 

Ebbene si, ho portato a termine con successo anche il tour della Bielorussia; un’altra nazione “strana” e poco turistica si aggiunge alla mia lista. Nonostante sia enorme in me la soddisfazione per aver realizzato quanto sto per raccontare, ci tengo ad iniziare questo racconto con una raccomandazione: non fate come me! Beh…scritto così potrebbe voler dire tante cose, prima fra tutte il fatto che la “Russia Bianca” non valga la pena di una visita ma ciò non è affatto vero. Con la mia esclamazione abbastanza forte intendevo dire che da vedere ci sono tantissime cose e che occorre il giusto tempo. Io ho letteralmente passato al setaccio undici città/località in nove giorni netti usufruendo sempre di collegamenti diurni e mai notturni, quindi per spostarmi da un luogo ad un altro ho immancabilmente sottratto ore utili all’esplorazione. Chi mi conosce sà che ho una enorme resistenza alla fatica e che non mi butto giù di fronte a nessuno sforzo, ma stavolta sono tornato a casa con 3,5 kg in meno (ripeto: in nove giorni) persi in una nazione nella quale ha fatto più freddo che caldo; un paio di tachipirine sono state necessarie per farmi calare la febbre da stanchezza che mi è venuta e, come se non bastasse, il dolore alle gambe accumulato durante il tour mi è passato dopo tre giorni abbondanti dal rientro a casa. Quindi, ricapitolando, la Bielorussia va visitata e sono lieto di poter dare molti consigli utili nelle righe che seguiranno, però fatelo prendendo più tempo di quello che ho fatto io. Purtroppo il mio errore è stato ancora una volta quello di fidarmi degli altri, cosa tra le più abominevoli che ci possano essere al mondo. Tutti quanti dicono che in Bielorussia non ci sia niente che valga la pena di essere visto (addirittura è uno dei rarissimi paesi per i quali non esiste una guida della Lonely Planet)…per cui ci si immagina una settimana abbondante di quasi puro relax o addirittura noia, ma non è così. In fase di compilazione delle mappe, quando ormai il giro era già stato deciso con tutti i biglietti degli spostamenti pre-acquistati e tutti i pernottamenti prenotati, mi sono reso conto della verità, e cioè che sarebbe stata un’impresa portare a termine ciò che stavo finendo di costruire. Ma alla fine se sono qui a raccontare chissà quanti dettagli significa che le cose sono andate bene. Come sempre faccio per un tour completo, dedico la prima parte del post a fornire quante più informazioni pratiche possibili per aiutare chi leggerà ad organizzare un viaggio in Bielorussia con meno grattacapi di quelli che ho avuto io. Direi che è ora di finirla con le chiacchiere e di andare oltre…

 

PARTE 1 – INFO GENERALI

 

A) DOCUMENTI DI INGRESSO: la Bielorussia ha da pochissimo deciso di “aprirsi” al turismo avendo finalmente capito che questo tipo di indotto può essere mostruoso se lo si sà gestire; ma non si è aperta completamente poichè ha concesso ai cittadini di decine di paesi di viaggiare senza visto con la condizione di arrivare e ripartire solo ed esclusivamente dall’aeroporto internazionale di Minsk. In caso contrario (ad esempio per un ingresso via terra con bus o treno) il visto è comunque necessario. Molti italiani, letta questa cosa, hanno preso la palla al balzo ed hanno organizzato i loro viaggi senza badare a spese. Dico questo perchè l’unica compagnia aerea che vola direttamente dall’Italia è la Belavia ed un’andata e ritorno non costano mai meno di 250 euro quando si è fortunati. Calcolando che ho pagato meno di 200 euro un volo per l’Iran, si capisce come questo sia un vero e proprio furto legalizzato. Chi ha un po’ più di scaltrezza con le prenotazioni aeree prova a trovare combinazioni del tipo “Italia-Vilnius” + “Vilnius-Minsk”: in questo modo si evita lo stesso di dover pagare il visto, ma comunque i costi dei quattro voli restano sulla cifra descritta poco fa. Qui entro in gioco io con la mia pazza organizzazione: trovo il volo andata e ritorno su Varsavia, capitale della Polonia, che pago 70 euro totali; prenoto due bus per e da Brest (prima città bielorussa dopo il confine) per 27 euro totali ed aggiungo il visto precedentemente ottenuto in ambasciata a Roma (quartiere nomentano) pagato 60 euro. Morale della favola: con 157 euro vado e vengo dalla Bielorussia con un risparmio rispetto al volo diretto di 93 euro, soldi che non sono proprio bruscolini e con i quali ci pago almeno quattro notti in hotel. Quindi fate attenzione in questo ed in altri casi simili: non sempre che vi rende le cose facili non vi fregherà; l’essere umano è infame e bisogna avere mille occhi per non cascare nelle sue trame. Io sono ben vaccinato per questo. Attenzione: per ottenere il visto servono una serie di documenti; a parte quelli “classici”, la stranezza è rappresentata dalla necessità di presentare le conferme di prenotazione di tutte le strutture in cui si pernotterà sulla carta intestata dell’hotel; vale a dire che le ricevute di Booking.com (per esempio) non vanno bene. E’ inoltre obbligatorio stipulare un’assicurazione sanitaria valida esplicitamente per la Bielorussia che copra l’intero periodo di permanenza e che abbia un massimale di 10.000 euro o superiore. Da qualche tempo è possibile acquistare on-line su un sito bielorusso anche questa: per loro è maggiormente valida di quelle che conosciamo comunemente in Italia e costa pure di meno.

B) LINGUA: in Bielorussia si parla la lingua locale ed il russo. L’inglese è masticato bene da un numero di persone che si conta sulle dita di una mano. Va meglio nella capitale, ma più ci si allontana da essa e più si entra nel regno della comunicazione a gesti. E’ letteralmente incredibile che addirittura delle receptionist di hotel o le stesse guardie di frontiera non conoscano una parola di inglese, eppure mi è successo e lo spiegherò durante il racconto che seguirà. Tutto è scritto in caratteri cirillici, quindi se volete evitare di infilare la testa in ogni negozio per sapere che cosa vende consiglio di prendere almeno dimestichezza con le lettere che compongono tale alfabeto.

C) CUCINA: una piccola delusione ce l’ho avuta su questo tema; i piatti tipici sono praticamente tutti a base di patate poichè pare che quelle prodotte in Bielorussia abbiano una particolare fecola che le rende uniche. Il “Draniki” è molto popolare, ma lascia l’amaro in bocca: avete presente le patate schiacciate che si comprano nel banco surgelati dell’IKEA? Bene…sono quelle con sopra qualche funghetto ed un po’ di panna acida. Ho assaggiato poi il “Khaladnik”, ovvero una zuppa di colore viola che va mangiata fredda ed è fatta con barbabietole, uova, patate bollite e l’immancabile panna acida. E’ simile al “Borscht” che assaggiai in Ucraina l’anno scorso. Dopo queste due portate ho deciso di avvalermi dell’ampia scelta di prodotti da acquistare nei supermarkets locali che ho mangiato in santa pace nelle camere in cui ho dormito sera dopo sera. Si spende meno e si pappa meglio. Quindi su questo argomento la nazione che mi ha ospitato si è beccata una bocciatura totale, al punto che neanche il CEPU la potrà mai salvare.

D) TRASPORTI: la rete di collegamenti interni è capillare in Bielorussia e questo facilita non poco gli spostamenti sia nella vita di tutti i giorni che ad un viaggiatore come me che ha la necessità di cambiare città almeno una volta al dì. La cosa fantastica è che i tragitti non costano assolutamente niente rispetto all’Italia; proprio un paio d’ore fa stavo organizzando una trasferta in treno da Roma a Milano per un collega ed ho visto prezzi di 95 o anche 102 euro a tratta e mi è venuto da vomitare. Certe cose andrebbero punite con l’ergastolo o anche di peggio. Un esempio pratico? Non considerando i 27 euro spesi per le tratte internazionali Varsavia-Brest e Brest-Varsavia, ho girato tutto il paese spendendo in totale 52,91 euro. Rendetevi conto del paese di merda in cui viviamo. I biglietti si possono acquistare sia alle autostazioni quando ne abbiamo necessità (ma non lo consiglio se avete un tour ferreo come il mio) che on-line. Data la natura del mio giro ho preferito questa via; i bus hanno un sovrapprezzo per la commissione da pagare all’agenzia che li mette in vendita (parlo realmente di due spicci bucati per volta) mentre sui treni il costo è lo stesso della normale biglietteria. Piccola nota di colore: potrete salire su tutti i pullman che vorrete solo esibendo il biglietto, mentre per entrare su un treno serve sempre fornire il passaporto; questa cosa succede anche in altre nazioni e francamente continuo a non capirne il motivo. Personalmente ho usato questi due siti:

Bus:  https://new.ticketbus.by/en_US/shop    (sito di un’agenzia locale)

Treni: https://poezd.rw.by/wps/portal/home/rp   (sito ufficiale delle ferrovie bielorusse)

E) PERNOTTAMENTI: ci sono due modi per prenotare hotels in Bielorussia: quello classico è usando le solite agenzie on-line come Booking.com, Hotels.com e via dicendo; quella meno usuale è tramite agenzie on-line locali. Personalmente ho usato questa seconda soluzione per due strutture poichè nelle città di mio interesse ho trovato con loro condizioni migliori. Chi fosse interessato si può collegare a questo link: https://belhotel.by . Ha un sistema di prenotazione veramente semplice ed intuitivo. La differenza tra le due possibilità è che nel primo caso si prenota senza pagare nulla perchè lo si farà in loco; nel secondo caso occorre pre-pagare tutto fino all’ultimo centesimo, altrimenti il voucher non arriva.

F) MONETA: è attualmente in vigore il “Rublo Bielorusso” che, al momento del mio viaggio, si scambiava ad 1 euro contro 2,29 rubli. I centesimi si chiamano “Kopeka” e se non li usate per pagare correntemente quando possibile si accumuleranno nel portafogli dando molto fastidio. L’uso della carta di credito è diffusissimo; io ho pagato anche poco più di un euro di controvalore con la carta e nessuno ha mai fatto facce strane. Il lettore di carte lo si trova praticamente ovunque. Più difficile è cambiare euro in rubli bielorussi: non essendo ancora un paese turistico non ha gli “sportelli” ogni 50 metri come in Ucraina (uno dei tanti esempi che potrei fare). Qui si cambia solo nelle banche, negli hotels e nelle stazioni, ma il tasso è ampiamente sfavorevole. Per avere un buon change rate occorre entrare nei grandi centri commerciali che hanno spesso uno sportello dedicato; in questo caso si fanno ottimi affari.

G) TELEFONO: Una cosa totalmente fondamentale se si vuole girare la Bielorussia come ho fatto io senza avere grosse difficoltà è acquistare una scheda SIM locale. Ciò permetterà di essere sempre connessi in 4G per comunicare via whatsapp con casa, ma soprattutto permetterà di usare Google Maps per orientarsi e trovare i punti di interesse più rapidamente. Purtroppo le tanto decantate mappe off-line sono una vera merda e non ci si può fare nessun affidamento, per cui tocca correre ai ripari in questo modo. Ci sono tre compagnie tra le quali scegliere e sono Velcom, Life e MTS. Io consiglio l’ultima che ha un piano tariffario che comprende scheda e 2 Giga di traffico a 15,50 Rubli Bielorussi (circa 6 euro al cambio). In 9 giorni pieni ho consumato circa 900 mega e, come sempre, ho rispettato alla lettera i mie due comandamenti, ovvero accendere la WiFi ogni volta che si mette piede in un albergo e spegnerla appena si esce (così si risparmiano i giga del piano tariffario il più possibile) e non vedere categoricamente nessun video se non quando si è collegati in WiFi. In questo modo questo taglio minimo basterà ed avanzerà per tutto il viaggio.

H) CURIOSITA’:

  1. I bielorussi sono tutti abbastanza freddi e soprattutto non abituati a vedere stranieri, quindi neanche a fare affari o conversazioni con loro. Come il 99,99% dei russofoni che ho incontrato fino ad oggi in varie nazioni, nella loro testa non ammetteranno mai che possa esistere al mondo qualcuno che non conosce il russo. Si stupiranno negativamente del fatto che il loro interlocutore conosca solo quella lingua inutile ed insignificante che è l’inglese, mentre si permette di snobbare totalmente il russo. Cose da pazzi questi stranieri…
  2. L’educazione lascia molto a desiderare. Un esempio tra i tanti? State per entrare al supermercato, alla stazione o ovunque ed avete qualcuno davanti a voi a distanza di non più di 50 centimetri; in Italia è buon uso tenere la porta facendo un favore ed essendo ricambiati con un grazie. Qui no; in Bielorussia se non state attenti vi trovate la porta stampata sulla fronte. L’egoismo impera un po’ in tutte le attività, per non parlare del non rispetto delle file e via dicendo.
  3. E’ risaputo che la bellezza delle donne di queste parti non passa inosservata e credo di parlare in maniera obiettiva. A differenza di altre nazioni (e tiro sempre in ballo l’Ucraina) qui c’è maggior finezza nel modo di comportarsi, di parlare e di vestirsi. Lo stesso non si può dire per la componente maschile della popolazione: a fronte di qualche bell’uomo piazzato a dovere si alternano degli energumeni che sembrano venire dritti dritti da una fattoria. Bene, quando vedrete come me una ragazza che sembra uscita da una rivista di gossip abbracciare e baciare di sua spontanea volontà il fidanzato/marito che appare ai vostri occhi come un bisonte di 130 kg siete autorizzati a pensare che il mondo non è affatto giusto.
  4. In tutti i paesi del mondo in cui si è viaggiatori si notano i locali che ci guardano, ci osservano e talvolta ci giudicano. Direi che fa parte del gioco e non c’è nulla di male. Ma mentre in altre nazioni ho percepito questa curiosità come positiva e propositiva, qui l’ho percepita negativamente. E’ come se ad ogni occhiata mi stessero dicendo qualcosa del tipo “cosa ci sei venuto a fare qui?”. Ebbene si, non mi sono sentito quasi mai ben accetto, ma sempre come un elemento di disturbo. All’inizio lasci perdere, ma poi dopo nove giorni cominciano a girare un po’ i coglioni sinceramente. Quindi siate preparati al fatto di non essere propriamente i benvenuti in terra bielorussa. Magari è solo una mia impressione del tutto soggettiva, ma io la vedo così.
  5. Sui mezzi di trasporto il rispetto del posto assegnato è molto importante, soprattutto sui treni. Guai a sgarrare perchè sicuramente arriverà il legittimo titolare del seggiolino sul quale vi siete seduti “all’italiana” e vi farà sloggiare in un nano-secondo. Cosa un po’ diversa è per i bus: i posti sono assegnati solo in partenza e vanno rispettati, ma per coloro che salgono sui mezzi a metà corsa e che pagano il biglietto all’autista non vale più nessuna regola e si siedono dove trovano libero.
  6. Armatevi di pazienza nei supermercati: le cassiere locali sono quanto di più lento ed impacciato possiate immaginare. Una semplice fila di tre-quattro persone può durare anche dieci minuti. Roba che se le nostre cassiere facessero lo stesso si ritroverebbero licenziate in tronco in un secondo.
  7. La Bielorussia è una nazione che ha un’adorazione quasi maniacale per il gatto, animale di gran lunga preferito al cane. Dal mio punto di vista non avrebbero potuto fare scelta migliore. I gatti qui sono rappresentati sotto ogni forma possibile e sono anche uno dei soggetti preferiti per artisti che realizzano oggettini fatti a mano acquistabili dalle bancarelle dei tanti mercatini che si incontrano per strada. Mi è capitato di accarezzare uno dei mici locali (che sono per lo più a pelo lungo) e l’ho trovato talmente morbido e setoso al punto da raggiungere il formicolio della mia mano dopo un paio di minuti.
  8. Avete presente la situazione attuale italiana con spazzatura gettata in ogni luogo possibile, con cassonetti pieni e mancanza dei cestini utili per i rifiuti? Beh, qui in Bielorussia dimenticatevi di tutto questo. Ogni cosa è perfetta, in terra non c’è nè una singola cartaccia nè un mozzicone di sigaretta. Quando mi trovo ad utilizzare i cestini per gettare la mia immondizia li trovo praticamente sempre vuoti, come se fossero stati ripuliti da pochissimo. Uno dei luoghi comuni più diffusi tra noi italiani è che l’Europa dell’Est sia una zona povera, con gente semplice che vive con poco ecc. ecc.; la volete la verità? E ve la dice uno che ne ha viste ormai tante di queste nazioni: siamo noi che facciamo schifo, siamo noi che siamo i poveracci di turno (non parlo del solo aspetto economico), siamo noi da rottamare e via dicendo. Qui si vive decisamente meglio che da noi e questo per un semplice motivo: la gente è libera di vivere, ma ci sono comunque delle regole dettate dal governo. Alcuni esempi? Qui non si può bere una birra per strada. Noi paladini della giustizia la riterremmo una decisione tirannica e nazista, ma serve per prevenire la presenza di ubriaconi che girano per le città. La morale della favola è semplice: l’uomo è la peggiore bestia che esista e, seppur nel rispetto della libertà che è il bene più prezioso, deve essere soggetto a dei controlli ed a delle regole altrimenti fà la fine di noi italiani: non siamo capaci di far funzionare niente e tutti fanno il porco comodo proprio ogni minuto della propria vita. Su questo punto di vista la Bielorussia ci batte cento a zero.
  9. Una delle “attività” (o forse sarebbe meglio dire “passività”) preferite dai bielorussi è piazzarsi in macchina e non fare un cavolo. Si, avete letto bene: in tutte le città che ho visitato, a tutte le ore del giorno e della sera ed in qualsiasi situazione, si trovano persone ferme dentro la propria auto senza che stiano facendo niente. Stanno lì e vegetano, punto e basta. Sono abbastanza fastidiosi per due motivi: il primo è che per nove giorni pieni mi sono chiesto che piacere ci sia a stare dentro un abitacolo senza un motivo; il secondo è che ovunque mi accostassi ad una macchina per scattare meglio una fotografia ci trovavo sempre dentro qualcuno che si divertiva a fissarmi. Le situazioni comunque possono essere differenti: ci sono coloro che stanno dentro la macchina per ore da soli e quelli che lo fanno in compagnia e questo secondo caso è senza dubbio il peggiore. A Lida mi sono quasi spaventato perchè in pieno centro c’erano almeno una decina di vetture parcheggiate una accanto all’altra con dentro 3-4 ragazzi ognuna (tutti maschi) lì fermi a non fare niente se non guardare il mondo al di fuori dal finestrino. Sembravano tipo sicari che aspettano che passi la persona da uccidere per uscire di colpo e freddarla o qualcosa del genere. Ma dico: vi hanno buttato fuori di casa a calci e non sapete dove andare per vivere lì dentro? Boh..ancora oggi non so darmi una risposta sinceramente.

Prima di concludere ci tengo a menzionare, e soprattutto a ringraziare, una bielorussa che va decisamente fuori dal coro. Durante la fase di ricerca delle informazioni per la preparazione del viaggio mi sono imbattuto su Facebook nella pagina “Benvenuti in Bielorussia” gestita da Polina. Con una gentilezza incredibile mi ha fornito le risposte che cercavo e mi ha aiutato a trovare due tratte in marshrutka che on-line non erano prenotabili. Grazie mille Polina. Credo che sia davvero tutto per la prima parte e quindi passerei a bomba al seguito, cioè al racconto per filo e per segno di com’è andato il mio tour dalla partenza fino al rientro a casa.

 

PARTE 2 – LA “MIA” BIELORUSSIA

 

Giovedi 11 luglio: Sono le 6:00 del mattino quando esco di casa col mio zainetto 40x30x20 che userò come bagaglio per l’intero viaggio, questo grazie alle compagnie aeree low cost che prenderò (Ryanair in andata e Wizzair al ritorno) che fanno pagare più un trolley imbarcato rispetto all’intero biglietto; ho giurato a me stesso di non dargliela mai vinta a questi signori: non ho mai acquistato fino ad ora e mai acquisterò nè un “priority boarding” nè un bagaglio supplementare. Parcheggio l’auto al solito posto (ovviamente gratuito) e prendo prima la metropolitana verso la fermata “Subaugusta” e poi il bus n. 520 che mi lascia direttamente davanti al terminal di Ciampino intorno alle 7:00. Il volo per Varsavia parte puntuale alle 8:40 dopo che ho superato senza ostacoli il controllo di sicurezza. Una buona dormita mi accompagna fino allo scalo di “Modlin”, quello lontano dal centro città. Col mio biglietto pagato sapientemente 9 zloty (due euro…) raggiungo la stazione centrale in bus e da lì arrivo a piedi all’autostazione “Zachodnia”. Ho il tempo per mangiare e scelgo un Hot Dog accompagnato da una Coca Cola Zero gelata e da un Brownie che è la fine del mondo. Il tutto per poco più di 4 euro. Vengo subito abbordato dal classico “venditore da autostazione”, ovvero un losco individuo che apre una busta della spesa e mi mostra fior di profumi tra cui una Chanel numero 5 che mi venderebbe a 50 zloty (circa 12 euro). Ho lavorato per anni per le profumerie e noto che quel prodotto è vero ed originale, appena rubato da qualche negozio. Comprandolo farei un affare, ma sinceramente nè mi interessa e nè mi entra nello zaino per quanto è pieno. Alle 15:00 in punto mi trovo sul pullman diretto a Brest, città bielorussa praticamente attaccata al confine con la Polonia che mi accoglierà per prima in quella nuova terra. Tutto fila liscio fino a quando arriviamo a Terespol, punto di frontiera. La parte dell’uscita dall’area Schengen scorre via che è una bellezza: i bielorussi stanno tornando a casa e quindi non sono un problema. I guai vengono subito dopo, ovvero per l’ingresso in Bielorussia. Le guardie indossanti il tipico cappellone enorme controllano i passaporti di tutti facendo particolare attenzione a me che sono l’intruso in questo momento. Si stanno sicuramente chiedendo cosa ci fa un italiano che varca il confine via terra e stanno controllando se possono obiettarmi qualcosa, ma io sono tranquillo perchè la mia scrupolosità maniacale mi fa arrivare lì con tutte le carte in regola; quando mi chiedono di aprire il bagaglio e vedono che non c’è niente da obiettare capiscono che devono lasciarmi proseguire per forza. Alla fine, scherza e ridi, la frontiera ci blocca per più di un’ora, ma ormai so che funziona così e la prendo con filosofia. Pochi kilometri ancora e scendo all’autostazione di Brest: sono le 21:15 circa ed abbiamo trentacinque minuti di ritardo sull’orario previsto. C’è ancora il sole perchè da queste parti a luglio non cala prima delle 22:00, così non ho problemi ad orientarmi. Ovviamente è tutto chiuso a quest’ora e, usando le mappe off-line scaricate a casa, vedo che il mio primo hotel si trova a 1,3 kilometri di distanza e che la strada da prendere è tutta dritta. Fortuna vuole che quasi subito trovo un supermercato aperto fino alle 23:00 e, appena vedo i simboli di Visa e Mastercard, lascio da parte la paura del non sapere come pagare ed entro a fare la spesa. Compro ciò che terrà compagnia al mio stomaco per tutte le sere a venire (pane, yogurt, banane, cioccolata e Coca Cola Zero). Vorrei farmi un panino ma devo rinunciare perchè qui non c’è ombra di affettati; ci sono solo pezzi di carne enormi da tagliare manualmente oppure wurstels, ma non mi va nè l’una nè l’altra cosa. Poco male, basterà adattarsi ed io so farlo. Spendo circa 4 euro per tutto quanto e sono felicissimo per questo. Adesso ho davvero tutto e raggiungo l’hotel dando una prima occhiata a ciò che esplorerò domani. L’inizio è col botto: nonostante la prenotazione fatta su Booking.com e la successiva conferma ricevuta su carta intestata della struttura ai fini dell’ottenimento del visto…la mia camera non risulta. Fortuna vuole che l’hotel sia abbastanza grande e che la receptionist in questo caso mastichi qualche parola di inglese. Alla fine tutto si risolve e posso finalmente salire in stanza (decimo piano) dove mi preparo per il giorno dopo e finisco la serata con il mio solito calcio manageriale.

Venerdi 12 luglio: Ho solo oggi per visitare Brest e la giornata non sarà neanche “piena” perchè alle 17:00 avrò il primo trasferimento. Per questo motivo decido di impostare la sveglia per le 6:30 del mattino in modo tale da uscire dalla stanza alle 7:15 al massimo. E’ proprio così che faccio e mi trovo a dover combattere con un’arietta abbastanza pungente col mio abbigliamento fatto di pantaloni lunghi e maglietta a maniche corte. Comincio a temere che qui luglio non sia proprio un mese torrido. A parte gli scherzi, a casa avevo minuziosamente controllato il meteo ed avevo visto con chiarezza che è proprio il primo mattino il momento peggiore a livello di temperature giornaliere. C’è però il sole e la cosa mi rasserena. Reflex e mappa alla mano dò il via ufficiale al mio tour della Bielorussia con la prima passeggiata di qualche kilometro che ha come obiettivo finale la “Holy Resurrection Cathedral” che mi lascia a bocca aperta quando la raggiungo. Durante il tragitto non posso fare a meno di notare tre cose: la prima è una macchina fichissima parcheggiata a bordo strada. Si tratta di una vecchia Lada con tanto di falce e martello sul cofano e le immagini di tre “santoni” del comunismo sulla portiera; la seconda è il Cimitero “Trysynskija”, da una parte molto suggestivo perchè le tombe sono messe senza un ordine logico,  ma dall’altra parte terribile perchè in molti tratti l’erba supera il metro di altezza rendendo quel luogo impraticabile ai visitatori; la terza è una zona sportiva di Brest che racchiude nella stessa area alcuni palazzetti adibiti a varie discipline. All’ingresso di tale area c’è un monumento commemorativo a forma di fiamma olimpica.  E’ qui che inizio a capire la vera natura dell’estate bielorussa: in meno di cinque minuti netti, il sole lascia il posto ad una marea di nuvoloni grigi ed in un batter d’occhio inizia a piovigginare; niente di trascendentale per ora, solo l’incredulità di un cambio di clima tanto repentino in una paese che ha solo pianura e zero montagne.

Lada comunista

Lada comunista

Fiamma Olimpica nella zona sportiva di Brest

Fiamma Olimpica nella zona sportiva di Brest

Holy Resurrection Cathedral - 1

Holy Resurrection Cathedral – 1

Holy Resurrection Cathedral - 2

Holy Resurrection Cathedral – 2

Prima di riprendere la passeggiata mi imbatto nel Memoriale in onore della Repubblica. Proseguendo supero il ponte che sovrasta il Mukhavets, il fiume che bagna Brest. In quest’area il suo percorso è abbastanza strambo ed irregolare; in più, parte delle sue acque sono incanalate dall’uomo probabilmente per uso sportivo (vedo delle piccole barche tipo canottaggio e degli spalti in lontananza). Passo anche accanto ad un una zona molto particolare, ovvero una spiaggia artificiale attrezzata con ombrelloni dove presumibilmente i locali vengono a prendere un po’ di sole e forse anche a fare il bagno. Sicuramente non in questo momento perchè il meteo è autunnale. Eccomi al secondo punto di interesse, vale a dire la “Parrocchia dell’icona Tikhvin della Madre di Dio”, il tutto tradotto letteralmente dal sito della chiesetta.

Memoriale per la Repubblica

Memoriale per la Repubblica

Parrocchia dell'icona Tikhvin della Madre di Dio

Parrocchia dell’icona Tikhvin della Madre di Dio

Altro giro ed altra corsa: mi aspettano nuovi kilometri da percorrere per tornare alla base, ovvero di fronte all’albergo dal quale sono partito tempo fa; questa zona periferica è finita ed ora sono pronto per un’altra direzione. Incrocio il monumento dedicato a Petru Klimuku (primo cosmonauta bielorusso) e lo fotografo. Dopo poco trovo un negozio della compagnia telefonica “MTS” aperto e mi fiondo a comprare una SIM locale. La commessa non parla inglese, però ci capiamo al volo e dopo una decina di minuti e 15,50 rubli bielorussi pagati con la carta di debito posso finalmente iniziare ad usare Google Maps e, credetemi, è tutta un’altra storia. La bella statua dedicata al Santo Martire Atanasio di Brest-Litovsk mi guarda e fa da apripista alla verdissima “St. Simeon Cathedral”, in parte baciata dal sole. Mi serve del tempo per staccarmi da questo spettacolo, ma lo faccio perchè so che un altro sta per proporsi davanti ai miei occhi: non mi riferisco all’edificio che ospita il “Saved Artifacts Museum”, bensì al Monumento alla Guarda di Frontiera Sovietica del quale lascio parlare le immagini.

Monumento a Petru Klimuku

Monumento a Petru Klimuku

Santo Martire Atanasio di Brest-Litovsk

Santo Martire Atanasio di Brest-Litovsk

Panoramica del Santo e della Cattedrale

Panoramica del Santo e della Cattedrale

Saved Artifacts Museum

Saved Artifacts Museum

Monumento alla Guadia di Frontiera Sovietica - 1

Monumento alla Guadia di Frontiera Sovietica – 1

Monumento alla Guadia di Frontiera Sovietica - 2

Monumento alla Guadia di Frontiera Sovietica – 2

Monumento alla Guadia di Frontiera Sovietica - 3

Monumento alla Guadia di Frontiera Sovietica – 3

E’ inutile nascondere che il mio obiettivo principale per oggi è molto vicino e che non sto nella pelle di arrivarci, ma fra me lui c’è ancora da vedere il Museo Ferroviario: si tratta di un’interessante esposizione di locomotive e carrozze usate in un particolare momento storico che non esiste più. I pochissimi visitatori presenti sono bambini accompagnati dai loro genitori che, su quei mezzi di trasporto che a modo loro hanno fatto la storia, zompettano come se nulla fosse.

Museo Ferroviario di Brest - 1

Museo Ferroviario di Brest – 1

Museo Ferroviario di Brest - 2

Museo Ferroviario di Brest – 2

Ci siamo: poche centinaia di metri mi separano da ciò che da tempo immemore mi attira di questa città, ovvero il Complesso Memoriale della Fortezza Eroica di Brest. Qualcosa però mi colpisce al punto da rallentare il mio passo in un momento tanto importante: vedo un gruppo di ragazzi in età da scuola superiore seduti a terra a togliere le erbacce nate tra una mattonella e l’altra della pavimentazione con delle palette di metallo. La prima domanda che mi viene da farmi è “perchè stanno facendo questo?”. Le altre successive si chiedono in sequenza se sia una sorta di punizione per qualcosa che hanno combinato, oppure perchè queste cose le stanno facendo loro anzichè assumere qualcuno dandogli un lavoro e quindi uno stipendio e così via a raffica. Tutte cose che portano ad una sola conclusione: sembrano dei lavori socialmente utili fatti per servire la Bielorussia. Chi sta scrivendo sta meditando di fare causa allo stato italiano per i dieci mesi di sfruttamento negriero cui sono stato obbligato durante l’inutile servizio di leva pagato la bellezza di 5.500 lire al giorno per otto ore di impegno quotidiano; mi metto nei panni di quei ragazzi e già immagino il mega-gesto dell’ombrello che avrei fatto ad un centimetro dal naso di colui che mi avesse chiesto di grattare l’erba dal pavimento in quel modo, magari pure gratis. Sono dell’idea che uno stato debba aiutare la gente a stare meglio, non schiavizzarla come invece avviene. Finalmente riesco a passare oltre dato che non ce la faccio proprio più a guardare quei poveretti, perchè questo è il termine giusto. L’ingresso della fortezza è spettacolare e tipico dell’area est dell’Europa:

Ingresso della Fortezza Eroica di Brest

Ingresso della Fortezza Eroica di Brest

Superato ciò si aprono quattro kilometri quadrati di punti di interesse delimitati sia da quello che resta delle mura costruite dall’uomo che da un confine naturale creato dall’incrocio dei fiumi Mukhavets e Bug Occidentale. In questo preciso luogo i difensori sovietici resistettero all’assedio delle truppe naziste per un intero mese durante la Seconda Guerra Mondiale in condizioni molto difficili, addirittura senza cibo nè acqua per diversi giorni. Alla mia sinistra sono posizionati quattro carri armati, seguiti dalla scultura chiamata “La Sete” rappresentata da un soldato sovietico che si allunga verso dell’acqua da prendere col proprio elmetto. Più avanti c’è lei, l’opera che lascia totalmente senza fiato: sto parlando dell’eroe, ovvero un enorme blocco di pietra alto 33,5 metri scolpito con le sembianze di un guerriero. Sapevo che non avrei trovato una statuina del presepe, ma non me l’aspettavo così grande. Non riesco a staccargli gli occhi di dosso e cerco di vederlo e fotografarlo da tutte le angolazioni possibili. Un obelisco alto cento metri e le tombe dei difensori della fortezza caduti completano la prima parte.

Carri Armati nella Fortezza Eroica di Brest

Carri Armati nella Fortezza Eroica di Brest

La Sete

La Sete

L'Eroe - Vista frontale

L’Eroe – Vista frontale

L'Eroe - Vista laterale

L’Eroe – Vista laterale

L'Eroe - Primo piano del volto

L’Eroe – Primo piano del volto

Alcune tombe dei difensori della Fortezza

Alcune tombe dei difensori della Fortezza

La seconda parte è quella religiosa ed è composta dalla bella Cattedrale di San Nicola e da un’altra costruzione che funge da campanile distaccato; ho fortuna perchè le campane stanno suonando proprio nel momento in cui mi trovo in zona e stento a credere quando vedo che c’è un uomo lassù che sta tirando i fili a mano al posto di un comune meccanismo. Mi dirigo verso “Porta Terespol’skiye” e ci trovo di fronte un monumento che porto nel mio album dei ricordi.  La successiva “Porta Kholmskiye” è degna di nota sia internamente che esternamente e, una volta superata, mi dà modo di raggiungere il vicino “Berestye Archeological Museum” situato all’interno di una struttura moderna. Torno dentro le mura e vedo anche il Museo della Fortezza di Brest, ultimo punto prima di tornare sui miei passi ed uscire definitivamente.

Cattedarle di San Nicola - fronte

Cattedarle di San Nicola – fronte

Cattedrale di San Nicola - retro

Cattedrale di San Nicola – retro

Cattedrale di San Nicola - Campanile

Cattedrale di San Nicola – Campanile

Porta Terespol'skiye

Porta Terespol’skiye

Monumento di fronte a Porta Terespol'skiye

Monumento di fronte a Porta Terespol’skiye

Porta Kholmskiye - interno

Porta Kholmskiye – interno

Porta Kholmskiye - esterno

Porta Kholmskiye – esterno

Berestye Archeological Museum

Berestye Archeological Museum

Saluto la Fortezza Eroica di Brest e proseguo il giro della città; mi restano alcune ore a disposizione, per cui sono convinto di poter finire davvero tutto. L’obiettivo più vicino è il locale stadio, casa della squadra “Dinamo Brest” che quest’anno è in testa al campionato bielorusso, tallonata però come sempre dal BATE Borisov in una lotta punto a punto. Immagino di fare un buco nell’acqua trovando l’impianto chiuso come avviene otto volte su dieci ed invece mi viene riservata una graditissima sorpresa: lo stadio è aperto ed accessibile a chiunque lo desideri, proprio come dovrebbe essere. Si sente sempre parlare di questi come dei luoghi di incontro ed aggregazione e poi ovunque li blindano sempre per aprirli solo ai paganti nel giorno della partita. Faccio il mio personale tour salendo sulla tribuna centrale e poi ritorno in strada dove trovo una simpatica panchina a forma di pallone totalmente intonata con l’ambiente che la circonda. Un cartello mi dice che domenica 14 luglio alle 20:45 ci sarà l’attesissimo incontro tra Dinamo Brest e Dinamo Minsk (la formazione più titolata della Bielorussia con passato importante anche nel campionato sovietico). Peccato che non sarò qui in quella serata, bensì proprio nella capitale Minsk. Nelle immediate vicinanze ci sono anche il “Brest Drama and Music Theatre”, un monumento ai caduti in Piazza Ikonnikov ed il monumento in onore dello scrittore Nikolai Gogol.

Stadio di Brest - Tribuna Centrale

Stadio di Brest – Tribuna Centrale

Panchina originale in zona stadio

Panchina originale in zona stadio

Stemma della Dinamo Brest

Stemma della Dinamo Brest

Brest Drama and Music Theater

Brest Drama and Music Theater

Piazza Ikonnikov - Monumento ai Caduti

Piazza Ikonnikov – Monumento ai Caduti

Monumento a Nikolai Gogol

Monumento a Nikolai Gogol

Pochi passi e mi trovo in Piazza Lenin che affaccia sull’omonima via. E’ ampia e regala un discreto colpo d’occhio. Mi piacerebbe vedere e fotografare la “Holy Cross Exaltation Church” ma l’unica cosa che posso fare è inquadrarla lateralmente perchè di fronte è coperta dagli alberi. Visto il nome della zona che mi ospita non può certo mancare la prima delle tantissime statue dedicate proprio a Lenin; dietro di essa vedo un bellissimo spot per la Bielorussia composto dal suo animale-simbolo (il bisonte) e dalla cartina geografica nazionale divisa per regioni. Più avanti incontro altri due monumenti: il primo è per il poeta Adam Mickiewicz, mentre l’altro è per le vittime della seconda guerra mondiale. Proprio lui mi dà il benvenuto nel “Park 1 Maja”, area verde di discrete dimensioni dove però non c’è nulla tranne qualche gioco per i bambini ed alcune statue realizzate in legno come mostrano i prossimi esempi.

Uno dei palazzi di Piazza Lenin

Uno dei palazzi di Piazza Lenin

Holy Cross Exaltation Church - vista laterale

Holy Cross Exaltation Church – vista laterale

Monumento a Lenin a Brest

Monumento a Lenin a Brest

Spot per la Bielorussia

Spot per la Bielorussia

In onore di Adam Mickiewicz

In onore di Adam Mickiewicz

Per i caduti della seconda guerra mondiale

Per i caduti della seconda guerra mondiale

Sculture in Park 1 Maja - 1

Sculture in Park 1 Maja – 1

Sculture in Park 1 Maja - 2

Sculture in Park 1 Maja – 2

Tre punti di interesse in pochi metri quadri mi aspettano dopo una passeggiata che mi permette di cambiare zona: sto parlando del “Winter Garden”  (una serra divisa in tre parti: zona tropicale, zona subtropicale e zona desertica), della  lapide-monumento dedicata ai marinai e soprattutto della meravigliosa e coloratissima Cattedrale di San Nicola.  Competa il quadro la Torre dell’Acqua poco distante.

Winter Garden

Winter Garden

Lapide-Monumento ai Marinai

Lapide-Monumento ai Marinai

Cattedrale di San Nicola - vista frontale

Cattedrale di San Nicola – vista frontale

Cattedrale di San Nicola - vista laterale

Cattedrale di San Nicola – vista laterale

Torre dell'acqua

Torre dell’acqua

Una fantastica colonnina che ha come soggetti due gatti innamorati non può non essere fotografata ed ovviamente non me la lascio sfuggire perchè è tenerissima. Subito dopo faccio il mio ingresso in “Ulica Sovietskaya”, ovvero la zona pedonale della città di Brest. Si presenta ai miei occhi come una via molto bella ed elegante, piena di “caffè”, negozi e persone a spasso. E’ ovviamente questo il punto di ritrovo preferito dagli abitanti del luogo. Qua e là questa strada accoglie opere d’arte più o meno importanti, come per esempio l’Happy Boost (si..uno scarpone…), un interessante dipinto murale o un telefono oggetto di “massacri ludici” operati dai bambini. Il Millennium Monument è degno di nota e mi fermo ad osservarlo il tempo necessario. Il Cine-Teatro Belarus mi colpisce per la sua forma stravagante. Arrivo fino in fondo alla strada, ma poi torno indietro e proprio qui svolto prima a sinistra per ammirare il Memoriale della Grande Guerra Patriottica e poi a destra per proseguire il mio giro; trovo così anche il monumento a Menachem Begin, ex primo ministro di Israele e premio Nobel per la pace. Il busto in onore di Vladimiru Karvatu chiude anche questa zona.

Colonna felina

Colonna felina

Dettaglio dei mici innamorati

Dettaglio dei mici innamorati

Happy Boost

Happy Boost

Dipinto Murale su Sovietskaya

Dipinto Murale su Sovietskaya

Il telefono su Ulica Sovietskaya

Il telefono su Ulica Sovietskaya

Millennium Monument

Millennium Monument

Cine-Teatro Belarus

Cine-Teatro Belarus

Memoriale della Grande Guerra Patriottica

Memoriale della Grande Guerra Patriottica

Per Menachem Begin

Per Menachem Begin

Busto di Vladimiru Karvatu

Busto di Vladimiru Karvatu

A questo punto la città è pressochè terminata, o per meglio dire…ho quasi finito i punti segnati sulla mappa preparata da casa; manca soltanto la stazione ferroviaria che visiterò tra un po’. Adesso ho tempo a disposizione per poter sviare un po’ senza mèta e lo faccio molto volentieri seguendo “Ulica Gogolya”. Il motivo è semplice: lo spartitraffico tra un senso di marcia e l’altro è una specie di parchetto pedonale, e fin qui è carino ma niente di trascendentale; la cosa che rende unico questo posto è rappresentata dai lampioni: ognuno di essi è una vera e propria opera d’arte. Posto qui alcuni esempi per far capire meglio cosa intendo.

Lampioni su Gogolya - 1

Lampioni su Gogolya – 1

Lampioni su Gogolya - 2

Lampioni su Gogolya – 2

Lampioni su Gogolya - 3

Lampioni su Gogolya – 3

Lampioni su Gogolya - 4

Lampioni su Gogolya – 4

Ho ancora un pochino di tempo e decido di avviarmi piano piano proprio verso la stazione ferroviaria. Il motivo è che si tratta di un palazzo storico che ha senza dubbio il suo fascino come dimostra l’immagine seguente:

Stazione Ferroviaria di Brest

Stazione Ferroviaria di Brest

E’ qui che cambio i primi venti euro della mia vacanza in rubli bielorussi. Comincio ad avere un pochino di sete e non mi va di comprare una Coca Cola Zero da mezzo litro che costa l’equivalente di 50 centesimi di euro con la carta di debito. Il cambio è “offerto” da una banca e quindi è sfavorevole, ma non ho nè voglia nè modo di cercare un centro commerciale sperando che abbia al suo interno uno sportello dedicato al cambio soldi. Trovo un negozietto proprio qui fuori e mi disseto. Alle 16:35 faccio il mio ingresso nell’autostazione, la stessa che mi ha accolto ieri sera al mio arrivo in terra bielorussa. L’anticipo è congruo come sempre e mi permette di studiare la situazione. E’ tutto molto ordinato ed intuitivo, al punto che sul biglietto comprato on-line venti giorni fa c’è già stampato il numero dello stallo dove devo recarmi. Alle 17:00 è prevista la partenza del pullman con destinazione Grodno, per cui mi siedo su una panchina libera ed aspetto. Anche qui qualcosa va storto ed il mezzo di trasporto arriva con 95 minuti di ritardo: avevo sentito dire che in Bielorussia i trasporti sono puntualissimi…ma ovviamente il fato ha voluto che io portassi un po’ della disorganizzazione italiana da queste parti. La gente infatti non è abituata a tali attese ed è incazzata nera, ma non c’è nessuno con cui prendersela. Alla fine il bus arriva e saliamo tutti senza che ci controllino il biglietto, secondo me per paura di essere linciati. Adesso ho un problema: se fossimo partiti in orario sarei arrivato a destinazione alle 21:15 (servono circa quattro ore e quindici minuti per coprire la tratta), mentre in questo caso specifico dovrei arrivare alle 22:50, cioè dieci minuti prima della chiusura dei supermarkets per acquistare la cena. Non essendo mai stato prima d’ora a Grodno non so neanche dove si trovino i negozi, per cui quel misero tempo a mia disposizione probabilmente significherà saltare il pasto. Fortuna vuole che l’autista, conscio dei guai che la partenza posticipata sta dando a tutti, decide di spingere bene sull’acceleratore e tra una corsa ed un sorpasso riesce a recuperare circa trenta minuti: alle 22:27 mi lascia all’autostazione. Il mio occhio vigile, una volta entrati in città, mi ha fatto intravedere una bottega utile a circa 300 metri di distanza da dove sono stato scaricato, per cui raggiungerla e fare la spesa è un gioco da ragazzi; anche stavolta è andata. Il fatto che la mia stanza si trovi a 3,5 kilometri da qui è stata una mia scelta organizzativa; a causa di questo mi trovo ad effettuare il check-in alle 23:25 dovendo ancora cenare e dovendomi svegliare alle 6:30 domani mattina. Nota di colore finale: qui la receptionist non parla una singola parola di inglese; conosco più io il russo…ed è tutto dire. Però è ingegnosa perchè comunichiamo attraverso il traduttore vocale di Google e la conversazione assume un senso. Nonostante io abbia percorso già una trentina di kilometri e che sia abbastanza provato dopo un solo giorno, riesco lo stesso a dedicarmi un pochino al mio calcio manageriale prima di crollare in un sonno profondo.

Sabato 13 luglio: la sveglia suona inesorabile all’orario che gli avevo indicato, per cui mi devo alzare. La verità è che non ho recuperato le forze spese, ma un tour non lo si può fermare e bisogna andare avanti. Alle 7:15 esco dalla struttura e mi ritrovo nell’estrema parte sud di Grodno. Come scritto poco fa, la cosa è totalmente voluta e studiata a tavolino perchè nel pomeriggio di oggi avrò un trasferimento in treno e la stazione ferroviaria è ubicata all’estremo nord della città. Ciò significa che partendo da qui non dovrò fare altro che seguire il percorso a salire ed avrò risolto. Il primo punto di interesse che trovo è la “Church Blagodat'”, seguita poi dall’edificio che ospita la Filarmonica Regionale. La successiva Chiesa Francescana sarebbe anche bella, ma è ubicata in una posizione disgraziata con la facciata attaccata ad altre costruzioni, per cui non resta altro da fare che fotografarla di profilo.

Church Blagodat'

Church Blagodat’

Filarmonica Regionale di Grodno

Filarmonica Regionale di Grodno

Chiesa Francescana - vista laterale

Chiesa Francescana – vista laterale

Basta allungare lo sguardo di pochi metri per ammirare il panorama che si gode dalla mia posizione attuale: davanti a me il centro cittadino si estende subito dopo lo scorrere del fiume Nemunas che qui è una sorta di istituzione. Resto qualche minuto a rifarmi gli occhi e poi decido di fare una deviazione di circa 1,2 kilometri verso la periferia per poi non pensarci più; è così che arrivo in una zona rustico-residenziale dove trovo due cimiteri, uno chiuso e l’altro aperto. Il primo ospita la Cappella del Santo Salvatore: è vero che non posso entrare ed avvicinarmi in nessun modo, ma anche da qui il piccolo edificio religioso e le tombe presenti mi regalano una veduta di insieme davvero folle.

Scorcio del fiume Nemunas

Scorcio del fiume Nemunas

Piazzetta panoramica sul fiume Nemunas

Piazzetta panoramica sul fiume Nemunas

Cappella del Santo Salvatore

Cappella del Santo Salvatore

Il secondo cimitero ospita invece una Chiesa che Google translate sicuramente traduce in maniera errata (il nome che mi dà non ha alcun senso) e la Cappella della Resurrezione. Anche qui, come a Brest, ci sono alcune parti del camposanto che hanno erba talmente alta da inghiottire le lapidi. Visto questo posso anche riprendere il cammino che mi riporta esattamente sulle sponde del Nemunas.

Chiesa nel secondo cimitero

Chiesa nel secondo cimitero

Cappella della Resurrezione

Cappella della Resurrezione

Lungo “Mostowa” ci sono belle cose da vedere; da padrone la fa sicuramente il particolarissimo “Grodno Drama Theatre”, edificio con un’architettura assolutamente originale che apprezzo molto. Alla sua base la scritta “Grodno” in caratteri cirillici mi ricorda dove sono, come se ce ne fosse bisogno. Al centro della rotonda stradale svetta un Carro Armato poggiato su una base in cemento: se la si guarda bene non si fà fatica a scorgere il simbolo della falce e del martello. Dalla parte opposta della strada, su di una collinetta, svetta la Bernardine Church, gradevole soprattutto per la posizione e per la semplicità che dimostra.

Grodno Drama Theater

Grodno Drama Theater

Grodno in caratteri cirillici

Grodno in caratteri cirillici

Carro Armato sovietico

Carro Armato sovietico

Drama Theatre e Carro Armato - visione d'insieme

Drama Theatre e Carro Armato – visione d’insieme

Bernardine Church

Bernardine Church

Qui faccio il mio incontro con una delle caratteristiche più simpatiche di questa località: i cestini per la raccolta dei rifiuti sono a dir poco meravigliosi e addirittura abbelliscono il contesto cittadino invece di peggiorarlo come avviene nel resto del mondo. Poco dopo posso vedere la “Chiesa di Sergio di Radonezh” che ha cupole di color blu notte come simbolo distintivo. Ci sarebbe poi il Museo di Storia Religiosa, ma mi sembra tanto insignificante e proseguo oltre. Il candido monumento a Davyd Gorodensky (ex governatore del Castello che respinse con successo tutti gli attacchi dei crociati e non solo) apre la strada che conduce ai due “manieri” qui presenti; prendono il nome di Old Castle e New Castle (quando c’è la fantasia cè tutto). Purtroppo c’è un problemino: l’Old Castle pare fosse talmente troppo “old” da meritare un restauro massivo che ad oggi lo copre integralmente; significa che lo posso solo immaginare. Contento come un giullare (ovviamente sono sarcastico perchè al momento avrei accoltellato qualcuno per ringraziarlo di aver avviato i lavori) entro nel parco del New Castle che oggi ospita un museo. Prendo tutte le immagini del caso e poi torno sulla strada per ammirare prima la “Firewatch Tower” e poi la Sinagoga Grande, ma qualcosa va storto anche qui: il piazzale posto proprio davanti alla facciata della Sinagoga è adibito a parcheggio per i pullman da turismo e ce ne sono ben tre parcheggiati a quest’ora; per poter scattare una foto almeno decente devo fare i salti mortali, non potendo in nessun modo evitare del materiale edile pronto per essere usato di lì a poco. La Sinagoga è affascinante e si capisce quanta storia possa avere; peccato perchè al piano terra si nota come un macigno la presenza di un portone aperto con la scritta “Souvenirs” ben chiara. Siamo alle solite con questi tizi: ogni cosa è buona per fare soldi.

Cestino dei rifiuti a Grodno

Cestino dei rifiuti a Grodno

Chiesa di Sergio di Radonezh

Chiesa di Sergio di Radonezh

Monumento a Davyd Gorodensky

Monumento a Davyd Gorodensky

New Castle

New Castle

Firewatch Tower

Firewatch Tower

Sinagoga Grande

Sinagoga Grande

E’ da qui che eseguo una deviazione entrando nel Kalozski Park, uno dei polmoni verdi di Grodno. Per le sue dimensioni posso dire che comprende poche e semplici cose da vedere, vale a dire la “St. Boris and Gleb Church”, una pietra con targa dedicata a tale Davyd Garazdenskamu (di costui su internet non esiste traccia), la Chiesa Nuova (sembra più una civile abitazione riadattata per l’occasione) ed infine il monumento eretto per il compleanno numero 850 della città.

St. Boris and Gleb Church

St. Boris and Gleb Church

Pietra in onore di Davyd Garazdenskamu

Pietra in onore di Davyd Garazdenskamu

Chiesa Nuova

Chiesa Nuova

Per il compleanno n. 850 di Grodno

Per il compleanno n. 850 di Grodno

Torno esattamente sui miei passi e spunto nella zona del “Grodno Drama Theater”; da qui entro nell’area pedonale di Piazza Sovietskaya ed inizio subito notando una fontana nel pieno della sua attività. Pochi passi ancora e mi trovo dove la piazza assume la sua massima dimensione ed una serie di punti di interesse è lì che mi aspetta.  Alla mia sinistra si staglia il Palazzo della Cultura seguito da un globo di metallo che riporta i nomi delle sedici città gemellate con Grodno. Importante è il ricordo per “Fara Witoldowa”, la prima chiesa cattolica costruita in questa città che fu barbaramente distrutta dalla autorità comuniste nel 1961. Da tempo si pensa ad un progetto di ricostruzione che sia uguale all’originale, ma per ora resta il monumento della foto che segue. Affacciano su questa stessa piazza (ma sono ubicati al di fuori) la “Merazaev’s House of Merchants” (edificio storico usato come abitazione e bottega da parte del costruttore) ma soprattutto la fantastica “Jesuit Cathedral” che col celeste delle sue finiture è davvero bella.

Fontana su Piazza Sovietskaya

Fontana su Piazza Sovietskaya

Palazzo della Cultura di Grodno

Palazzo della Cultura di Grodno

Globo delle città gemellate con Grodno

Globo delle città gemellate con Grodno

In memoria di Fara Witoldowa

In memoria di Fara Witoldowa

Merazaev's House of Merchants

Merazaev’s House of Merchants

Jesuit Cathedral - 1

Jesuit Cathedral – 1

Jesuit Cathedral - 2

Jesuit Cathedral – 2

Jesuit Cathedral - 3

Jesuit Cathedral – 3

Su “Ulica Karla Marksa” percorro un breve tratto di strada per incontrare la “Church of Annunciation of Virgin Mary”, edificio religioso che ha la brutta caratteristica di essere contenuta dentro un muro di recinzione che praticamente la taglia a metà nelle foto che le vengono scattate. E’ ora la volta di camminare su Soviet Street, ovvero la strada pedonale di Grodno. In questo momento ci sono banchetti di artigiani che espongono le loro creazioni su ambo i lati; è davvero favoloso vedere così tanti oggettini a forma di gatto, figura che da noi risulta molto molto rara anche se in Italia tanta gente adora questo animale. Per il resto ci sono negozi di ogni tipo compreso un grande centro commerciale a più piani, fiori dappertutto ed opere d’arte atte sia a ricordare i personaggi storici che ad abbellire il centro. L’esempio che faccio è quello del ricordo a “V.D. Sokolovsky”, ex Maresciallo sovietico.

Church of Annunciation of Virgin Mary

Church of Annunciation of Virgin Mary

Per V.D. Sokolovsky

Per V.D. Sokolovsky

Alla fine di Soviet Street si apre Piazza Lenin e, immancabile, si staglia la figura dell’ex leader sovietico posta di fronte al Palazzo sede del comitato esecutivo della città di Grodno. Dall’altro lato della strada si apre il “Park Zhilibera”, una seconda area verde dopo quella già visitata in mattinata. Stavolta però è maggiormente “attrezzata” di cose da fare e da vedere. Inizio subito con l’osservare il Monumento ai Soldati e Partigiani Sovietici che ha di fronte a se la fiamma eterna. Sulla destra c’è il cuore che sta ad indicare il turistico “I love Grodno” e, scese le scale fino al livello del torrente “Gorodnichanka” , ho modo di vedere alcune sculture tra le quali una mi colpisce in modo particolare (quella che pubblicherò tra poco).

Lenin ed il Palazzo del Comitato Esecutivo

Lenin ed il Palazzo del Comitato Esecutivo

Ai Soldati e Partigiani sovietici

Ai Soldati e Partigiani sovietici

Dettaglio della Fiamma Eterna

Dettaglio della Fiamma Eterna

I love Grodno

I love Grodno

Bella Scultura

Bella Scultura

Torno al piano strada e proseguo la visita del parco; oltre agli immancabili giochi per bambini mi imbatto nel Teatro Regionale delle Marionette che ha di fronte la statua per Zhanu Emmanuelyu Zhiliberu, seguito dal “Museum Maksim Bogdanovich” (una stupenda casa costruita interamente in legno e tutta colorata) e dalla Chiesa Evangelica Luterana.

Teatro Regionale delle Marionette

Teatro Regionale delle Marionette

Per Zhanu Emmanuelyu Zhiliberu

Per Zhanu Emmanuelyu Zhiliberu

Museum Maksim Bogdanovich

Museum Maksim Bogdanovich

Chiesa Evangelica Luterana

Chiesa Evangelica Luterana

Un altro Monumento ai Caduti mi accompagna fino a “Ulica Elizy Azeska”: qui non posso non fermarmi ad ammirare la meravigliosa Cattedrale di Nostra Signora della Salute che è “vigilata” da una scultura sacra. Dalla parte opposta della carreggiata un lato di un edificio che si affaccia sulla strada è completamente decorato in maniera superba (vedere per credere). Adesso un po’ di gloria per chi dà il nome alla via con la presenza sia della Casa-Museo che di un Monumento a lei dedicato. Conclude l’offerta la presenza del Palazzo sede dell’Università locale e questo spiega il via vai di giovani senza soluzione di continuità che noto.

Cattedrale di Nostra Signora della Salute

Cattedrale di Nostra Signora della Salute

Chiesetta compresa nel complesso della Cattedrale

Chiesetta compresa nel complesso della Cattedrale

Scultura che vigila sulla Cattedrale

Scultura che vigila sulla Cattedrale

Parete decorata

Parete decorata

Casa-Museo di Elizy Azeska

Casa-Museo di Elizy Azeska

Monumento per Elizy Azeska

Monumento per Elizy Azeska

Manca l’ultima parte della città per completare il tour ed essere pronti per il prossimo trasferimento ed ovviamente, anche se sono stancuccio, mi metto in marcia. Su “Ulica Maksima Horkaha” trovo la semplice Chiesa di San Michele Taumaturgo e poi, finalmente, il complesso dello stadio. La squadra locale è il “Neman Grodno” e vivacchia nella zona centro-superiore della classifica del campionato bielorusso. A livello internazionale è ben poca cosa, però esattamente come la Dinamo Brest, ha un impianto sportivo di primissimo ordine. Qui non mi è permesso accedere alla tribuna centrale, ma posso arrivare in un punto dal quale ho comunque un’ottima visuale. Devo dire, tanto di cappello a questa nazione che ci tiene ad avere proprio tutte le cose in ordine.

Ingresso del Complesso Sportivo Neman

Ingresso del Complesso Sportivo Neman

Stadio del Neman Grodno - tribuna

Stadio del Neman Grodno – tribuna

Stadio del Neman Grodno - curva

Stadio del Neman Grodno – curva

Stemma del Neman Grodno

Stemma del Neman Grodno

A questo punto chiedo alle mie gambe un ultimo sforzo per superare il kilometro ed oltre che manca per arrivare ad un parco che comprende un Monumento ai Soldati ed una Chiesa Ortodossa che però, dopo la fatica, trovo un po’ troppo coperta dagli alberi. Prima di raggiungere ciò mi fermo a fotografare una originalissima fontanella a forma di serpente.

Fontanella a forma di serpente

Fontanella a forma di serpente

Monumento ai Soldati

Monumento ai Soldati

Chiesa Ortodossa

Chiesa Ortodossa

La strada per la stazione è abbastanza lunga partendo da qui, ma sono in tempo e, una volta in zona, mi reco anche ad un market per comprare una bottiglia di Coca Cola Zero da un litro per dissetarmi. Qui ci sarebbe lo zoo, ma ovviamente me ne tengo alla larga per la mia filosofia che non sono gli animali a dover stare in gabbia.  E’ il mio primo treno in Bielorussia, per cui cerco di orientarmi e capire dove dovrò andare; la cosa è abbastanza semplice e tutti i binari (vanno attraversati perchè non c’è l’ombra del sottopassaggio) hanno il cartellone elettronico che indica destinazione ed orario, per cui ci metto un attimo a trovare ciò che mi serve ed a fare il mio ingresso nel vagone giusto. Alle 16:45 è in partenza il convoglio per quello che sarà un viaggio a dir poco terribile per colpa del fato ed anche mia stavolta: essendo, lo ripeto, il mio primo treno in Bielorussia ho commesso un errore in fase di prenotazione dovuto all’inesperienza ed alla mancanza di spiegazioni esaustive nel sito delle locali ferrovie. Anche se ho bisogno di effettuare una tratta di un paio d’ore, quello dove sto per salire è un treno espresso notturno che viaggerà fino a chissà dove. In fase di scelta dei biglietti avevo tre possibilità e, per una differenza di pochi centesimi tra l’una e l’altra, ho preso la più cara sperando di trovarmi meglio. Non sapevo però che il mio posto fosse tra le cuccette, così mi sono trovato in uno scompartimento con quattro letti insieme ad un signore e soprattutto ad una donna con due scimmie urlatrici al posto dei normali bambini. E’ risaputo che non sopporto minimamente “i piccoli” e che le loro “soavi vocine” capaci di farsi sentire a kilometri di distanza sono come coltellate per le mie orecchie, quindi vi lascio immaginare lo strazio. Se aggiungiamo il fatto che i miei compagni di viaggio si sono messi a rifare i letti per la notte alle 17:20 lasciandomi in un imbarazzo totale direi di aver fatto bingo. La prima cosa che faccio mentre aspetto che questo supplizio finisca è controllare nella mia cartellina portadocumenti se tra i prossimi treni prenotati avrò un’altra cuccetta e con mia somma soddisfazione posso tirare un sospiro di sollievo: questa è la prima e l’ultima. Alle 18:51 il convoglio raggiunge puntualissimo la stazione di Lida; mentre Brest e Grodno erano città da 350.000 abitanti l’una (in media), questa è una località più piccola (100.000 abitanti) del tutto snobbata dai già pochi turisti che vengono in questa nazione. Il sole tramonterà alle 22:00, che è la stessa ora di chiusura dei negozi qui; per questo motivo decido di seguire il programma alla lettera che prevede di iniziare la visita sin da subito per poi terminarla l’indomani mattina. Colgo l’occasione di trovarmi in zona stazione per esplorare la periferia in questa direzione. La passeggiata mi porta quasi subito nella zona residenzial-popolare di Lida: bellissime casette di legno poste ai lati di strade sterrate aspettano solo di essere guardate. Quando poi iniziano i condomini si vedono i bambini giocare nei parchetti attrezzati posti al centro dei medesimi edifici con le madri che li vigilano, insomma scene di vita quotidiana. Ad un certo punto mi trovo davanti una scultura che adoro fin dal primo istante: sarà perchè in quell’ambiente proprio non te l’aspetti, o anche per la luce del sole che la illumina perfettamente. Fatto sta che quello che Google mi traduce come “il Simbolo dell’unità dei Cristiani” è da dieci e lode.

Simbolo dell'unità dei Cristiani

Simbolo dell’unità dei Cristiani

Prossimo obiettivo è la Chiesa dell’Immacolata Concezione che trovo agevolmente. Fatto ciò è il momento di invertire la marcia e di dirigermi verso il centro cittadino e quindi verso la camera. Finchè posso mi godo l’ambiente spartano ma dignitoso che mi circonda, ma poi tutto questo lascia spazio al cemento ed all’asfalto. Dallo studio fatto a casa so che a Lida il pezzo forte è il suo Castello ed a memoria sapevo anche di aver prenotato una stanza in zona, ma quando ci arrivo resto a bocca aperta: il mio hotel affaccia proprio sul maniero. Non riesco a non andare a dare un’occhiata e faccio proprio bene, dato che trovo un panorama fantastico. Alla fine però devo capitolare, così vado a fare la spesa per la cena e poi mi fiondo in reception dove un pochino di inglese viene masticato, direi finalmente. La pappa ed una partita al mio calcio manageriale allietano la serata mentre noto che in un ristorante nelle vicinanze si sta celebrando un matrimonio un po’ particolare: tutte le donne presenti, a cominciare dalla sposa, sono vestite in maniera che più “fasciante” non avrebbero potuto. Le invitate ci possono pure stare…ma la sposa obbliga un tantino a riflettere. Buonanotte a tutti.

Chiesa dell'Immacolata Concezione

Chiesa dell’Immacolata Concezione

Esempio di casetta di legno

Esempio di casetta di legno

Panorama serale dal laghetto a Lida

Panorama serale dal laghetto a Lida

Un nuovo amico bielorusso

Un nuovo amico bielorusso

 

Domenica 14 luglio: la sveglia è anche oggi alle 6:30. Per ora sto accumulando decine di kilometri al giorno nelle gambe e riposando troppo poco, infatti mi alzo che già sono abbastanza fiacco e ciò non è normale. Preparo tutto ed alle 7:15 faccio il check-out. Perchè così presto anche oggi? Semplice: perchè alle 12:10 avrò il bus che mi porterà a Minsk. Ho calcolato che qualche ora sarebbe stata sufficiente per terminare di vedere Lida e devo riuscirci assolutamente. Inizio ovviamente dall’imponente e bellissimo Castello che fotografo in tutte la salse possibili, sia internamente che esternamente. Una passeggiata di 600 metri mi porta in una zona in cui sta aprendo i battenti il mercato e, nonostante sia mattina presto, già pullula di gente intenta a fare affari. Qui c’è la bellissima Chiesa di San Panteleimon che sembra uscita da qualche favola. A poca distanza c’è un cimitero, stavolta molto ben curato, nel quale entro per osservare la Cappella di Santa Barbara, piccola ma graziosa.

Castello di Lida - Esterno

Castello di Lida – Esterno

Castello di Lida - vista dal laghetto

Castello di Lida – vista dal laghetto

Castello di Lida - Interno

Castello di Lida – Interno

Chiesa di San Panteleimon

Chiesa di San Panteleimon

Cappella di Santa Barbara

Cappella di Santa Barbara

Dopo aver percorso l’intero perimetro del laghetto in cerca di scorci interessanti faccio ritorno esattamente di fronte all’albergo perchè da qui partirà la mia esplorazione verso una nuova zona di Lida. Il monumento ai viaggiatori è il primo punto che fotografo; nella piazza antistante c’è la prima scultura anonima della storia: una pietra tagliata in un certo modo è stata posata qui senza una scritta, una targa, una didascalia o altro. Che dobbiamo fare? Chi passa si inventa il proprio motivo affinchè quella cosa sia lì? Boh…; seguono, una accanto all’altra, la “Catholic church exaltation of the holy cross” e la scultura in onore di Francysk Skarina (linguista, umanista e traduttore bielorusso). Concludono l’offerta di questa zona la rappresentazione di un pastore con le sue pecore e la scritta “Lida” in caratteri cirillici, tutto realizzato con le piante.

Monumento al Viaggiatore

Monumento al Viaggiatore

Scultura anonima

Scultura anonima

Catholic Church Exaltation of the Holy Cross

Catholic Church Exaltation of the Holy Cross

In onore di Francysk Skarina

In onore di Francysk Skarina

Pastore con Pecore realizzato con le painte

Pastore con Pecore realizzato con le piante

Lida scritto con le piante

Lida scritto con le piante

Passeggio fin quando sono vicinissimo al Monumento all’Aviazione che altro non avrebbe potuto essere se non un aereo da guerra. Attraverso la carreggiata ed entro nella zona pedonale dove si affaccia il Palazzo della Cultura di Lida. Attraverso un ponticello su di un canale e mi dirigo sparato verso il memoriale chiamato “Hill of Glory”; effettivamente ricorda molto una collina. Un altro buon pezzo a piedi mi conduce fino allo “Stadion Start”, ovvero quello in cui gioca il “FC Lida”, la squadra locale che dopo anni di militanza nella massima divisione è finita nella parte centro-superiore della Pershaya Liga, la seconda divisione del calcio bielorusso. Anche qui i cancelli sono aperti e l’accesso è libero; faccio tutto il giro del perimetro e nessuno esce da qualche porta per chiedermi di andarmene. Tutto molto bello quando è così.

Monumento all'Aviazione - vista frontale

Monumento all’Aviazione – vista frontale

Monumento all'Aviazione - vista laterale

Monumento all’Aviazione – vista laterale

Ponticello

Ponticello

Memoriale Hill of Glory

Memoriale Hill of Glory

Stadion Start - Tribuna

Stadion Start – Tribuna

FC Lida - Stemma

FC Lida – Stemma

Da qui non posso fare altro che tornare sui miei passi fino a svoltare su Piazza Lenin, ormai una presenza costante ovunque io vada in questa nazione. La particolarità però c’è: questa di Lida è la statua dell’ex leader sovietico più brutta ed insignificante che io abbia visto nell’intero tour. In compenso riesco a fotografare un paio di  discreti edifici che compensano la lacuna precedente, uno ubicato sul lato opposto della carreggiata molto vicino alla “Fiamma Eterna” che, a quanto pare, da queste parti è molto apprezzata. Più avanti ecco la Cattedrale di San Michele il cui campanile è distaccato: sarebbe anche carina ed apprezzabile, ma è completamente inghiottita dagli alberi e la foto che segue è il meglio che si possa fare in tale situazione.

Monumento a Lenin

Monumento a Lenin

Edificio su Piazza Lenin

Edificio su Piazza Lenin

Edificio di fronte a Piazza Lenin

Edificio di fronte a Piazza Lenin

La Fiamma Eterna a Lida

La Fiamma Eterna a Lida

Cattedrale di San Michele - Corpo centrale

Cattedrale di San Michele – Corpo centrale

Cattedrale di San Michele - Campanile

Cattedrale di San Michele – Campanile

Mi sposto di nuovo e mi dirigo verso la Chiesa di San Giorgio: è il penultimo punto di interesse a Lida e, orologio alla mano, vedo che sono perfettamente in tempo sia per vedere questo che il prossimo. Ma diciamoci la verità…posso io non avere assolutamente problemi da risolvere e vedere filare tutto quanto liscio? Assolutamente no, ed ecco che mentre fotografo l’edificio religioso mi si avvicina una signora anziana che, scoperto che sono straniero, si offre di farmi visitare la chiesa ed i dintorni con l’ausilio della sua guida (sa dire solo tre parole in inglese). Dentro di me bestemmio come un turco, ma fuori un sorriso mi fa accettare l’offerta per non mancarle di rispetto nella speranza che lo strazio finisca presto. Fortunatamente ci mettiamo cinque minuti, ma la complicazione è dietro l’angolo: è convinta che io non abbia visto la chiesa più bella di Lida, a suo avviso decine di volte più grande di questa. Ora…tutto è possibile ed io sono il primo a pensarlo, ma tra maps e passeggiata personale per tutta la città posso aver davvero mancato una così grande opera architettonico-religiosa? Sono convinto di no ed è allora che cerco di spiegarle il mio punto di vista a parole, con i gesti, mostrandole la mappa e le foto…ma niente, lei è convinta che io abbia perso il pezzo forte e si offre di accompagnarmi. Adesso le bestemmie interne raggiungono livelli assoluti mai toccati prima, tipo composte da 7-8 parole tutte offensive senza articoli o preposizioni a fare da giuntura, ma fremendo accetto sempre nella speranza che il posto sia vicino. In dieci minuti, al suo passo, abbiamo percorso un cinquantesimo della strada che le mie gambe mi avrebbero fatto fare stando da solo, per cui prendo la palla al balzo e la fermo cercando di spiegarle che ho il bus per Minsk da prendere e che devo proprio andare. Ho cercato di essere più educato possibile e di lasciare “Mr. Hyde” dentro di me e spero di esserci riuscito, così riesco a liberarmi e ad impostare il navigatore verso quel tanto agognanto ultimo punto da vedere, ovvero la Chiesa della Sacra Famiglia ubicata a circa 3,8 kilometri dall’autostazione. Non c’è niente da fare: quando viaggio la gente deve lasciarmi in pace perchè è solo portatrice di rogne e problemi.

Chiesa di San Giorgio

Chiesa di San Giorgio

Chiesa della Sacra Famiglia

Chiesa della Sacra Famiglia

Finalmente è fatta ed anche Lida è conclusa. Arrivo all’autostazione con venti minuti di anticipo rispetto alla partenza del bus per la capitale bielorussa, giusto in tempo per assistere ad un’usanza locale allo stesso tempo toccante e strana. Ad un certo punto i clacson di una decina di pullman si mettono a suonare contemporaneamente per trenta secondi; subito mi chiedo che cosa sia successo e la risposta non tarda ad arrivare: dalla strada entra un furgone nero seguito da un bus e da una macchina. Il furgone si ferma e scendono due uomini che aprono il portellone sul retro, montano due cavalletti come base e ci piazzano sopra una bara che in due secondi netti aprono. Quindi ricapitolando: sono nel bel mezzo della stazione dei pullman di Lida con un defunto all’aria aperta, quando fanno irruzione una decina di anziane signore vestite di nero ed armate di fazzoletto che hanno tempo di piangere la persona cara per non più di cinque minuti, scaduti i quali la bara viene richiusa e ricaricata sul furgoncino nero. Quando mette in moto e se ne va via insieme al bus ed alla macchina al seguito si risente l’unisono dei clacson per altri trenta secondi. Quante possibilità avevo di trovarmi lì esattamente in quel momento? Direi pochissime, quasi nessuna. Eppure è successo come se fosse destino che assistessi a quella scena imparando un’altra cosa della cultura locale. Il mio pullman arriva allo stallo e parte puntuale alle 12:10; per la prima volta da quando sono qui posso godere di un viaggio normale, senza ritardi enormi e senza mocciosi che frignano ed urlano. Finalmente tutto fila liscio e posso godermi il panorama, anche se c’è ben poco da vedere perchè la Bielorussia è un’infinita pianura: la cima più alta del paese non supera i 400 metri rendendo il tutto un tantino monotono. La cosa interessante è che alcune fermate del bus sono nel bel mezzo della statale, dove intorno sembra non esserci niente. Vale a dire che qualcuno ti deve accompagnare con la macchina a prendere il bus. Alle 15:00 circa scendo all’autostazione di Minsk, dopo aver attraversato l’intera città da parte a parte ed aver avuto la conferma che si estende per kilometri e kilometri. Nel caso ne avessi avuto necessità avrei potuto contare su due linee di metropolitana, ma francamente spero di non doverlo fare per potermi godere la città a piedi come piace a me. Ho destinato a questa visita oggi pomeriggio e domani fino alle 17:00, quindi credo di avere tempo a sufficienza per quella che viene definita la “Silicon Valley” dell’Europa dell’Est. Una cosa conferma questo soprannome: i prezzi degli hotels sono esattamente il doppio di quelli delle altre città, mortacci loro. “Accidenti a voi ed a tutte le Silicon Valley del mondo” mi è venuto da esclamare in fase di prenotazione del posto dove avrei dormito. Il primo punto di interesse non può non essere rappresentato dalle “Gates of Minsk”, vale a dire da due palazzoni enormi di origine sovietica che aprono letteralmente la città a chi arriva dalla stazione centrale.

Gates of Minsk - vista frontale

Gates of Minsk – vista frontale

Gates of Minsk - vista laterale

Gates of Minsk – vista laterale

Trovo un centro commerciale multipiano dove vedo il primo McDonald in Bielorussia fino ad ora e spero che ci sia un ufficio cambio perchè ho finito i Rubli; la fortuna mi assiste e trovo ciò che cerco; ho la conferma che il cambio effettuato al di fuori dalle banche è più che onesto, direi addirittura ottimo. Esco fuori ed inizio il vero e proprio giro che, data la posizione, mi vede fiondare all’interno del “Dinamo Stadium”, il campo da gioco della Dinamo Minsk, la squadra più conosciuta e titolata di tutta la Bielorussia che oggi vive purtroppo un periodo di anonimato anche a livello nazionale. A differenza degli impianti precedenti, qui non si entra per nessuna ragione al mondo. Purtroppo me lo aspettavo: più si sale di importanza e più che l’essere umano tende a chiudere con le catene. Riesco comunque a scattare una foto della struttura esterna e ciò che posso dell’interno.

Dinamo Stadium - Esterno

Dinamo Stadium – Esterno

Dinamo Stadium - Interno

Dinamo Stadium – Interno

Dinamo Stadium - Decorazione a tema in zona

Dinamo Stadium – Decorazione a tema in zona

All’interno di un piccolo parco ubicato proprio di fronte allo stadio c’è il “Muro di Coj”: si tratta di un muro pieno di graffiti dedicato a Viktor Coj ed alla sua band dei Kino che è arrivata ad essere la più importante dell’Unione Sovietica. Egli era un autentico punto di riferimento per moltissimi giovani, tanto che dopo la sua tragica morte (incidente stradale in cui un colpo di sonno lo ha fatto schiantare contro un bus in Lettonia) alcuni fans addirittura si suicidarono. Non so se sono leggende o verità, ma ci ho messo un po’ per fotografare il muro perchè la panchina posta davanti ad esso non è quasi mai vuota e c’è sempre qualcuno che porta il suo omaggio al ricordo dell’artista. Pochi passi ancora e posso vedere la Concert Hall. Sempre in zona c’è una via famosa perchè stracolma di graffiti e street-art; decido però di rinviare la visita a domani poichè oggi il cielo è coperto di nuvole e l’illuminazione, necessaria per apprezzare al meglio questo tipo di opere, lascia a desiderare.

Muro Di Coj

Muro Di Coj

Minsk Concert Hall

Minsk Concert Hall

Torno nella zona delle “Gates of Minsk” e da lì riparto alla volta del Michajlaŭski Garden Square, ovvero un parco che, oltre a tante panchine, comprende tre sculture. Qui accade un altro siparietto: mentre sono alla ricerca delle opere da fotografare sento alle mie spalle una voce maschile che dice testualmente “Dai, vieni qui adesso”. Mi volto di scatto e trovo la scena che mi aspettavo senza neanche una sbavatura: uomo italiano anche abbastanza giovane, ma piccolino e senza capelli, che sta giocando col figlio avuto da una mega-bionda bielorussa; in Italia un tipo del genere si sarebbe sposato/fidanzato chissà con chi, ed invece eccolo qui felice come chi ha appena fatto “6” al superenalotto. Alla fine sapete che vi dico? Beato lui.

Michajlaŭski Garden Square - 1

Michajlaŭski Garden Square – 1

Michajlaŭski Garden Square - 2

Michajlaŭski Garden Square – 2

Michajlaŭski Garden Square - 3

Michajlaŭski Garden Square – 3

Da un parco all’altro: pochi passi e mi ritrovo dentro un’altra area verde caratterizzata stavolta da tante statue, delle quali però solo tre sono più importanti: quella a Nikolai Gusovsky, quella ad Eufrosinia di Polack e quella a Francysk Skarina.

Monumento a Nikolai Gusovsky

Monumento a Nikolai Gusovsky

Monumento ad Eufrosinia di Polack

Monumento ad Eufrosinia di Polack

Monumento a Francysk Skarina

Monumento a Francysk Skarina

Dal verde al cemento: è questo il filo conduttore per il prossimo punto di interesse che è, manco a dirlo, Piazza Lenin. Spazio ampissimo totalmente pedonale e ricco di cose da vedere, oltre che di storia da assaporare. Il Monumento a Lenin ha in questo caso l’enorme Palazzo del Governo alle sue spalle, talmente grande da non entrare completamente nell’obiettivo della reflex. La Fontana “Stolitsa” è degna di nota, così come lo sono la statua dell’Arcangelo Michele e la Chiesa dei Santi Simone ed Elena. Spazio a parte lo dedico alla Campana di Nagasaki, copia esatta di quella sopravvissuta nella città giapponese dopo l’esplosione della bomba atomica. E’ un memoriale per le vittime di tutti i disastri nucleari avvenuti e la Bielorussia purtroppo ne sa più di qualcosa.

Monumento a Lenin

Monumento a Lenin

Panoramica del Palazzo del Governo

Panoramica del Palazzo del Governo

Fontana Stolitsa

Fontana Stolitsa

Statua dell'Arcangelo Michele

Statua dell’Arcangelo Michele

Chiesa dei Santi Simone ed Elena

Chiesa dei Santi Simone ed Elena

Campana di Nagasaki

Campana di Nagasaki

Il “Belarusian National History Museum” si trova all’interno di un palazzo senza infamia e senza lode, per di più con alcuni lavori in corso d’opera, motivo per cui passo e via; cosa ben diversa vale per il “Belarusian National Arts Museum”, questo si che vale una foto. Prima di arrivarci però mi soffermo ad osservare le sculture in onore dell’ex politico e rivoluzionario sovietico “Felix Dzerzhinsky”, del pilota di caccia “Sergey Gritsevets” (due volte insignito come eroe dell’unione sovietica) e del premio Nobel per la pace Henry Dunant.

In onore di Felix Dzerzhinsky

In onore di Felix Dzerzhinsky

Per Sergey Gritsevets

Per Sergey Gritsevets

In onore di Henry Dunant

In onore di Henry Dunant

Belarusian National Arts Museum

Belarusian National Arts Museum

Da qui al Teatro delle Marionette il passo è breve e ci arrivo in un attimo; proseguo poi con il “Tank Monument” e con la Fontana “Mal’chik S Lebedem” che si trova proprio al centro di “Aliaksandrauski Garden Square”. Dall’altro lato della strada si apre la famosa e centralissima  “Kastrycnickaja Square” che ospita il Palazzo della Repubblica, il bellissimo edificio che ospita lo “Strana Mini”, ovvero il Museo delle miniature architettoniche (molto interessante) e la commemorazione del “Kilometro Zero” che, a quanto pare, rappresenta l’inizio di tutte le strade della Bielorussia. Personalmente sono molto scettico su cose di questo tipo ed infatti ho letto che tale Kilometro Zero è stato spostato qui da non molto mentre prima era da un’altra parte. Domanda: ci state prendendo per il culo, forse? La risposta è ovvia ed è si.

Teatro delle Marionette

Teatro delle Marionette

Tank Monument

Tank Monument

Fontana Mal'chik S Lebedem

Fontana Mal’chik S Lebedem

Palazzo della Repubblica - vista frontale

Palazzo della Repubblica – vista frontale

Palazzo della Repubblica - vista laterale

Palazzo della Repubblica – vista laterale

Strana Mini - vista frontale

Strana Mini – vista frontale

Strana Mini - vista laterale

Strana Mini – vista laterale

Kilometro Zero

Kilometro Zero

Guardo l’orologio e vedo che sono circa le 18:15. La giornata non è propriamente estiva, ma sento un freddo clamoroso e ciò non è un buon segno. Stasera avrò anche un breve impegno, per cui decido di interrompere qui per oggi e pensare un po’ a me stesso perchè ogni tanto è cosa buona e giusta. Imposto il navigatore in direzione dell’hotel prenotato per stasera e mi metto in marcia. Poco prima di arrivare a destinazione trovo un mega centro commerciale dove entro per fare la spesa per la serata; già che ci passo davanti sarebbe inutile e stupido doverci tornare. Eseguo il check-in mentre dai divanetti della reception sento parlare italiano, per cui cerco di sbrigarmi e scappare prima possibile; mi danno una stanza al decimo piano, proprio come a Brest. Appena giro la chiave è un attimo: giusto il tempo di sistemare ciò che ho comprato in frigorifero e mi trovo già sotto alla doccia bollente dove rimango per un buon quarto d’ora quasi solo a farmi scorrere l’acqua rovente sulla testa e giù di lì. C’è qualcosa che non va ed ho la fortuna, ogni volta che capita, di capirlo subito. Mi cambio e vado alle fermata della metro “Nemiga” che si trova 900 metri dal mio albergo: qui incontro Polina, la persona che gestisce la pagina facebook “Benvenuti in Bielorussia” della quale ho parlato nella prima parte dei questo post, ovvero quella delle informazioni generali. Ci tengo a ringraziarla di persona per l’aiuto che mi ha dato e che mi darà per visitare le ultime due località del tour, ma questo lo spiegherò a tempo debito. In piazza c’è un concerto di un gruppo locale molto interessante (i Nizkiz) e ci fermiamo a seguirlo fino a quando io non raggiungo il limite e sono costretto a salutare ed a tornare in stanza. Qui altra doccia bollente, phon caldo sparato addosso per un po’ per finire di eliminare il freddo che sento mentre ceno e via con la prima tachipirina. Stasera non c’è nè tempo nè forza per il calcio manageriale e mi addormento come un sasso dopo aver messo tutte le batterie in carica.

Lunedi 15 luglio: mi sveglio alle 7:30 perchè, data la situazione della sera precedente, ho deciso di dormire un’oretta in più. Sono sudato come un ammalato, effetto sperato della tachipirina. Non prendo mai medicine se non in casi del tutto eccezionali come questo, per cui ogni volta che inghiotto una pillola fa immediatamente effetto; non è la prima volta che mi succede in viaggio ed ormai l’esperienza paga. Sento che la situazione non è passata del tutto, però sto già meglio ed alle 8:15 mi trovo in strada per la seconda giornata da passare a Minsk. Vista la posizione attuale decido di iniziare andando verso nord per poi invertire la marcia quando finito e completare ciò che è rimasto in sospeso da ieri. Il punto di interesse più vicino che ho è lo “Yama Memorial” per gli ebrei caduti ubicato all’interno di un parchetto.

Yama Memorial

Yama Memorial

Proseguo dirigendomi verso il Victory Park, un’enorme area verde attraversata dal Fiume Svislac; ma non sono interessato ad entrare lì perchè non mi risulta esserci molto se non uno spazio rilassante per passare un po’ di tempo; sono lì perchè a brevissima distanza c’è il “Belarusian State Museum of the History of the Great Patriotic War”, struttura meravigliosa che comprende il palazzo, un obelisco ed un paio di statue.

Belarusian State Museum of the History of the Great Patriotic War

Belarusian State Museum of the History of the Great Patriotic War

Dettaglio dell'Obelisco

Dettaglio dell’Obelisco

Dettaglio Scultura n. 1

Dettaglio Scultura n. 1

Dettaglio Scultura n. 2

Dettaglio Scultura n. 2

Ingresso del Victory Park

Ingresso del Victory Park

Rimetto in moto le gambe e mi incammino verso altri lidi; stavolta sono diretto alla “Church of St. Mary Magdalene” che trovo all’interno di un complesso chiuso da mura, per cui devo scattare la foto da un’altra posizione totalmente contro sole. Il risultato purtroppo è quello che è, mentre la realtà è molto più bella di ciò che sembra. Un altro buon pezzo di strada mi porta fino all’Isola delle Lacrime che, come recita il nome stesso, è un fazzoletto di terra circondato dall’acqua del fiume Svislac e collegato col resto della città da un ponte. Il piccolo spazio ospita il Monumento ai Figli della Patria e la scultura dell’Angelo Piangente; se ci si avvicina si può notare che l’angelo piange davvero.

Monumento ai Figli della Patria

Monumento ai Figli della Patria

L'Angelo Piangente

L’Angelo Piangente

Più avanti, in una viuzza interna si nasconde il Museo “Maksim Bahdanovic” mentre poco più in là posso osservare la scultura dedicata al pittore bielorusso Jazep Drazdovic. Da questo punto ho modo di catturare un’istantanea della parte moderna della capitale. Grazie ad un sottopassaggio posso attraversare la carreggiata ed incontrare il “National Academic Bolshoi Opera and Ballet Theatre”. Davanti al palazzo c’è una serie lunghissima di fontane, ma con mio enorme disappunto sono non funzionanti. Ma come? D’inverno sono spente perchè fà troppo freddo e l’acqua si ghiaccia nelle tubature, d’estate sono spente non si sà per quale ragione…ma allora cosa cavolo le avete costruite a fare??? Col passare delle ore scoprirò che a Minsk le fontane iniziano a funzionare esattamente alle ore 13:00, cioè la si dà vinta a coloro che io chiamo “culi di piombo”, ovvero quella gente che si sveglia con calma alle 10:00, prima delle 12:30 non esce di casa/albergo e visita le città passando da un caffè all’altro senza sosta fino alla notte. All’amministrazione comunale di Minsk va il mio personalissimo grazie di cuore per questo colpo basso.

Museo Maksim Bahdanovic

Museo Maksim Bahdanovic

In onore di Jazep Drazdovic

In onore di Jazep Drazdovic

Scorcio della Minsk moderna

Scorcio della Minsk moderna

National Academic Bolshoi Opera and Ballet Theatre

National Academic Bolshoi Opera and Ballet Theatre

Adesso è il momento di entrare all’interno di due parchi divisi dallo scorrere del solito fiume Svislac: il primo ospita la scultura in onore di Marat Kazei, un ex partigiano sovietico; il secondo ospita invece la bella “Venok Fountain”, il Museo Statale Letterario “Janka Kupala”, poeta cui è dedicata anche una bella statua qui a poca distanza. Appena torno sul cemento lo faccio davanti all’edificio che ospita il “Belarusian State Circus” abbellito da alcune opere originali. Dietro di esso prende vita il Gorky Park, classica area verde presente in molte città dell’Europa orientale. Oltre ai soliti giochi per bambini, un Planetario ed al monumento a Maksim Gorky non c’è poi molto altro.

Monumento a Marat Kazei

Monumento a Marat Kazei

Venok Fountain - panoramica

Venok Fountain – panoramica

Venok Fountain - dettaglio

Venok Fountain – dettaglio

Museo Statale Letterario Janka Kupala

Museo Statale Letterario Janka Kupala

Scultura per Janka Kupala

Scultura per Janka Kupala

Belarusian State Circus

Belarusian State Circus

Vicino al Belarusian State Circus - 1

Vicino al Belarusian State Circus – 1

Vicino al Belarusian State Circus - 2

Vicino al Belarusian State Circus – 2

Uno degli ingressi del Gorky Park

Uno degli ingressi del Gorky Park

Monumento a Maksim Gorky

Monumento a Maksim Gorky

Aspetto il verde al semaforo pedonale e faccio un salto dall’altra parte della carreggiata in cerca di quella che oggi è una Casa-Museo, ma che in passato è stata la sede del  Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Poi è la volta della bella Piazza della Vittoria che ha al centro (raggiungibile da un sottopassaggio) il Victory Monument, ovvero un obelisco alto 38 metri che davanti a se ha la consueta Fiamma Eterna. Più avanti è la volta di dare uno sguardo attento prima al “Palace of Art” e poi alla Chiesa Cattolica della Santa Trinità, anch’essa chiusa dentro ad un recinto come altre in precedenza.

Prima sede del Partito Operaio Socialdemocratico Russo

Prima sede del Partito Operaio Socialdemocratico Russo

Piazza della Vittoria - panoramica

Piazza della Vittoria – panoramica

Piazza della Vittoria - l'Obelisco

Piazza della Vittoria – l’Obelisco

Palace of Art

Palace of Art

Chiesa Cattolica della Santa Trinità

Chiesa Cattolica della Santa Trinità

Gli ultimi due punti di interesse in questa direzione sono la “Alexander Nevsky Church” (ubicata nel cimitero militare) e lo “Youth Theater”. Vorrei aprire una parentesi su ciò che succede appena varco la soglia del cimitero militare con la reflex in mano: ci sono almeno 3-4 inservienti che iniziano a fissarmi come se non avessero mai visto un altro essere umano o come se io fossi un alieno venuto dallo spazio. Mi verrebbe tanta da dirgli qualcosa del tipo “cari signori, farvi un bel pugnetto di cazzi vostri proprio non vi piace, vero?”, ma tanto non avrebbero capito una mazza, quindi lascio perdere. Morale della favola: non riesco a capire che cosa abbia tanto la gente da guardare. FATEVI I CAZZI VOSTRI CHE COSI’ CAMPATE 100 ANNI!!!

Alexander Nevsky Church

Alexander Nevsky Church

Youth Theater

Youth Theater

Qualcosa più di un paio di kilometri mi separano dalla città alta, una delle ultime zone di Minsk rimaste ancora da esplorare; si tratta proprio della parte della metro “Nemiga” dove ho fatto due passi ieri sera, ma ero lì solo per il piacere di fare un giro e senza macchina fotografica. Prima però vorrei visitare una cosa che mi sta a cuore, ovvero il Museo dei Gatti che è di strada. Con mia somma delusione leggo che è aperto tutta la settimana tranne il lunedi…ed oggi è proprio lunedi. Che peccato! Avrei tanto voluto entrare e coccolare un po’ di mici locali. Il panorama sulla collina centrale di Minsk è semplicemente spettacolare: la Chiesa dello Spirito Santo la fa da padrone, ma anche la vicinissima Chiesa di San Cirillo di Turov non è da meno. Una piccola fontana mi apre la strada verso la Chiesa di San Giuseppe. Alla sinistra di quest’ultima c’è il Museo Cittadino delle Carrozze a Cavallo, mentre alla destra (esattamente al centro della piazza) c’è una scultura che rappresenta i cittadini di Minsk. La sala per concerti “Vehrni Gorod” non è fotografabile perchè davanti c’è il palcoscenico sul quale ieri ho seguito per un po’ l’esibizione dei Nizkiz; di fronte, nell’ordine, c’è una scultura di una carrozza trainata dai cavalli, la City Hall, una statua del sindaco con in mano le chiavi della città e, dietro all’edificio, un parco con la scultura dedicata a Vincent Dunin-Marcinkevic e Stanislav Moniuszko, Dall’altro lato della carreggiata posso ammirare l’Arcicattedrale della Vergine Maria e, alla fine dei giochi, il palazzo che ospita la “Belarusian  State Academy of Music”. Il tutto in davvero pochi metri quadri…che scorpacciata!

Museo dei Gatti

Museo dei Gatti

Chiesa dello Spirito Santo - fronte

Chiesa dello Spirito Santo – fronte

Chiesa dello Spirito Santo - lato

Chiesa dello Spirito Santo – lato

Chiesa di San Cirillo di Turov

Chiesa di San Cirillo di Turov

Fontana nella città alta

Fontana nella città alta

Chiesa di San Giuseppe

Chiesa di San Giuseppe

Museo Cittadino delle Carrozze trainate da Cavalli

Museo Cittadino delle Carrozze trainate da Cavalli

Statue di Cittadini

Statue di Cittadini

Carrozza trainata da Cavalli

Carrozza trainata da Cavalli

City Hall

City Hall

Sindaco con Chiave della Città

Sindaco con Chiave della Città

Vincent Dunin-Marcinkevic e Stanislav Moniuszko

Vincent Dunin-Marcinkevic e Stanislav Moniuszko

Arcicattedrale della Vergine Maria

Arcicattedrale della Vergine Maria

Belarusian State Academy of Music

Belarusian State Academy of Music

Inizio quindi a rientrare verso la stazione toccando però i punti della città che ancora mi mancano. Il primo è la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo; più o meno nello stesso punto vedo una parete decorata che non me la sento di non fotografare, anche se ad oggi ancora non so cosa rappresenta. Seguo il giro incontrando prima il Monumento ad Adam Mickiewicz  e poi il Maksim Gorky Theater. Alla fine di tutto trovo anche il tempo (e la forza) per camminare fino alla zona della città stracolma di graffiti e street art che ho evitato ieri causa mancanza della luce adeguata; adesso il sole c’è e picchia pure abbastanza forte, per cui mi dirigo lì. Vedere per credere.

Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo

Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo

Monumento ad Adam Mickiewicz

Monumento ad Adam Mickiewicz

Maksim Gorky Theater

Maksim Gorky Theater

Murales a Minsk - 1

Murales a Minsk – 1

Murales a Minsk - 2

Murales a Minsk – 2

Murales a Minsk - 3

Murales a Minsk – 3

Murales a Minsk - 4

Murales a Minsk – 4

Adesso è davvero tutto. Si, lo so che i puristi diranno che non ho visto la Biblioteca Nazionale dalla quale si ha una veduta spettacolare della città alta, ma la verità è che l’ho fatto di proposito. Sinceramente non mi interessa arrivare fino lassù (ovviamente prendendo la metro perchè a piedi sarebbe impensabile) solo per quella soddisfazione. Ritengo di aver visitato Minsk in maniera più che completa ed esauriente per i miei gusti. Raggiungo la stazione e mancano ancora 40 minuti al mio treno. Ne approfitto per andare al market del mega centro commerciale qui presente per comprare qualcosa da bere. Orientarmi tra i binari è facilissimo perchè tutto è spiegato alla perfezione, così mi siedo tranquillo al mio posto che stavolta è un normalissimo sedile e non una cuccetta come il viaggio precedente. Ho le gambe letteralmente a pezzi quando mi fermo ed ancora i postumi del malore di ieri che ancora non vuole sapere di andarsene del tutto. Mi aspettano tre ore e sei minuti di viaggio, tempo che userò ovviamente per riposare i miei arti inferiori e per ricaricare le batterie. A proposito di questo, noto che per la prima volta mi trovo su di un mezzo di trasporto che ha la presa di corrente ed il mio cellulare ha meno del 20% di carica. Quale miglior occasione per fare una cosa utile durante il tragitto? Ma il diavolo, come sempre, fa le pentole ma non i coperchi: frugo nello zaino e non trovo il caricabatterie, strumento che per me è di vitale importanza. Richiudo il tutto e lascio passare cinque minuti, poi con calma riapro e controllo…ma niente. Devo averlo lasciato in hotel stamattina con la testa che fluttuava un po’ ovunque. Però è strano perchè in anni di viaggi in giro per il mondo in tutte le condizioni possibili non ho mai dimenticato uno spillo. Eppure pare essere così e devo farmene una ragione; spero di poterne acquistare un altro al market quando arriverò alla prossima destinazione. Fatto sta che durante l’intero percorso, oltre alla stanchezza, mi prende anche il rodimento di culo. Alle 21:13, con una decina di minuti di ritardo, il convoglio mi scarica a Polack, ridente cittadina di 82.000 abitanti che non conoscevo affatto e non faceva parte del primo itinerario che avevo buttato giù. Cercando on-line è uscita fuori e mi ha costretto a rimodulare il tutto arrivando fino alla terza versione pur di poterlo visitare. Spero quindi che ne valga la pena. Il supermarket aperto fino alle 23:00 è appena fuori dalla stazione, per cui acquisto la cena ed un nuovo caricabatterie che pago circa 7 euro al cambio, anche se sembra un mezzo giocattolo. Arrivo in albergo (per fortuna solo a 900 metri dal treno) e trovo la receptionist più scontrosa di tutta la Bielorussia. Mi dà le chiavi con una faccia come se le avessi rovinato la serata; vorrei dirle che farsi una trombatina in più migliorerebbe l’umore, ma alla fine desisto. Non si sa mai che reazione potrebbe avere ed io gioco fuori casa, quindi meglio non rischiare. Andando in camera (terzo piano) mi sembra di essere nel film “Shining”: hotel grande all’interno di un palazzo d’epoca riadattato, corridoi lunghi e bui, zero rumori come se fossi l’unico ospite o quasi…ma non mi importa niente: l miei unici obiettivi sono una doccia bollente, consumare la mia cena in santa pace, ingozzare una seconda tachipirina per ammazzare definitivamente il malanno e dormire come un pupo senza giocare col calcio manageriale per la seconda sera consecutiva.

Martedi 16 luglio: stamattina, anche se mi sentissi poco bene, ci sarebbe ben poco da fare. La sveglia avrebbe suonato comunque alle 6:30 perchè devo uscire tassativamente alle 7:15 dalla camera. Il motivo? Alle 11:45 avrò un bus per un nuovo trasferimento e quindi ho solo poche ore per visitare Polack. Fortunatamente la mia situazione di salute è migliorata; sono rimaste indolenzite solo le gambe, ma questo è colpa delle decine di kilometri che macino ogni giorno. Anche oggi la giornata sembra essere abbastanza gradevole, anche se un po’ troppo fresca per essere a metà luglio. Tanto per non perdere il ritmo inizio subito con una passeggiata di 2,5 kilometri con l’obiettivo di raggiungere prima possibile la “Chiesa di San Andreya Baboli”. Durante il percorso ho modo di osservare  la Chiesa dell’Intercessione della Santa Vergine ed una piccola Cappella in memoria dei Caduti prima di passare su un ponte che attraversa una mia vecchia conoscenza dello scorso anno, vale a dire il fiume Daugava che ho incontrato esattamente 365 giorni fa in Lettonia; la sua lunghezza totale è di 1.020 kilometri, per cui non è proprio un rigagnolo.  Mi fermo a scattare una fotografia che ritrae la Cattedrale dell’Epifania (che vedrò dopo da vicino) che si specchia nel corso d’acqua. Alla fine raggiungo l’edificio religioso di mio interesse ma lo trovo col sole nella posizione peggiore possibile. Inverto poi la marcia e torno esattamente al punto di partenza, ovvero il mio hotel, pronto per esplorare un’altra parte di questa cittadina.

Chiesa dell'Intercessione della Santa Vergine

Chiesa dell’Intercessione della Santa Vergine

Cappella in memoria dei caduti

Cappella in memoria dei caduti

La Cattedrale dell'Epifania si specchia nella Daugava

La Cattedrale dell’Epifania si specchia nella Daugava

Chiesa di San Andreya Baboli - fronte

Chiesa di San Andreya Baboli – fronte

Chiesa di San Andreya Baboli - lato

Chiesa di San Andreya Baboli – lato

Mappa alla mano noto che Polack si estende più o meno su tre arterie parallele, più qualcos’altro da vedere nella periferia opposta rispetto alla parte appena visitata. Perciò, dopo aver osservato il Monumento a Francysk Skarina che ho proprio davanti a me, vado su “Niznie-Pakrouskaja Ulica” e la percorro tutta. Così facendo mi imbatto nel bel Memoriale dedicato ai soldati della 23ma Guardia e poi prendo una delusione colossale quando arrivo alla Cattederale dell’Epifania, la stessa vista qualche tempo fa dal ponte sulla Daugava. Perchè ci rimango male? Semplice: l’edificio religioso conferma di essere stupendo, però è stato costruito con la facciata praticamente appiccicata ad altri palazzi e quindi non è fotografabile; la stessa cosa vale per il profilo che dà sulla strada perchè non c’è campo sufficiente per far entrare la struttura nell’obiettivo della reflex. L’unica soluzione che ho è una foto da dietro, ma non è che sia proprio il top. Alla fine ringrazio me stesso per aver scattato l’istantanea dal ponte perchè si rivela l’unica decente. Lì vicino c’è un piccolo Museo Medievale che secondo me non vale la pena di essere visitato, per cui immortalo solo il suo ingresso e poi vado avanti verso il Museo di Storia Locale che, se non altro, è ospitato da un palazzo niente male.

Monumento a Francysk Skarina

Monumento a Francysk Skarina

Memoriale ai Soldati della 23ma Guardia

Memoriale ai Soldati della 23ma Guardia

Cattedrale dell'Epifania - retro

Cattedrale dell’Epifania – retro

Museo Medievale

Museo Medievale

Museum of Local History

Museum of Local History

Comincio a non stare più nella pelle perchè il prossimo punto di interesse è il pezzo forte di Polack: sto parlando della Cattedrale di Santa Sofia che, per la propria architettura e per la posizione che vanta in cima ad una collinetta, si preannuncia speciale. Una volta lì, le attese non vengono sminuite, anzi. Rimango il tempo necessario a contemplare tale meraviglia e poi mi incammino verso lo Spartak Stadion, ovvero il campo sportivo locale; mentre nelle altre città visitate parlavo di stadio, qui ribadisco il concetto di campo sportivo perchè ho di fronte un prato rettangolare con pochissime tribunette e niente più. Ma è anche troppo perchè il club locale (FC Polotsk) è fallito nel 2014 ritirandosi dai campionati.

Cattedrale di Santa Sofia - 1

Cattedrale di Santa Sofia – 1

Cattedrale di Santa Sofia - 2

Cattedrale di Santa Sofia – 2

A questo punto cambio direttrice ed entro nella seconda delle tre parallele di cui parlavo poco fa. Trovo subito una piazza dove osservo il Monumento e la Cappella dedicata agli eroi della Guerra del 1812. Dalla parte opposta mi attende un bel dipinto murale. Da qui inizia una specie di area pedonale costruita nello spartitraffico tra le due carreggiate che compongono la via; esso mi mostra la scultura in omaggio alla lettera “U” dell’alfabeto cirillico (sarebbe l’equivalente della nostra “Y” come grafia), l’immancabile statua di Lenin ed una specie di aggeggio che serve ad indicare che quello dove è piazzato è il centro geografico d’Europa. Al di là della strada mi attendono invece le opere dedicate a Symeon di Polotsk ed a Yuriyu Tarychu.

Monumento-Cappella agli Eroi della Guerra del 1812 - 1

Monumento-Cappella agli Eroi della Guerra del 1812 – 1

Monumento-Cappella agli Eroi della Guerra del 1812 - 2

Monumento-Cappella agli Eroi della Guerra del 1812 – 2

Bel dipinto murale

Bel dipinto murale

Omaggio alla lettera U dell'alfabeto cirillico

Omaggio alla lettera U dell’alfabeto cirillico

Statua di Lenin

Statua di Lenin

Centro Geografico d'Europa

Centro Geografico d’Europa

Symeon di Polotsk

Symeon di Polotsk

Dedicata a Yuriyu Tarychu

Dedicata a Yuriyu Tarychu

La terza direttrice inizia col Monumento ad Eufrosinia di Polotsk e si conclude con la Torre dell’Acqua ed il Museo dell’Ecologia che sono una cosa sola. Inizio così la passeggiata verso l’ultima periferia ancora mancante al mio appello ed il Red Bridge è una piccola delusione: con lo stesso nome ricordo un ponte favoloso in Lettonia visto solo un anno fa, mentre questo è senza infamia e senza lode. Decisamente migliore è invece la statua equestre in onore di Vseslav Charodey. Raggiungo anche il Monumento a San Nicola Taumaturgo e quello a Zodchemu Ioannu. Purtroppo il tempo per arrivare all’ultimo punto di interesse di Polack segnato sulla mia mappa non c’è e per forza di cose devo saltare la visita al Monastero di Santa Eufrosinia. Imposto il navigatore verso l’autostazione e ci arrivo con una ventina di minuti di anticipo rispetto all’ora di partenza del bus; proprio qui noto una seconda statua di Lenin che sulla cartina da me preparata non compare.

Monumento ad Eufrosinia di Polotsk

Monumento ad Eufrosinia di Polotsk

Torre dell'Acqua e Museo dell'Ecologia

Torre dell’Acqua e Museo dell’Ecologia

Statua equestre di Vseslav Charodey

Statua equestre di Vseslav Charodey

Per San Nicola Taumaturgo

Per San Nicola Taumaturgo

In onore di Zodchemu Ioannu

In onore di Zodchemu Ioannu

Seconda Statua di Lenin a Polotsk

Seconda Statua di Lenin a Polotsk

Ho tempo di prendere una coca Cola Zero al vicino market e poi di salire sul mezzo pubblico che, in circa un paio d’ore, mi porterà a Vitebsk. Sono le 13:45 quando scendo all’autostazione della nuova località e cerco subito di orientarmi. Per questa visita avrò a disposizione l’intero pomeriggio di oggi e tutta la mattina di domani, per cui fra me e me sono felice perchè so che potrò prendermela un tantino più con calma. Noto subito due cose, una buona ed una cattiva; inizio dal male maggiore: vedo la presenza di uno stramaledetto festival musicale proprio in questi giorni. Ciò significa più gente in mezzo ai piedi e soprattutto ampia possibilità di bancarelle e palcoscenici che potrebbero coprire i monumenti di mio interesse. La cosa positiva è che il mio hotel è a soli 700 metri da dove mi trovo e per di più in direzione del centro, per cui colgo la palla al balzo per andare a prendere le chiavi della stanza e darmi una sistemata una volta tanto. La verità è che le gambe continuano a farmi un male cane e questo è un pretesto per riposarle un po’ prima di ripartire. Discorso di sempre: la receptionist parla inglese come un disco inceppato: va a scatti con le poche parole che conosce, ma alla fine ci capiamo ed ottengo ciò che mi serve. Sono le 14:30 circa quando esco con la volontà di fare il più possibile oggi per provare a rallentare domani e spero di riuscirci. Primo punto di interesse di V itebsk, città più vicina alla Russia tra tutte quelle del mio giro, è il Kirovski Bridge che è veramente ad un tiro di schioppo da dove dormirò stasera. E’ imponente e soprattutto mi colpisce per come è “decorato” (il dettaglio è nella foto seguente); ma la cosa più incredibile è il panorama che si vede da una parte e dall’altra del ponte una volta che ci si è sopra: attraversa l’ormai cara Daugava che fa da specchio riflettente per la “Uspensky Cathedral” (un vero gioiello) sul lato sinistro e per altro ancora sul lato destro.  Le foto, per quanto siano fatte bene, non posso regalare ciò che l’occhio fa vivere quando si è qui di persona.

Kirovski Bridge - struttura

Kirovski Bridge – struttura

Kirovski Bridge - decorazioni

Kirovski Bridge – decorazioni

Colpo d'occhio dal Kirovski Bridge - lato sinistro

Colpo d’occhio dal Kirovski Bridge – lato sinistro

Attraverso la carreggiata ed ho così modo di osservare lo “Yakub Kolas National Academic Drama Theatre”,  il Monumento ad Alexander Nevsky, la “Blagoveshchenskaya Church” ed infine la Chiesa di San Alexander Nevsky costruita tutta in legno.

Yakub Kolas National Academic Drama Theatre

Yakub Kolas National Academic Drama Theatre

Monumento ad Alexander Nevsky

Monumento ad Alexander Nevsky

Blagoveshchenskaya Church - fronte

Blagoveshchenskaya Church – fronte

Blagoveshchenskaya Church - lato

Blagoveshchenskaya Church – lato

Chiesa di San Alexander Nevsky

Chiesa di San Alexander Nevsky

Qui accade l’incredibile: una giornata cominciata in maniera estiva (per queste latitudini) in meno di tre minuti vede il cielo diventare nero, accrescere l’intensità del vento e scaricare a terra una quantità d’acqua non indifferente che mi coglie totalmente di sorpresa. Una volta intuita la direzione del vento giro intorno alla chiesa “bianca” e trovo l’unico punto in cui l’edificio non fa arrivare la pioggia; resto lì come un profugo per oltre venti minuti cercando in tutte la maniere possibili di appiattirmi contro il muro e di riparare lo zainetto con dentro tutti i miei averi. La verità è che ho l’impermeabile sia per me che per il bagaglio, ma preferisco sempre tirare fuori queste cose solo in casi limite perchè poi avrei dovuto riporli bagnati all’interno dello zaino (non ho materialmente altro posto) e la cosa  non sarebbe positiva. Alla fine smette di piovere, ma per la prima volta da quando sto girando la Bielorussia devo mettermi una maglia più pesante a maniche lunghe: fa freddo e stavolta non è colpa di un mio malanno; è l’aria che ha una temperatura diversa. Guardo la mappa e decido che cosa dovrò vedere oggi e che cosa dovrò vedere domani mattina; la scelta è dettata dalla posizione del sole e quindi dalla probabile esposizione dei punti di interesse alla luce. Torno dall’altra parte della carreggiata e vedo l’omaggio a Pyotr Masherov (primo segretario del comitato comunista del partito sovietico bielorusso) seguito da una fontana e dal bel Monumento dedicato ad Alexander Pushkin. Scendo in direzione della sponda della Daugava e trovo la Chiesa che fa parte del Monastero dello Spirito Santo, uno strana statua che raffigura un pesce ed infine il Pushkin Bridge.

Omaggio a Pyotr Masherov

Omaggio a Pyotr Masherov

Fontana a Vitebsk

Fontana a Vitebsk

Monumento ad Alexander Pushkin

Monumento ad Alexander Pushkin

Chiesa del Monastero dello Spirito Santo

Chiesa del Monastero dello Spirito Santo

Statua di un pesce

Statua di un pesce

Pushkin Bridge

Pushkin Bridge

Salgo la scalinata che mi porta in cima alla collinetta qui presente e posso ammirare da tutte le angolazioni possibili la “Uspensky Cathedral”; di fronte ad essa c’è la statua dedicata ad Alessio II°. Una gradevole ma breve via pedonale mi accompagna fino al Monumento in onore di tale “Fedor Makhnov”, meglio conosciuto come “il gigante di Vitebsk” perchè pare che la sua altezza raggiungesse i due metri ed ottantacinque centimetri. Nel parchetto adiacente noto una fontana carina che porto nel mio libro dei ricordi.

Uspensky Cathedral

Uspensky Cathedral

Statua di Alessio II°

Statua di Alessio II°

Fedor Makhnov, il gigante di Vitebsk

Fedor Makhnov, il gigante di Vitebsk

Fontana nel parchetto

Fontana nel parchetto

Per poter immortalare la statua del gigante ci metto diverso tempo; ciò è dovuto alla presenza della sedia accanto al personaggio, elemento che fa scattare nella mente malata delle persone che ritengono importante apparire in tutte le foto che fanno la voglia di farsi riprendere da amici e parenti mentre stanno proprio lì seduti. Scene agghiaccianti e pietose si susseguono senza sosta davanti ai miei occhi; i cani sono più intelligenti degli esseri umani, questo è sicuro. E’ la volta di andare pochi passi più avanti per ammirare il Municipio di Vitebsk che è anche sede del Museo Storico Regionale; sempre qui mi emoziono davanti alla bellissima “Voskresenskaya Church” che ha di fronte la Statua Equestre del Granduca Algirdas.

Municipio di Vitebsk - fronte

Municipio di Vitebsk – fronte

Municipio di Vitebsk - lato

Municipio di Vitebsk – lato

Voskresenskaya Church - fronte

Voskresenskaya Church – fronte

Voskresenskaya Church - lato

Voskresenskaya Church – lato

Voskresenskaya Church e Municipio - panoramica

Voskresenskaya Church e Municipio – panoramica

Statua Equestre al Granduca Algirdas

Statua Equestre al Granduca Algirdas

Attraverso la carreggiata per poter vedere da vicino la bella fontana delle “Tre Sorelle”; sarebbe un’idea ottima quella di fotografarla tutta intera, ma il risultato farebbe schifo a causa di un cartellone pubblicitario rosa shoking che l’amministrazione comunale di Vitebsk ha sapientemente piazzato alle spalle di questo punto di interesse. Sono quindi costretto a pubblicare tre immagini distinte, ognuna dedicata ad una singola sorella. Un vicino ponte che attraversa il fiume Vicba, affluente della Daugava, all’interno del grande” Frunze Park” mi permette di arrivare  alla Concert Hall locale. Tornando sui miei passi e proseguendo il giro su “Ulica Lenina” incontro il “Museum of Art” prima di fermarmi qualche minuto ad assistere ad un’esibizione di un gruppo musicale locale che, nell’ambito del festival che si sta svolgendo, propone alcuni brani popolari con i cantanti vestiti con abiti tipici. Davvero una bella pausa, devo dire.

Le Tre Sorelle - 1

Le Tre Sorelle – 1

Le Tre Sorelle - 2

Le Tre Sorelle – 2

Le Tre Sorelle - 3

Le Tre Sorelle – 3

Concert Hall

Concert Hall

Museum of Arts

Museum of Arts

Un nuovo ingresso al Frunze Park tramite un accesso differente mi permette di osservare un’altra bella fontana mentre compie varie evoluzioni con la sua acqua; poi attraverso la carreggiata e mi trovo all’interno di una piazzetta con aiuole molto curate e tre punti degni di attenzione: un pianoforte fatto con le piante, un globo terrestre col cuore piazzato dove si trova Vitebsk ed un simpatico suonatore di fisarmonica che ha accanto il suo cane. Inutile dire che per poter trovare questi soggetti liberi da persone malate di protagonismo c’è voluta un’impresa aggiunta a tutta la mia pazienza che sinceramente non so capire da dove venga fuori, dato che di certe scene ne ho le scatole piene da tempo immemore. Colgo l’occasione, anche se non me ne frega una beneamata minchia, per fotografare l’Anfiteatro Estivo (che altro non è che una vera e propria curva da stadio costruita nel centro di una città), luogo in cui il festival ha il suo fulcro con esibizioni musicali che si susseguono una dopo l’altra. Fosse per me sarebbe abolito.

Fontana nel Frunze Park

Fontana nel Frunze Park

Scorcio del Frunze Park

Scorcio del Frunze Park

Pianoforte di erba

Pianoforte di erba

Globo con cuore dove si trova Vitebsk

Globo con cuore dove si trova Vitebsk

Suonatore di Fisarmonica con cagnolino

Suonatore di Fisarmonica con cagnolino

Anfiteatro Estivo

Anfiteatro Estivo

Decido ora di tornare indietro per un po’ e di visitare una zona della città completamente nuova; è così che faccio una passeggiata non proprio brevissima, ma che vale assolutamente. Mi attende la Statua di Lenin che anche qui non poteva proprio mancare; dietro di essa c’è il Palazzo che ospita la Filarmonica Regionale.  Nel parchetto adiacente c’è il Monumento ad Alessandro Gorovtsov. Sempre in un parchetto, ma stavolta dalla parte opposta, trovo la statua in onore di Valdimir Korotkevich, mentre qualche strada più avanti posso osservare la Sinagoga locale. Cammina cammina chiudo il cerchio con il Monumento agli Eroi della Guerra Patriottica (un obelisco perennemente all’ombra perchè attorniato da alberi verdissimi) ed il “Marc Chagall Art Center”. L’artista ha un legame indissolubile con questa terra poichè è nato proprio a Vitebsk nel 1887.

Statua di Lenin

Statua di Lenin

Sede della Filarmonica Regionale di Vitebks

Sede della Filarmonica Regionale di Vitebks

Monumento ad Alessandro Gorovtsov

Monumento ad Alessandro Gorovtsov

In onore di Valdimir Korotkevich

In onore di Valdimir Korotkevich

Sinagoga di Vitebsk

Sinagoga di Vitebsk

Monumento agli Eroi della Guerra Patriottica

Monumento agli Eroi della Guerra Patriottica

Marc Chagall Art Center

Marc Chagall Art Center

Le ore passano inesorabili, anche se sono contentissimo di aver visto già tanto. Decido quindi di fare un’altra bella passeggiata per dirigermi nell’ultima zona della città che vedrò oggi, poi dedicherò il mio tempo alla cena ed al riposo in stanza. Vedo nell’ordine: la Fontana Hygieia (purtroppo stranamente non funzionante), la Biblioteca locale,  il Monumento al Tramviere di Vitebsk (con tanto di tram al suo fianco, ovviamente) e lo stadio locale che però stavolta trovo chiuso da transenne che non ne consentono in nessun modo l’avvicinamento, per cui mi devo accontentare di fotografarlo dall’esterno.

Fontana Hygieia

Fontana Hygieia

Biblioteca di Vitebks

Biblioteca di Vitebks

Monumento al Tramviere di Vitebsk

Monumento al Tramviere di Vitebsk

Vitebsk Stadium

Vitebsk Stadium

Da qui all’hotel ce n’è di strada da fare, per cui mi armo di pazienza ed inizio a muovere le gambe che sono sempre più sofferenti. A metà percorso si ripete ciò che è accaduto nel primo pomeriggio: il sole va via, si alza il vento e si rimette a piovere. Devo assolutamente ripararmi e lo faccio sotto ad un terrazzo dove resto altri 20-30 minuti buoni. Alla fine smette anche stavolta e posso continuare l’avvicinamento al luogo del riposo. Vedo un mega-market in dirittura d’arrivo e mi fermo a comprare la cena, ma anche qui ne succede una nuova: mi metto in fila scegliendo a caso una tra le trenta casse aperte; ad un certo punto la cassiera urla qualcosa nella mia direzione, ovviamente in russo, ed io non capisco. Intuisco che voglia dirmi che io sarò l’ultimo della fila e che devo bloccare eventuali altre persone che si accoderanno, ma senza darmi il tempo di spiegare ripete la stessa solfa prendendomi per idiota. Davanti a me c’è una coppia di ragazzi e spiego loro in inglese che non posso svolgere quel compito perchè non so come dire alla gente che arriverà che deve levarsi dai coglioni; per fortuna lui mastica un po’ della lingua di sua maestà la regina, capisce la situazione e si offre di avvisare gli avventori al posto mio, così l’oca in cassa è contenta e può smettere di starnazzare. Ammetto che la voglia di cambiare cassa è stata grande perchè certe “manifestazioni umane” preferisco evitarle piuttosto che sopportarle, però la verità è che sono stanco morto e che qui ho già fatto più o meno mezza fila; cambiare vorrebbe dire ripartire da zero, dato che c’è una marea di gente. Alla fine esco con la mia busta della spesa e giungo in camera; ceno, carico tutto il caricabile e mi metto a rilassarmi col mio calcio manageriale. Anche oggi è andata.

Mercoledi 17 luglio: La sveglia è, tanto per cambiare, alle 6:30 per uscire alle 7:15. Ieri ho fatto tantissimo, ma ciò che manca oggi mi porterà abbastanza in periferia e quindi le distanze da percorrere saranno non indifferenti. La temperatura non accenna ad alzarsi, per cui indosso ancora la maglia più pesante con le maniche lunghe, ma almeno non piove. Inizio subito osservando due punti di interesse dirimpettai: da una parte della strada c’è la “Church of the Protection of the Mother of God” e dall’altra parte c’è il Monumento allo scrittore Yevdokii Los’. Nella vicina Piazza Pieramohi trovo due fontane identiche (ne fotografo una) ed un magnifico memoriale chiamato “Le Tre Baionette”; la spiegazione per questo nome sta tutta nell’immagine che sto per pubblicare. Sto fermo il tempo necessario per poterlo contemplare come si deve perchè merita davvero. Nel parchetto adiacente ci sono “parcheggiati” diversi carri armati.

Church of the Protection of the Mother of God

Church of the Protection of the Mother of God

Monumento a Yevdokii Los'

Monumento a Yevdokii Los’

Fontana in Piazza Pieramohi

Fontana in Piazza Pieramohi

Memoriale Le Tre Baionette - statue sulla destra

Memoriale Le Tre Baionette – statue sulla destra

Memoriale Le Tre Baionette - corpo centrale

Memoriale Le Tre Baionette – corpo centrale

Memoriale Le Tre Baionette - statue sulla sinistra

Memoriale Le Tre Baionette – statue sulla sinistra

Da ora in poi inizia la scarpinata vera e propria: tanti kilometri per pochi punti da vedere. Il Monumento agli studenti ed agli insegnanti caduti inaugura la serie, ma prima trovo e fotografo un’altra opera non prevista dalla mappa che si trova nel piazzale di una scuola. La Cattedrale di Gesù Misericordioso ed il Monumento ai Soldati chiudono il cerchio. A dire il vero trovo anche un’altra chiesa sulla via del ritorno, ma nè sulla mappa e nè su Google ci sono informazioni in merito.

Scultura sconosciuta nel piazzale di una scuola

Scultura sconosciuta nel piazzale di una scuola

Monumento agli studenti ed agli insegnanti caduti

Monumento agli studenti ed agli insegnanti caduti

Cattedrale di Gesù Misericordioso

Cattedrale di Gesù Misericordioso

Monumento ai soldati

Monumento ai soldati

Chiesa su Prospekt Chernyakhovskogo

Chiesa su Prospekt Chernyakhovskogo

5,5 kilometri: tanto indica il navigatore come distanza da percorrere per arrivare all’autostazione; non credo di avere molta scelta, per cui mi metto a “pedalare”. Arrivo in loco con circa quaranta minuti di anticipo rispetto alla partenza del bus, per cui decido di provare a completare il giro con ciò che manca da questa parte, ultima rimasta ancora da scoprire. Riesco però a vedere solo il Marc Chagall Museum, perchè dei lavoro in corso mega-invasivi stanno bloccando totalmente la strada di accesso alla Chiesa di Santa Barbara ed al Tempio Sacro di S. Eufrosinia di Polotsk; sicuramente c’è un altro accesso, ma il navigatore non è al corrente del blocco in tempo reale e non mi indica alternative. Alla fine sono comunque risicato coi tempi e devo rinunciare.

Marc Chagall Museum

Marc Chagall Museum

Stavolta utilizzo l’attesa per comprare qualcosa da bere ed un gelato da mangiare al market dell’autostazione, poi alle 12:45 parte il pullman che mi porterà a Mogilev alle 14:55. Come si dice in questi casi? Ah si…altro giro altra corsa signori! Giusto un paio d’ore per far rifiatare le gambe e poi si riparte. Con una decina di minuti di ritardo sulla tabella di marcia vengo scaricato nella nuova località e noto che questo è un rarissimo caso in cui la stazione dei bus non corrisponde con la stazione dei treni che si trova ad una certa distanza; prendo la mappa e cerco di capire dove sono e quale percorso mi conviene fare. Una volta deciso punto dritto verso la Cattedrale dei Tre Gerarchi che ammiro, seguita dal vicino Teatro delle Marionette.

Cattedrale dei Tre Gerarchi

Cattedrale dei Tre Gerarchi

Teatro delle Marionette

Teatro delle Marionette

E’ la volta di andare su Prospekt Mira e di vedere la Statua di Lenin che è uno sputo in confronto all’immensità della House of Soviets ubicata dietro di lui, talmente grande da non entrare per intero nell’obiettivo della reflex. Proseguo il giro osservando prima il “P. Maslienikaŭ Regional Art Museum” e poi  lo Spartak Stadium che riesco a fotografare dall’esterno anche se non si può accedere alle tribune. Proprio accanto ad esso c’è un parco che ospita una originale scultura ed una bella fontana che decido di non far passare inosservate.

Statua di Lenin

Statua di Lenin

House of Soviets

House of Soviets

P. Maslienikaŭ Regional Art Museum

P. Maslienikaŭ Regional Art Museum

Spartak Stadium a Mogilev

Spartak Stadium a Mogilev

Scultura nel parco a Mogilev

Scultura nel parco a Mogilev

Fontana nel parco a Mogilev

Fontana nel parco a Mogilev

Qui faccio il mio primo ingresso in Ulica Leninskaya che voglio ricordare perchè si tratta di una via pedonale lunga e davvero molto carina e curata, direi un vero vanto per Mogilev; è un vero piacere passeggiare su questa strada. Raggiungo il punto in cui trovo il bel palazzo che ospita il “Cine-teatro” locale e la Scultura chiamata “Astronomer” . Faccio una deviazione per poter osservare, uno vicino all’altro, il Monumento in onore di Iosif Husakouski (militare, politico e scrittore), il deludentissimo Arco della Gloria, e l’obelisco dedicato a I.s. Lazarenko.

Cine-Teatro a Mogilev

Cine-Teatro a Mogilev

Astronomer

Astronomer

Monumento a Iosif Husakouski

Monumento a Iosif Husakouski

Arco della Gloria

Arco della Gloria

Obelisko per I.s. Lazarenko

Obelisko per I.s. Lazarenko

Rieccomi su Ulica Leninskaya per ammirare il palazzo che ospita l’Art Museum Byalynitskogo-Biruli. Successivamente trovo tre punti di interesse compresi in pochi metri quadri: sto parlando della Cattederale dell’Assunzione (troppo “incassata” tra altri edifici per poter scattare la foto che meriterebbe), il Regional Drama Theater ed il Museo Etnografico. Interessante è anche la successiva “Regional Hero Alley”, ovvero una strada dove sono state messe le foto e le storie degli eroi locali. Tale pezzo di strada apre l’ingresso nella bella Piazza Slavy, ricchissima di cose da vedere ad iniziare dalla classica scritta “I Love Mogilev” a caratteri cirillici  cubitali. Ma questa è la parte ludica della zona perchè il resto è tutto molto ma molto serio. Il Municipio, il Museo di Storia Regionale Locale “Ramanau”, il Monumento dedicato ai combattenti per il potere sovietico e la Chiesa dei Santi Martiri e Confessori Reali situata nell’adiacente Gorky Park la dicono davvero lunga.

Art Museum Byalynitskogo-Biruli

Art Museum Byalynitskogo-Biruli

Cattedrale dell'Assunzione

Cattedrale dell’Assunzione

Regional Drama Theater

Regional Drama Theater

Museo Etnografico

Museo Etnografico

Regional Hero Alley

Regional Hero Alley

I Love Mogilev

I Love Mogilev

Municipio di Mogilev

Municipio di Mogilev

Museo di Storia Regionale Locale Ramanau

Museo di Storia Regionale Locale Ramanau

Memoriale in Piazza Slavy

Memoriale in Piazza Slavy

Monumento ai Combattenti per il potere sovietico - panoramica

Monumento ai Combattenti per il potere sovietico – panoramica

Monumento ai Combattenti per il potere sovietico - dettaglio

Monumento ai Combattenti per il potere sovietico – dettaglio

Chiesa dei Santi Martiri e Confessori Reali

Chiesa dei Santi Martiri e Confessori Reali

Come si nota dalle ultime immagini pubblicate (più che altro da quelle del Monumento ai Combattenti per il potere sovietico)… ci risiamo: nuvole in cielo, vento che si alza ed inizio di pioggia. Stavolta però sono più fortunato perchè nel momento di maggiore intensità (che dura cinque minuti) trovo un sottopassaggio e mi posso riparare; quando la quantità d’acqua che cade si affievolisce decido di ripartire comunque e faccio bene perchè alla fine smette del tutto. Il riapparire del sole mi permette di catturare un’immagine molto bella del fiume Dnepr (un altro mostro sacro tra i corsi d’acqua europei che metto nella lista di quelli che ho visto) e di un suo affluente che si uniscono. Sono diretto al “Monumento Romanov” che trovo, ma che mi delude perchè davvero molto piccolo. Torno sui miei passi e continuo a macinare kilometri superando il ponte che attraversa il Dnepr (vedo i leoni di pietra che fungono da guardiani) raggiungendo nell’ordine il Palazzo Regionale della Cultura, la scultura dedicata a Taras Shevchenko, un’altra opera in onore dei soldati caduti ed una bella fontana in un parchetto adiacente.

Panorama del Dnepr e di un suo affluente

Panorama del Dnepr e di un suo affluente

Monumento Romanov

Monumento Romanov

Uno dei Leoni di guardia sul ponte che attraversa il Dnepr

Uno dei Leoni di guardia sul ponte che attraversa il Dnepr

Palazzo Regionale della Cultura

Palazzo Regionale della Cultura

Scultura per Taras Shevchenko

Scultura per Taras Shevchenko

Per i Soldati Caduti

Per i Soldati Caduti

Bella Fontana in un parchetto

Bella Fontana in un parchetto

Ormai manca ben poco da vedere in questa direzione, cioè solo una bella scultura in una zona verde ed infine il superbo Tempio di Spaso-Preobrazhensky della diocesi di Mogilev: la strada da fare è tanta ma ne vale assolutamente la pena. Appena ci arrivo resto a bocca aperta; peccato che la foto non renda neanche minimamente l’idea della mole dell’edificio religioso.

Statua in un parchetto

Statua in un parchetto

Tempio di Spaso-Preobrazhensky della diocesi di Mogilev

Tempio di Spaso-Preobrazhensky della diocesi di Mogilev

Kilometri, kilometri ed ancora kilometri da macinare per tornare alla base, ma lo faccio volentieri nonostante i dolori alle gambe non accennino a diminuire. Non ho ancora finito: mi mancano due deviazioni da fare quando sarò tornato nella zona di Piazza Slavy: la prima è sulla destra, dove ci sono due punti di interesse. Il primo è la “Kasladnyy Fontan”, ovvero una scalinata abbastanza lunga e scenica che annovera diverse fontane piano per piano fino ad arrivare alla base; qui si apre un bel parco molto curato ed abbellito da sculture una più strana dell’altra. A poche centinai di metri ho poi la possibilità di ammirare il bellissimo Complesso Monastico di San Nicola. Fatto anche questo, risalgo le scale e torno al piano strada dove mi aspetta la deviazione sulla sinistra per osservare una chiesa dal nome intraducibile per Google, per cui lo riporto in originale e cioè “Tsarkva Svyatog Kryzha”. E’ davvero molto bella dal vivo, ma si trova all’interno di una cinta muraria che non permette una foto decente.

Kasladnyy Fontan

Kasladnyy Fontan

Complesso Monastico di San Nicola

Complesso Monastico di San Nicola

Tsarkva Svyatog Kryzha

Tsarkva Svyatog Kryzha

Anche per Mogilev è tutto, e per me è un’altra “missione compiuta” in questo lungo ed estenuante viaggio di metà luglio. Non mi resta altro da fare che impostare il navigatore in direzione dell’hotel e lo ringrazio davvero molto perchè mi fa passare in una parte di città meravigliosa: casette basse, calma, tranquillità, silenzio e quel piccolo affluente del Dnepr che scorre beato con qualche paperella che ogni tanto lo naviga: un vero spettacolo per viverci. Un colpo di fortuna mi fa trovare un negozio aperto fino alle 23:00 proprio a due passi dalla mia destinazione, per cui entro e compro la cena. L’hotel è palesemente un residuato sovietico che ha visto sicuramente tempi migliori. Le due receptionist devono aiutarsi a vicenda per spiccicare un pochino di inglese per comunicare con me e quindi la storia non cambia; per fortuna riesco a fare una battuta che capiscono, così ci mettiamo tutti quanti a ridere perchè senno ci sarebbe tanto da piangere. Ma le sorprese non finiscono qui: il residuato bellico oggi trasformato in hotel fa più schifo dentro che fuori; mi trovo al tredicesimo piano (l’ultimo) e la camera, anche se è stata sicuramente pulita, sembra zozza per quanto è vecchio l’arredamento. Senza dubbio si tratta del peggior hotel di tutto il mio viaggio, ma dalle foto on-line non sembrava esattamente questo. Fatto sta che il bagno in quella vasca proprio non me la sento di farcelo, per cui ringrazio il fatto che non faccia troppo caldo e che non si suda quasi per niente, perchè la doccia è rinviata a domani sera. Con attenzione massima mi metto a cenare ed agiocare al calcio manageriale col quale, come quasi sempre accade, concludo la serata.

Giovedi 18 luglio: la sveglia oggi suona alle 6:45 ed il programma prevede subito un trasferimento, dato che Mogilev è terminata. Preparo le mie cose e mi reco all’autostazione dove, alle 8:00, è prevista la partenza del bus con destinazione Gomel, le seconda città della Bielorussia per popolazione dopo la capitale Minsk. Il viaggio dura tre ore e trentacinque minuti, tempo che mi serve per continuare a ricaricare le batterie dopo la nottata che, nonostante il riposo, non mi ha fatto riprendere come avevo sperato. La verità è che mi sento ancora stanco e fiacco, ma non posso fermarmi e decido di fare un ulteriore sforzo per proseguire. Al mio arrivo la prima preoccupazione che ho è quella di cercare la stazione ferroviaria perchè alle 19:05 avrò un treno per una nuova località e non voglio farmi trovare impreparato nel caso in cui la visita di Gomel mi costringerà a correre per rispettare gli orari. Un caldissimo sole mi accoglie finalmente davanti a ciò che sto cercando ed una panchina mi provoca: decido di sedermi faccia in sù e di godermi un po’ di quel dolce tepore dopo aver subito due giorni di freddo. Resto così fermo ed impalato per una ventina di minuti e la verità è che non vorrei proprio mettermi in marcia, ma solo rimanere lì perchè mi sento troppo bene. Alla fine però mi rendo conto della situazione e mi alzo prendendo la mappa in mano e studiando il percorso migliore da compiere. Prima di iniziare mi rendo conto che un punto di interesse è proprio qui e si tratta della scultura dedicata al viaggiatore con la valigia; su internet gli viene dato il nome di “Itchy Feet” ma non riesco in nessun modo a capirne il motivo. L’opera chiamata “100 Anni della Milizia Bielorussa” mi aspetta appena superato il parchetto ubicato di fronte alla stazione ed io non mi faccio trovare impreparato.

Itchy Feet - Il Viaggiatore con la Valigia

Itchy Feet – Il Viaggiatore con la Valigia

100 Anni della Milizia Bielorussa

100 Anni della Milizia Bielorussa

Incredulo vedo calare la luce del sole di colpo, sento rinfrescarsi l’aria in maniera incredibile rispetto a cinque minuti fa ed assisto alla discesa di uno scroscio d’acqua letteralmente impossibile in quel preciso momento. Faccio appena in tempo a realizzare la cosa ed a correre a ripararmi sotto ad una tettoia dove resterò per i successivi dieci minuti in attesa di una nuova schiarita. Ma si può sapere che cavolo di meteo hanno qui? Somiglia ad un clima di alta montagna per il modo con cui cambia repentinamente, ma  non adatto in nessun modo ad una nazione che vede la vetta più alta di tutte non superare i quattrocento metri. Lo ammetto: mi rimetto in cammino con la bocca chiusa ma dentro la mia testa si susseguono talmente tante madonne da battere il nuovo record mondiale. Fermo la striscia solo al raggiungimento di Piazza Pieramohi: qui posso davvero tornare a pensare al mio scopo ed osservare il Monumento in onore dei Fratelli Lizyukov, orgoglio della Bielorussia per gli atti di eroismo compiuti durante la seconda guerra mondiale. Subito dietro trovo una bella fontana ed il palazzo che ospita la Biblioteca Centrale. Proseguendo è la volta di vedere la “Belarusian State University of Transportation”.

In onore dei Fratelli Lizyukov

In onore dei Fratelli Lizyukov

Fontana in Piazza Pieramohi

Fontana in Piazza Pieramohi

Biblioteca Centrale

Biblioteca Centrale

Belarusian State University of Transportation

Belarusian State University of Transportation

Raggiungo ora un’area che comprende  lo “State Circus” (che ha davanti la statua del Clown Karandash), la più bella fontana cittadina che si diverte a cambiare il motivo del proprio getto d’acqua ed il “Tank Monument”: anche qui l’omaggio al Carro Armato non poteva mancare. Poche centinaia di metri e mi trovo davanti lo stadio di Gomel, roba da non credere ai miei occhi. Il club che ci gioca non ha caratura nè nazionale nè tantomeno internazionale (quest’anno si sta giocando la salvezza nella massima serie locale), ma l’impianto è davvero all’avanguardia; peccato che non ci si possa entrare e che io sia costretto a rubare uno scatto da uno dei cancelli di ingresso.

State Circus a Gomel

State Circus a Gomel

Il Clown Karandash

Il Clown Karandash

Fontana Cittadina - 1

Fontana Cittadina – 1

Fontana Cittadina - 2

Fontana Cittadina – 2

Tank Monument

Tank Monument

Scorcio dello stadio di Gomel

Scorcio dello stadio di Gomel

Torno sui miei passi e supero nuovamente lo State Circus con l’obiettivo di vedere il Pijanierski Park (ha una fontana  a zampillo, di quelle che gettano acqua dal pavimento, e un certo numero di miniature dei monumenti più famosi del mondo); a me quest’ultima idea proprio non piace e non scatto neanche una foto di questo posto. Lo faccio invece per il vicino “State Puppet Theater” che merita. Su Pushkin Street, una traversa del parco, trovo il “Criminalistics Museum” ed il Museo Regionale Militare. Il prossimo passo lo faccio prima in direzione del Museo Storico Cittadino e poi della statua dedicata a Felix Dzerzinskij, ex politico sovietico. E qui succede il solito siparietto: senza che nessuno lo abbia interpellato, da un palazzo del potere esce un militare che mi viene incontro; parlando in russo senza neanche porsi il problema se io fossi straniero mi fa intendere che posso fotografare tutto tranne gli edifici. Peccato che il mio modo di vedere le cose non sia proprio questo: ho pagato per essere qui ed il mondo è di tutti, assolutamente non di quattro politici sgallettati. Alla fine del viaggio porterò con me 987 immagini che poi, dopo la solita scrematura, diventeranno 607; al loro interno c’è un po’ di tutto tra monumenti, paesaggi, vita quotidiana ed ovviamente edifici perchè non sono una spia, non sono un poco di buono, non sono un criminale e non ho cattive intenzioni contro la Bielorussia. Per questi motivi non mi può essere negato il diritto di scattare istantanee.

Fontana nel Pijanerski Park

Fontana nel Pijanerski Park

State Puppet Theater

State Puppet Theater

Criminalistics Museum

Criminalistics Museum

Museo Regionale Militare

Museo Regionale Militare

Museo di Storia Cittadina

Museo di Storia Cittadina

In onore di Felix Dzerzinskij

In onore di Felix Dzerzinskij

Al centro di una piazza segue il Monumento a Kiryla Turauski e poi, uno di fonte all’altro divisi da un parcheggio, ci sono il Regional Drama Theater e soprattutto la Statua di Lenin. Pochi metri e posso finalmente entrare nel parco più bello  della città: Il Gomel Palace fa la parte del padrone e mi accoglie con di fronte una fontana ed un omaggio a Nikolai Petrovich Rumyantev, ex politico dell’impero russo.  Mi sposto in direzione della Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo per poi camminare fino al lungofiume che segue il corso del “Soz” per una tratta importante e soprattutto perfetta dal punto di vista della cura dei dettagli: la pavimentazione è superba, così come le aiuole e tutto il resto. Ho necessità di un bagno e lo trovo senza problemi, come spesso accade in questa nazione. Entro e capisco che il servizio è a pagamento perchè oltre ad un vetro c’è una cassiera. Pago i 20 centesimi di euro richiesti (50 kopeca in valuta locale) e scopro che la pulizia è semplicemente maniacale: in quel bagno ci si potrebbe tranquillamente mangiare per quanto è lindo e pinto. Quando torno fuori ho modo di vedere il” Baumann Bridge” (un ponte pedonale realizzato in metallo che attraversa il fiume da parte a parte), la statua-fontana che prende il nome di “Pioneer”, il monumento al Conte Paskevich con i suoi cani, la Torre di Osservazione e, alla fine, la “Kompozitsiya Maya”, vale a dire una zona circolare piena di lampioni piazzati in maniera studiata ad arte; peccato che non sarò qui stasera perchè sarebbe potuto essere uno spettacolo originale con tutte le lampadine accese.

Monumento a Kiryla Turauski

con tutte le lampadine accese Monumento a Kiryla Turauski

Regional Drama Theater

Regional Drama Theater

Statua di Lenin

Statua di Lenin

Gomel Palace

Gomel Palace

Fontana nel Gomel Park

Fontana nel Gomel Park

Per Nikolai Petrovich Rumyantev

Per Nikolai Petrovich Rumyantev

Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo - fronte

Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo – fronte

Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo - lato

Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo – lato

Nello stesso complesso della Cattedrale

Nello stesso complesso della Cattedrale

Baumann Bridge

Baumann Bridge

Statua-Fontana Pioneer

Statua-Fontana Pioneer

Conte Paskevich con i suoi cani

Conte Paskevich con i suoi cani

Torre di Osservazione

Torre di Osservazione

Kompozitsiya Maya

Kompozitsiya Maya

Esempio del lungofiume sul Soz

Esempio del lungofiume sul Soz

Inizio la mia passeggiata di avvicinamento alla stazione ferroviaria in direzione dell’opera “Eternal Fire” quando siamo alle solite: nuvole, vento e pioggia ancora una volta. Mi devo riparare sotto la tettoia di un supermercato, ma la cosa sta cominciando a fracassarmi le scatole, francamente. Altri 10-15 minuti fermo per poi ripartire quando spiove. Il prossimo obiettivo è la scultura che prende il nome di “Woman Caretaker”, seguita poi dal Monumento ad Irina Paskevich e dalla Casa delle Cerimonie Civili: è molto carina, peccato solo per le troppe macchine parcheggiate davanti ad essa. Chiudo il cerchio osservando un bel dipinto murale ed anche l’opera “Komsomol members monument” che mi accompagna verso un’altra pioggia: oggi il maltempo proprio non vuole saperne di lasciarmi in pace.

Eternal Fire Monument - panoramica

Eternal Fire Monument – panoramica

Eternal Fire Monument - dettaglio

Eternal Fire Monument – dettaglio

Scultura Woman Caretaker

Scultura Woman Caretaker

Ad Irina Paskevich

Ad Irina Paskevich

Casa delle Cerimonie Civili

Casa delle Cerimonie Civili

Bel murale a Gomel

Bel murale a Gomel

Komsomol members monument

Komsomol members monument

Dato che le precipitazioni non smettono e che adesso fa veramente freddo, decido che è il momento di andare dentro alla sala d’attesa della stazione ferroviaria per scaldarmi un pochino. Manca ancora l’ultima parte della città e certamente non ho alcuna intenzione di fermarmi qui. Alla fine spiove e mi rimetto in cammino: mi aspetta il Monastero di San Nicola che ammiro in tutto il suo splendore. Un discreto spostamento mi porta fino allo “Stadium Lokomotiv” che ha il Monumento a “Bahdan Chmiaĺnicki” dalla parte opposta della strada sulla quale affaccia. Procedo oltre e succedono due cose: davanti a me c’è un signore che non mi ha nè visto nè sentito, per cui ignora il fatto che io sia li. Ad un certo punto si ferma dietro ad un cespuglio e si guarda intorno, ma anche stavolta non mi vede. Quando è sicuro di essere da solo, tira fuori una birra da sotto la giacchetta, la apre ed inizia  a berla. Come ho scritto nella parte della presentazione del viaggio, in Bielorussia non si può bere birra per strada perchè è vietato dalla legge, per cui quando il tizio finalmente mi nota con tanto di reflex in mano gli prende un colpo e si ricompone come se nulla fosse successo. In secondo luogo trovo un gattone pelosissimo che chiede attenzioni e non posso assolutamente rifiutare, così mi fermo un paio di minuti ad accarezzarlo come si deve. Alla fine arrivo alla Chiesa Battista di Gomel, ultimo punto di interesse di questa città.

Monastero di San Nicola

Monastero di San Nicola

Monumento a Bahdan Chmiaĺnicki

Monumento a Bahdan Chmiaĺnicki

Il gattone chiede palesemente attenzioni

Il gattone chiede palesemente attenzioni

Chiesa Battista di Gomel

Chiesa Battista di Gome

La stazione da qui non è poi così lontana, per cui ci torno in poco tempo e, dato che ne ho ancora a disposizione, acquisto sia un gelato che qualcosa da bere per poi cambiare qualche euro  allo sportello di un market che applica un buon tasso. Adesso è davvero tutto, per cui vado a cercare il mio binario ed aspetto il treno. Alle 19:05 il convoglio si mette in moto in direzione di Bobrujsk che raggiungerà alle 20:45. Appena scendo dal vagone, tanto per cambiare, inizia a piovigginare; ormai oggi è così e non c’è niente da fare. Anche stavolta basta guardarmi un po’ intorno per trovare il supermarket aperto fino alle 23:00, così entro ed acquisto la solita cena. Circa 2,2 kilometri mi separano dall’hotel prenotato e li percorro con calma sotto una pioggerellina fina. Scopro di soggiornare in pieno centro città, scelta ovviamente ponderata da casa per un ovvio motivo che spiegherò più avanti; la receptionist mi lascia di stucco: oltre ad essere gradevole parla un perfetto inglese. E’ la classica eccezione che conferma la regola. Prendo la stanza e la trovo davvero perfetta, un vero gioiellino: calda, accogliente, luminosa ed abbastanza spaziosa per due persone. Ricapitolando, nella località meno turistica di tutto il mio giro trovo il prezzo più basso per dormire ed un servizio di tutto rispetto; qualcosa che non va però c’è anche qui, ma stavolta è solo sfortuna: a causa di un guasto idraulico non c’è acqua calda per oggi. Poteva andare tutto liscio? Ovviamente no. Me ne faccio una ragione e cerco di non pensarci godendomi il pasto e ricaricando le batterie, anche le mie personali.

Venerdi 19 luglio: la sveglia oggi è alle 5:30 perchè devo tassativamente essere fuori dall’hotel alle 6:15 al massimo. Bobrujsk, per quanto carina, non ha un numero enorme di attrazioni e, pur di vederla, ho deciso di dedicarle un po’ del mio sonno. Infatti alle 9:43 avrò il treno che mi riporterà a Minsk per la prossima tappa odierna. Quindi ho tre ore e poco più per effettuare il giro completo della località che mi ospita. Non mi lascio prendere dal panico ed inizio il giro come sempre dalla periferia, per cui via con i kilometri da percorrere. Dopo aver visto un gatto che aspetta l’autobus seduto sulla panchina della fermata raggiungo il bel Memoriale “Georgiy Pobedonosets” composto da un monumento equestre e da una chiesa ortodossa, il tutto in pochi metri quadri. Altra buona camminata ed incontro l’omaggio ai Marinai della flotta Dnepr per poi chiudere la zona esterna con il Monumento ai Liberatori di Bobrujsk.

Memoriale Georgiy Pobedonosets - Statua Equestre

Memoriale Georgiy Pobedonosets – Statua Equestre

Memoriale Georgiy Pobedonosets - Chiesa Ortodossa

Memoriale Georgiy Pobedonosets – Chiesa Ortodossa

Omaggio ai Marinai della flotta Dnepr

Omaggio ai Marinai della flotta Dnepr

Monumento ai Liberatori di Bobrujsk

Monumento ai Liberatori di Bobrujsk

Tempo per respirare ne ho ben poco, per cui mi rimetto subito in marcia ed arrivo in men che non si dica alla Chiesa di St. George che fotografo; è la volta di un must per questo tour, vale a dire la Statua di Lenin che qui trovo al centro di una piazza con dietro il Municipio locale. Proseguo il giro osservando la Red Tower che ha alla sua base la statua dedicata a Shura Balaganov, veramente difficile da trovare se non si sa che è li. Il prossimo obiettivo, ovvero la Chiesa dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, è stranissimo: davanti è un palazzo che sembra un condominio di civile abitazione mentre dietro ha la forma di un edificio religioso. Vedere per credere…

Chiesa di St. George

Chiesa di St. George

Statua di Lenin e Municipio di Bobrujsk

Statua di Lenin e Municipio di Bobrujsk

Red Tower

Red Tower

Statua di Shura Balaganov

Statua di Shura Balaganov

Chiesa dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria - fronte

Chiesa dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria – fronte

Chiesa dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria - retro

Chiesa dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria – retro

A pochi passi riesco ad intrufolarmi in una porticina aperta ed a vedere da vicino lo stadio locale (Spartak Stadium), quello in cui gioca abitualmente il Belshina Bobrujsk, squadra che ultimamente ha un po’ mollato la presa finendo nella seconda divisione bielorussa e che proprio quest’anno sta tentando la risalita nella massima serie. L’impianto non è niente di che ed ho visto decisamente di meglio, però per questa località va bene. Particolare è l’edificio che ospita la Biblioteca, completamente colorato di verde scuro; seguono poi il Monumento per Efraima Sewiely e, soprattutto, la Cattedrale di San Nicola che il sole del primo mattino non mi permette di immortalare nella maniera migliore: dal vivo è decisamente un’altra cosa. Peccato.

Spartak Stadium di Bobrujsk

Spartak Stadium di Bobrujsk

Biblioteca di Bobrujsk

Biblioteca di Bobrujsk

Cattedrale di San Nicola

Cattedrale di San Nicola

Mi sposto di un paio di vie e riesco ad arrivare quasi subito allo “State Regional Drama and Comedy Theater” ; la mia attenzione si sposta poi su Piazza Pieramohi, un’area verde che ospita il solito Carro Armato ed un Monumento per le Vittime di Guerra. Ad un angolo della stessa piazza posso osservare il Museo Storico di Bobrujsk e da qui ho modo di accedere rapidamente al corso pedonale cittadino che è veramente breve. Alla fine dello stesso, nell’area in cui gli abitanti del luogo stanno allestendo il mercato, c’è il Monumento al Castoro, una cosa importantissima per la città che mi ospita. Si dice infatti che le caratteristiche del Castoro (diligenza, gentilezza e capacità di emanare positività) siano le stesse che si possono attribuire ai cittadini di Bobrujsk, per cui dal 2006 è stata piazzata qui questa scultura abbastanza singolare. Per me, sinceramente, è carina e basta. Non trovo nessuna delle analogie tra le cose appena descritte.

State Regional Drama and Comedy Theater

State Regional Drama and Comedy Theater

Carro Armato in Piazza Pieramohi

Carro Armato in Piazza Pieramohi

Monumento alle Vittime di Guerra

Monumento alle Vittime di Guerra

Museo Storico di Bobrujsk

Museo Storico di Bobrujsk

Monumento al Castoro

Monumento al Castoro

A questo punto non mi resta altro da fare che incamminarmi verso la stazione, anche perché l’ultimo punto di interesse rimasto si trova proprio in quella direzione. Sto parlando del Central City Park che, come recita il nome stesso, è una zona fresca e tranquilla adatta per trascorrere un po’ di relax. E’ poco decorata a dire la verità: ho visto solo una fontana (ovviamente non funzionante a quest’ora del mattino) e due statue. Alla fine di uno dei vialetti c’è un Cine-teatro che sicuramente allieta le serate di chi vive qui.

Central City Park - 1

Central City Park – 1

Central City Park - 2

Central City Park – 2

Adesso è proprio tutto; perfettamente in orario mi reco al binario numero uno ed aspetto l’arrivo del treno che mi porterà nella capitale. Durante il tragitto decido di aprire lo zainetto per verificare la presenza del portafogli e dei miei effetti personali più utili (lo so…è un eccesso di sicurezza, però quando si è fuori casa secondo me è d’obbligo). Indovinate cosa esce fuori? Ebbene si, il caricabatterie che pensavo di aver lasciato in hotel a Minsk lunedi scorso. Sapevo dentro di me che, malanni o non malanni, non avrei potuto dimenticarlo e così è stato. Poco male perché adesso ne ho uno di scorta. Alle 11:51 scendo a destinazione ed ho del tempo libero perché il prossimo trasferimento partirà da qui alle 14:00. Noto di aver scattato una marea di foto e presumo che la scheda SD all’interno della mia reflex sia praticamente esaurita; entro nel centro commerciale multipiano che ormai conosco come le mie tasche e trovo un’offerta: con 10 rubli bielorussi (meno di 5 euro) acquisto una nuova SD della Kingston da 16 giga ed approfitto per sostituire subito quella piena. Tra un giro e l’altro (nel frattempo compro anche un gelato e qualcosa da bere) il tempo passa ed è il momento di andare all’autostazione. Salgo sul bus diretto a Pinsk che, dopo circa un’ora e mezzo, mi scarica a Mir, piccolissima realtà locale che però è famosa per ciò che ospita: un meraviglioso castello patrimonio UNESCO. Mi do un’occhiata intorno per orientarmi, ma la voglia di andare subito al sodo è tanta; ho circa tre ore da passare qui che a mio parere saranno anche troppe, però per una volta che ho tempo in abbondanza me lo voglio godere. Poche centinaia di metri e sono dove volevo essere: il Castello di Mir si staglia davanti a me con tutta la sua bellezza ed imponenza, roba da lasciare senza fiato. Non so quante volte premo il tasto della reflex…venti…trenta…forse quaranta, ma non voglio lasciare niente al caso tornando a casa con immagini venute male. Soprattutto sono fortunato perché il sole lo sta illuminando completamente proprio come piace a me.

Castello di Mir - panoramica

Castello di Mir – panoramica

Non è proprio prestissimo, per cui decido di pagare il biglietto (14 rubli bielorussi) ed entrare a visitare l’interno. E’ tutto perfetto e tenuto in maniera maniacale: c’è un ampio piazzale dal quale si aprono le varie porte di accesso; è possibile salire al piano superiore ed arrivare fino alle torrette e per farlo serve buon allenamento perché gli scalini sono ripidi e la salita è angusta, però ne vale la pena. All’interno delle varie salette ci sono alcuni reperti come armi ed armature, ma niente di particolarmente interessante. E’ anche possibile scendere fino al piano interrato, ma la cosa davvero bella è il museo: a me non piacciono queste cose, ma devo ammettere che questo, per come è organizzato e sistemato, l’ho apprezzato veramente. Alla fine dei giochi in un’oretta abbondante si fa tutto, per cui esco e cerco di finire il giro dei dintorni che prevede un affaccio sul laghetto (impossibile che un castello che si rispetti non abbia uno specchio d’acqua e questo non è da meno) e la visita al Santuario di Sviatapolk-Mirski.

Castello di Mir - piazzale interno

Castello di Mir – piazzale interno

Castello di Mir - torretta

Castello di Mir – torretta

Castello di Mir - una delle stanze nelle torrette

Castello di Mir – una delle stanze nelle torrette

Castello di Mir - museo (1)

Castello di Mir – museo (1)

Castello di Mir - museo (2)

Castello di Mir – museo (2)

Castello di Mir - museo (3)

Castello di Mir – museo (3)

Castello di Mir - Museo (4)

Castello di Mir – Museo (4)

Santuario di Sviatapolk-Mirski

Santuario di Sviatapolk-Mirski

Esco dal complesso e, camminando verso destra, arrivo alla Chiesa di San Giorgio.  E’ il momento di riavvicinarmi alla piazza dove mi ha scaricato il bus: lì ci sono la Chiesa Cattolica di San Nicola ed un bel Monumento ai Caduti. Dall’altra parte della piazza trovo la “Trinity Church” inconfondibile grazie alle sue cupole verdi.

Chiesa Cattolica di San Nicola

Chiesa Cattolica di San Nicola

Monumento ai Caduti

Monumento ai Caduti

Trinity Church - fronte

Trinity Church – fronte

Trinity Church - lato

Trinity Church – lato

Qua inizia il bello: questo di ritorno è il primo dei due viaggi che da casa non si possono prenotare; sui siti preposti la tratta Minsk-Mir è regolarmente acquistabile, ma non la tratta Mir-Minsk. Grazie a Polina, la ragazza bielorussa della pagina trovata su facebook, ho potuto avere la prenotazione a suo nome di una Marshrutka prevista in partenza alle 18:40. Diciamo che me la sono un po’ rischiata stavolta, ma ho visto il sistema on-line che viene usato con tanto di conferma finale, per cui ho deciso di accettare la sfida. Quando mi accorgo che nel punto di incontro convenuto non nono solo (siamo ben in sei) mi rassereno un pochino, ma quando vedo che alle 18:48 ancora non c’è traccia del mezzo torna la preoccupazione. Alla fine arriva alle 18:52 e tutto va liscio come l’olio: alle 20:00 scendo dietro alla stazione della capitale e mi metto in marcia verso supermarket per la cena ed hotel per la notte. Una nota all’albergo la voglio fare: si tratta del più costoso di tutto questo giro, ma anche del più disorganizzato: per darmi la stanza sono intervenute ben tre persone facendomi perdere un tempo clamoroso per una pratica che si sbriga comunemente in meno di cinque minuti. Cena, ricarica delle batterie e calcio manageriale occupano il tempo prima di andare per l’ultima volta a nanna in Bielorussia.

Sabato 20 luglio: la sveglia anche oggi è alle 6:30 per poter essere fuori al massimo alle 7:10; è inutile ricordare che per nove giorni mi sono alzato prima rispetto al normale orario di quando vado a lavorare…per la serie “viva le vacanze relax”. Torno all’autostazione di Minsk e prendo il bus delle 7:50 che alle 9:30 in punto mi scarica nell’ultima località di questo tour, ovvero Nesvizh. Si tratta di un altro piccolo paese che però ha moltissimo da offrire, ovviamente se rapportato alle dimensioni. Ho poco più di due ore a disposizione per vedere tutto, per cui non perdo tempo e mi metto in cammino. I primi due obiettivi li trovo nella stessa piazza e sono il bel Palazzo del Municipio e l’edificio storico che viene comunemente chiamato “House of the Market”. Poche centinaia di metri ed ecco altre tre attrazioni in un fazzoletto di terra: la prima è il Monumento a Symon Budny (umanista, filosofo e storico), seguito dalla Chiesa del Corpus Domini (purtroppo in ristrutturazione) e dalla Castle Tower.

Municipio di Nesvizh

Municipio di Nesvizh

House of the Market

House of the Market

Monumento a Symon Budny

Monumento a Symon Budny

Chiesa del Corpus Domini

Chiesa del Corpus Domini

Castle Tower

Castle Tower

Passo davanti ad alcuni banchetti di souvenirs ed entro da una cancellata in “Zamkavaja Ulica”, una via molto suggestiva ubicata in mezzo a due laghetti. In uno di essi (quello di sinistra) assisto ad una scena tenerissima, ovvero l’arrivo di una famigliola completa di cigni (padre, madre e sei cosetti dalle penne tutte grigie) che raggiungono la riva per far mangiare i piccoli; la madre sta praticamente attaccata a loro mentre il padre vigila la scena e protegge tutti un paio di metri più indietro. Il bel Monumento ai Grandi Eroi fa da antipasto per il pezzo forte di questo posto: il Castello di Nesvizh, anch’esso patrimonio UNESCO come quello di Mir visto ieri. Il colpo d’occhio è davvero spettacolare e, come spesso accade, per quanto belle possano essere le foto non rendono l’idea di ciò che significa trovarsi dove sono io adesso. Faccio il giro dell’intero perimetro per trovare scorci meritevoli di uno scatto, ma oggi non entro all’interno del maniero, un po’ per il poco tempo disponibile ed un po’ perché temo di pagare per vedere più o meno le stesse cose di meno di ventiquattro ore fa.

Famigliola di Cigni in arrivo

Famigliola di Cigni in arrivo

Monumento ai Grandi Eroi

Monumento ai Grandi Eroi

Castello di Nesvizh - vista frontale

Castello di Nesvizh – vista frontale

Castello di Nesvizh - lato destro

Castello di Nesvizh – lato destro

Castello di Nesvizh - lato sinistro

Castello di Nesvizh – lato sinistro

Ci sarebbe da fare l’intero tour del grande parco qui presente, ma per lo stesso motivo menzionato poco fa (il tempo) devo desistere; on-line ho visto che i punti di interesse sono solo alcune sculture e non reputo la cosa immancabile. Preferisco usare le poche risorse che ho per finire il tour della cittadina e lo faccio prima di tutto uscendo dal complesso del castello. Una piazza-parco ospita una scultura in onore del simbolo di Nesvizh (il leone) che ha davanti una bella fontana. Qui faccio la solita digressione: qualcuno sa spiegarmi perché tutte le mamme, nessuna esclusa, quando vedono una fontana piazzano il proprio figlio sopra al bordo e lo fanno camminare per tutto il perimetro sorridendo come delle ebeti? Possibile che gli esseri umani siano tutti fatti con lo stampo senza nessuno che si diversifichi almeno un pochettino dagli altri? Quando arrivo trovo esattamente questa scena già in corso; nell’attimo in cui una mamma se ne sta andando, eccone un’altra che ripete la stessa solfa nella stessa maniera e con la stessa faccia. Non sto dicendo ciò per questo caso specifico, ma perché in tanti anni di viaggi (oppure semplicemente passeggiando per la mia città che di fontane ne è piena) ho assistito milioni di volte a questa cosa. Purtroppo non riesco a capacitarmene e soprattutto non riesco ad emozionarmi per una cosa tanto normale. Cercando di non pensarci proseguo e trovo prima la “Slutskiye Gate” e poi, dopo un discreto tratto, il Tempio di San Giorgio, piccolo quanto semplice. Ci sono un sacco di macchine intorno con gente che va e che viene, ma è normale: essendo sabato mattina si sta probabilmente preparando qualche cerimonia.

Il Leone, simbolo di Nesvizh

Il Leone, simbolo di Nesvizh

Fontana a Nesvizh

Fontana a Nesvizh

Slutskiye Gate

Slutskiye Gate

Tempio di San Giorgio

Tempio di San Giorgio

Torno sui miei passi e, dopo aver visto un bel dipinto murale, giungo davanti alla bellissima “Ascension Cathedral” che resto alcuni minuti ad osservare a dovere. Incredibile ma vero, la Casa della Cultura ed il Museo di Storia Locale chiudono la visita di Nesvizh e, allo stesso tempo, il mio giro della Bielorussia.

Dipinto Murale a Nesvizh

Dipinto Murale a Nesvizh

Ascension Cathedral

Ascension Cathedral

Casa della Cultura

Casa della Cultura

Museo di Storia Locale

Museo di Storia Locale

Riesco ad entrare al supermarket accanto all’autostazione per dissetarmi e poi aspetto la marshrutka, sempre prenotata da Polina col sistema dedicato, che alle 12:00 in punto parte e mi riporta a Minsk. Durante il tragitto non faccio altro che ripensare agli splendidi panorami offerti da Nesvizh.

Panorama a Nesvizh - 1

Panorama a Nesvizh – 1

Panorama a Nesvizh - 2

Panorama a Nesvizh – 2

Panorama a Nesvizh - 3

Panorama a Nesvizh – 3

Panorama a Nesvizh - 4

Panorama a Nesvizh – 4

A dire il vero un problemino c’è: l’arrivo avrebbe dovuto essere al Palazzo della Cultura ed invece, con una inversione ad “U” da far rabbrividire, l’autista scarica tutti al capolinea della metro. Sono lontanissimo dalla stazione ferroviaria, per cui non mi resta altro da fare che scendere sotto terra, acquistare un biglietto (o meglio un tondino di plastica viola che funge da titolo di viaggio) e prendere la metropolitana. A destinazione ci sono per le 14:20, giusto un’ora prima di iniziare il lungo viaggio di ritorno verso casa. Inutile dire che sono stanchissimo ed a pezzi, per cui acquisto qualcosa da mangiare e da bere e mi metto nella sala d’attesa che già conosco. Alle 15:23 parte il treno che mi porta a Brest per le 18:35. Qui, prima città bielorussa visitata, faccio un giro a colpo sicuro dove già conosdco e mi concedo una cena al Burger King di Sovietskaya. Ovviamente l’inglese inesistente delle banchiste mi fa arrivaredalla cucina  un panino diverso da quello che avevo richiesto, ma alla fine chi se ne frega e via così. Al prossimo trasferimento manca ancora del tempo, così decido di sedermi su una panchina e godermi ancora un po’ di sole; vengo affiancato da un uomo che mi chiede con cortesia se può sedersi accanto a me nello spazio libero ed io gli dico di si per educazione. Inizia a parlare in russo e, quando lo informo che sono straniero, si sforza con l’inglese basico che conosce. Viene fuori che si tratta di un certo Vitaly che tempo fa ha avuto il coraggio di imbrattare una statua di Lenin con della vernice e per questo è stato punito duramente. Mi sento un tantino a disagio perché quel gesto di coraggio è in realtà una follia in una nazione come la Bielorussia che tiene moltissimo a certe cose. Vorrei andare via di colpo perché quello è un personaggio qui molto scomodo, ma provo a farlo in maniera soft dopo qualche altro minuto di chiacchierata. Alla fine ci riesco con la solita cortesia che non faccio mai mancare a nessuno. Buffo però che di tutti i bielorussi proprio lui abbia attaccato bottone. Alle 21:30 parte il bus con destinazione Aeroporto “Chopin” di Varsavia e qui viene la parte più noiosa, ovvero l’attraversamento delle dogane (quelle di uscita dalla Bielorussia e quella di entrata in Polonia e quindi nell’area Schengen). Tanto per cambiare serve più di un’ora per superare l’intera trafila, con tanto di poliziotto polacco che si mette a fare lo spiritoso prendendomi palesemente per i fondelli perché sono italiano (ormai siamo ufficialmente gli zimbelli di tutta Europa, est compreso) ed avendo qualcosa da ridire sul visto iraniano posto sul mio passaporto. Avrei voluto dirgli ciò che penso, e cioè che il problema del mondo non è l’Iran bensì gli Stati Uniti, ma è ovvio che in una situazione del genere è meglio stare zitti che rischiare qualche rottura di scatole solo per l’orgoglio personale. Allo scalo aeroportuale ci sono alle 1:45 di notte di domenica 21 luglio; corro a vedere se al mio solito bar c’è un divanetto libero a quest’ora e sono fortunato: non mi sento per niente bene causa stanchezza, quindi stavolta oltre alla solita fetta di torta al caramello prendo una Coca Cola Zero al posto della birra, ma usufruisco lo stesso del morbido sedile, del tavolino e della presa di corrente personale per passare la notte giocando al mio calcio manageriale. Il volo di rientro verso Roma Fiumicino parte puntuale alle 5:55; alle 8:00 e qualche minuto sono fuori dall’area arrivi, così salgo sul primo Terravision disponibile ed in poco più di trenta minuti sono a Termini. La metro mi riporta al capolinea di Anagnina dove ho lasciato la macchina dieci giorni fa e, finalmente verso le 10:15, varco la soglia di casa.

La conclusione stavolta la comincio così: la prossima volta che qualcuno mi dice che in Bielorussia non c’è niente da vedere non apro bocca, ma passo direttamente a sferrare un calcio sui denti. Dopo nove giorni di corse, centinaia di kilometri percorsi a piedi e chi più ne ha più ne metta, salgo sulla bilancia e sono 3,5 kg più magro di quando sono partito, eppure tutte le sere in cui sono stato fuori ho fatto delle laute cene al punto di riempirmi lo stomaco. La Bielorussia è un paese bellissimo che, come si è visto dalle 450 foto che ho pubblicato in questo racconto, ha molto da offrire. Resto basito che non ci sia tanto turismo al punto da non esistere una guida della Lonely Planet per questa nazione. Da parte mia l’esperienza, seppur durissima, è stata più che positiva. Come ho scritto all’inizio di questo post, se fatto con più tempo a disposizione, questo è un giro che lascia il segno nelle esperienze di un viaggiatore, per cui non posso fare altro che consigliare un viaggio in queste terre a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di leggere fino a questo punto. Da parte mia credo di aver fatto un giro esauriente e quindi uscendo dai suoi confini ho salutato la Bielorussia per sempre, ma chi può veramente sapere cosa succederà in futuro?

 

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